come-eravamoPer motivi di studio e di interesse personale conosco molto bene le storie delle grandi migrazioni che hanno coinvolto gli europei tra la fine dell’ ‘800 e la metà del ‘900.

Le storie dei popoli che patrono, intrecciate alle vicende individuali e familiari mi hanno sempre molto affascinato. Sono stata ad Ellis Island a New York e mi riprometto di andare ad Halifax, sulla costa ovest del Canada per visitare il porto dove tanti connazionali sono arrivati due secoli fa. Sono luoghi con un’energia particolare.
E’ capitato a tutti di veder vecchi filmati, documentari e commemorazioni dell’esodo di tanti italiani ed europei che tra la prima e la fine della seconda guerra mondiale sono partiti fuggendo da carestie, case distrutte, luoghi devastati, con la famosa valigia di cartone. C’era chi partiva solo (giovani uomini soprattutto) chi partiva con la famiglia, spesso molto numerosa, chi si portava dietro addirittura l’asino!
Il viaggio era una vera odissea. Ma era tanta la sete di avventura, la voglia di cambiare o semplicemente la paura che li spingeva, che raramente queste interminabili settimane nell’oceano li fiaccavano nello spirito.
Ad attenderli al porto di Halifax c’era la polizia ed una bella bandiera Union Jack tanto per rendere a tutti chiaro nella terra di chi si era arrivati.  I nostri nonni e bisnonni venivano sottoposti ad un attento screening sanitario, specialmente gli italiani, un popolo come forse sapete fortemente discriminato.
Mille domande, indagini per capire se gli immigrati appartenessero a forze politiche fuori sistema, se fossero dei pregiudicati… e poi? Il nome veniva anglicizzato, così Giuseppe diventava Joseph, Giovanni era John e gli veniva assegnata la destinazione in base alla qualifica professionale. E’ sì, non potevi decidere tu, ti mandavano loro dove il governo reputava ci fosse necessità di persone con le tue abilità oppure dove c’era semplicemente bisogno di braccia.
come-eravamoNei due secoli di cui vi parlo le cose sono lentamente cambiate, si sono alternati momenti di apertura a momenti di chiusura delle frontiere per i nostri connazionali, libertà che venivano date e revocate, gravissime limitazioni alla libertà personale ed ai diritti politici furono previste in tempo di guerra quando l’Italia combatteva contro gli alleati del Canada (USA e Inghilterra). Gli Italiani qui hanno subito, fino a circa 60 anni fa, delle pesanti discriminazioni, quando non sulla carta e per legge, da parte della comunità, della società che li reputava cittadini ed immigrati di serie B.
Esiste un’ampia letteratura sulla nostra vita in Canada, sulle nostre comunità più forti e numerose, prima tra tutte quella di Toronto. Ci sono poi i racconti della prima e seconda generazione che non vanno persi, che raccontano di integrazione, di rinuncia delle proprie radici, di vergogna ma anche di riscatto, riconquista, di riscoperta di lingua e cultura da passare ai figli ed ai nipoti.
Il Centro Culturale Italiano di Vancouver ha ospitato una mostra interessante sui primi immigrati italiani qui. Non è grandissima,come-eravamo qualche foto, oggetti d’epoca, una valigia, il passaporto scritto in elegantissima grafia di una giovanissima ragazza. Sono storie di successo, sono storie raccontate da chi ce l’ha fatta, sono i vincitori che oggi hanno scritto la loro e la nostra storia.
Non è mai una lunga e complicata storia quella dei vincitori. Non ci sono grandi colpi di scena qui, in una comunità che ha certamente lavorato sodo, ha subito, ma è anche stata capace di rialzarsi velocemente e di diventare grande, forte, ricca. Questi bei signori pasciuti e le donne ingioiellate che mi guardano dalle foto in bianco e nero erano gli stesi arrivati senza niente 10, 15 anni prima. I loro figli sono diventati professori, costruttori, medici, sindaci….Ed io li guardo di rimando e penso: anche i miei figli conquisteranno questo paese.

4 commenti
  1. Elena
    Elena dice:

    Ciao Elena,

    Un articolo molto interessante 🙂

    Anche io sono appassionata della storia dell’immigrazione italiana, e non.

    Ti consiglio di leggere “Vita” di Melania Mazzucco e anche “Brooklyn” di Colm Toibin, una storia dove l’immigrata irlandese a NY si innamora di un italiano…

    Keep up the good work!

    Rispondi
  2. Elena
    Elena dice:

    Vieni ad Halifax, al Pier 21, io sono volontaria li…tante storie da ascoltare e anche un centro per le ricerche oriche… Fino a marzo abbiamo anche una piccola mostra itinerante sull’internamento degli italo-canadesi durante la seconda guerra mondiale.

    Rispondi
  3. Francesca
    Francesca dice:

    Ciao Elena,
    scusa l’intrusione: dopo aver ascoltato la tua intervista di itaround e letto alcuni dei tuoi articoli, ho provato a scriverti sulla tua pagina FB ma ho il dubbio che tu, come me, non riceva i messaggi privati da chi non fa parte dei tuoi “amici”.
    Ti scrivo perchè abbiamo molte cose in comune (romanità, età, studi), tra cui il fatto che anche io e mio marito con le nostre 2 bambine di 9 e 6 anni vorremmo trasferirci a Vancouver.
    Mi piacerebbe poterti parlare per avere qualche informazione sia pratica (quartieri, scuole etc) che burocratica.
    Ti ringrazio in anticipo per l’aiuto che potrai darmi e a presto.
    Francesca
    francescadalmasso@libero.it

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