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Prima di lasciare le Seychelles, qualche settimana fa, Veronica mi ha invitata a cena a casa sua. 

Ci siamo fatte una gran chiacchierata e abbiamo mangiato un bel piatto di spaghetti alla carbonara preparato da lei.

Poi,  abbiamo  girato qualche video per raccontare la sua storia, ma Veronica non si sentiva pronta. Allora abbiamo messo tutto per iscritto.

Questa è la storia di Veronica che, da un ufficio legale in Italia, si è trasferita alle Seychelles per vivere felice in infradito! 


Dalle borse Prada all’infradito: come riciclarsi alle Seychelles!

Sono originaria del Nord Italia, vengo da un paesino non lontano da Trento.

Ho studiato lingue e poi mi sono laureata in giurisprudenza iscrivendomi all’albo dei procuratori.

In Italia lavoravo nell’ufficio legale di una banca.

Era un buon lavoro, in linea con il mio percorso di studi, ben retribuito e sicuro.

Ogni giorno indossavo il mio tailleur, sceglievo tra la mia borsa Prada e quella Gucci, e andavo in ufficio.

Lavoravo come impiegata perché avevo un capo maschio che, in base proprio al genere, già sapevo che non avrei mai potuto scavalcare: in pratica la mia carriera si bloccava lì.

Però, ogni anno, mi prendevo un periodo libero e facevo un viaggio.

Ho visitato tantissimi paesi e, ogni volta, l’ho fatto nello stile puro backpacker.

Durante il viaggio, l’impiegata dell’ufficio legale non esisteva più: partivo con uno zaino in spalla in un’epoca in cui internet era agli albori, senza cellulare, senza whatsapp e con la sola guida Lonely Planet in tasca.

Stavo via uno o due mesi. Prenotavo il viaggio aereo e poi mi tuffavo nell’avventura.

Dormivo dove capitava, di solito in modestissimi alberghi, bettole varie oppure ostelli. Mi ero fatta cucire da mia madre un lenzuolo matrimoniale che fungeva da sacco a pelo: lo usavo come involucro protettivo dai germi, distendendolo sui letti di fortuna.

Mi è capitato di dormire anche a casa di gente del posto, come in Honduras, dove mi sono recata durante il periodo delle piogge e nel momento in cui c’erano le truppe televisive dell’Isola dei Famosi.

Lì sono stata ospitata a casa di una signora che mi ha accudita come una nipote. Non smetterò mai di esserle grata.

Ogni volta che tornavo dai miei viaggi ero esaltata e parlavo con mio padre delle possibilità di una vita alternativa all’estero.

In Belize volevo prendere in gestione una guest house.

Nella terra Thailandese volevo mettermi nel business dei panini venduti ai turisti.

In Costa Rica mi era venuta la grande idea di lanciare un internet point.

Poi, nel 2009, sono venuta in vacanza alle Seychelles e, dopo poco, ho conosciuto un uomo che è diventato il mio compagno. Mi sono subito licenziata dal lavoro nell’ufficio legale in Italia e ho cominciato a vivere secondo i ritmi di queste isole.

Sono andata ad abitare a casa del mio compagno, in una famiglia di seychellesi composta da 15 persone che si stringevano in 3 stanze.

Mi sono adattata subito, non ho incontrato alcuna difficoltà ad abituarmi al cibo, al modo di stare a tavola, a come si trascorre il tempo o si fa la spesa da queste parti. Anzi, devo dire che mi è sembrato tutto molto naturale fin da subito.

Oggi posso dire che era proprio quello di cui avevo bisogno. Le Seychelles sono selvagge, primitive per molti versi.

In Italia non mi sognerei mai di uscire con una molletta in testa per tenermi i capelli, indossando un paio pantaloncini ed una canottiera che ha fatto il suo tempo per andare a comprare un po’ di viveri. Mai.

Alle Seychelles, invece, lo faccio d’abitudine e questa cosa mi fa sentire libera e leggera. So che era questo quello che volevo nel profondo: era così che volevo vivere.

Dopo 6 mesi senza far niente, andando al mare, ciabattando lungo la strada, stando la sera con le donne della mia nuova famiglia seychellese, ho deciso di cercare un lavoro.

Qui, se vuoi lavorare, devi trovare uno sponsor, qualcuno che ti assuma per le tue qualità speciali che un seychellese non possiede.

Ho cominciato a cercare nel mio settore, quello legale, e tramite un contatto ero stata presa in considerazione come avvocato per seguire le procedure delle aziende off-shore sulle isole.

Io, però, non ero ferrata in questo campo ed ho declinato.

Poi ho provato a presentare il mio CV alle banche locali.

La Barclays mi aveva offerto un posto come cassiera benché ritenesse il mio background troppo qualificato, rispetto alle mansioni di un’addetta allo sportello cassa.

Infine, per puro caso, una donna della mia famiglia acquisita ha fatto sì che venissi introdotta presso una grossa azienda turistica locale che si occupa di incoming. Grazie al fatto che parlo 5 lingue, tra cui lo spagnolo ed il tedesco che qui sono piuttosto richiesti di recente, in quanto si stanno aprendo nuovi mercati turistici, sono entrata a lavorare per quell’azienda.

Non avevo esperienza nel campo turistico ma ero stata una turista per tanti anni e sapevo cosa si vuole quando si viaggia.

Questo concetto lo espressi molto chiaramente al mio futuro capo durante il colloquio e, credo, che la mia schiettezza sia stata funzionale ed efficace perchè, alla fine, fui assunta!

Avevo risolto il problema del lavoro.

Ora potevo ottenere un GOP, un permesso di lavoro, e vivere con tranquillità come una seychellese residente per tutto il periodo del mio contratto (2 anni) fino al rinnovo dello stesso.

La permanenza alle Seychelles di un espatriato è legata ad un GOP, non si può stare a lungo sulle isole solo come turisti, soprattutto se si desidera integrarsi con la comunità locale.

Oggi lavoro dalle 5 alle 8 ore al giorno, salvo i periodi di punta.

Visito i miei clienti negli alberghi dove alloggiano, faccio assistenza, vendo loro delle escursioni, fornisco consigli e supporto logistico. A volte, la mia azienda mi manda anche a fare da guida: domani, per esempio, sarò impegnata in una visita guidata in tedesco alla Vallée de Mai.

Una volta che mi sono sentita sistemata con il lavoro, ho cominciato a valutare la possibilità di mettere radici su queste isole. Anzitutto ho comprato un terreno, intestandolo al mio compagno perché io, come straniera, non avrei potuto farlo.

Poi, nell’anno successivo, vi ho fatto costruire 2 case di cui una è quella dove vivo adesso.
L’altra casa la uso per ospitare gli amici quando vengono a trovarmi dall’Italia. Non escludo che un giorno, dovessi mai ottenere la licenza come guest house, potrei anche usarla per ospitare turisti.

veronica-seychellesAd un certo punto sono rimasta incinta.

Avevo 41 anni e mezzo, e un figlio era qualcosa che avevo sempre desiderato.

Ho portato avanti la gravidanza qui alle Seychelles.

Mio figlio è nato all’ospedale di Mahe con un parto naturale e veloce. In Italia, dove ero tornata per 15 giorni, la ginecologa che avevo deciso di consultare si arrabbiò molto perchè non avevo fatto gli esami di rito previsti, sopratutto alla mia età.

Alle Seychelles non si fanno ecografie, se non una e dopo molti mesi, e non si fanno neppure esami sofisticati perché tanto l’aborto è vietato.

A livello locale la cosa si limita ai prelievi del sangue e alla misurazione della pressione. Inoltre, mi misuravano la pancia. Con un centimetro partivano dal pube e salivano su finché dicevano: “sì, il bambino dovrebbe essere di 15 cm”.

La ginecologa italiana era orripilata nell’ascoltare i miei racconti.

Io le dissi chiaramente quello che pensavo: “partorirò questo figlio in Africa e succederà come dovrà succedere. Lo terrò in ogni caso perchè ho deciso che voglio questo bambino, quindi inutile fare tanti esami sofisticati che lì, dove vivo io, non sono comunque praticati”.

Mi è andata bene. Sebastian è nato perfetto, sveglio e pure bello!

Voglio raccontare cosa mi è successo sul lavoro quando ho annunciato la mia gravidanza.

I colleghi e le colleghe, che mi consideravano una sfigata con qualche malattia di stampo occidentale perchè a 40 anni suonati non avevo avuto ancora un figlio – mi hanno festeggiata con calore ed entusiasmo!

Ho ricevuto tanti sorrisi, hanno stappato bottiglie di soft drinks per fare festa e mi hanno fatto le migliori congratulazioni a non finire.

Pure il mio capo è venuto a congratularsi con me!

Succede, in Italia, che il tuo capo e i tuoi colleghi si comportino così?

Qui un bambino è sempre il benvenuto e tutto avviene naturalmente. A nessuno verrebbe in mente di fare un’analisi dei costi e dei benefici di una gravidanza nell’ambiente di lavoro; nessuna viene licenziata a causa di di un figlio. La considererebbero una cosa sacrilega.

Dopo che lui è nato, mi sono sentita definitivamente a casa.

Il padre ha fatto sì che le 2 case fossero intestate al bambino e che la madre, io, ne fossi la usufruttuaria fino al compimento dei suoi 18 anni. In seguito, la relazione con il padre di Sebastian si è esaurita, ma siamo rimasti in ottimi rapporti ed io continuo a vedermi ed a contare su sua madre che, tra l’altro, mi aiuta tantissimo con mio figlio.

Anche mia madre mi aiuta.

Ogni anno si trasferisce 3 o 4 mesi alle Seychelles e si occupa del prato, della cucina, gioca con Sebastian. Ogni giorno va in spiaggia, che dista 50 metri dalla mia casa, e raccoglie conchiglie e coralli; poi, con il filo da pesca e tanta pazienza, realizza splendide decorazioni per la casa.

Sono fermamente convinta che queste isole siano ancora un Paradiso.

Non lo dico solo in senso naturalistico o paesaggistico, no: credo che lo siano perché qui si riesce ancora a vivere in maniera semplice e con ritmi umani.

Se dico “semplice” intendo, per esempio, che non si è schiavi della moda: nessuno indossa abiti firmati e nessuno fa caso a come ti vesti.

Altro esempio: qui tutto è vicino. Esci di casa e trovi il negozietto per comprare le cose di cui hai bisogno.

Non serve la macchina, anche se io ne ho una in dotazione dall’azienda per la quale lavoro, ma la uso poco e quasi esclusivamente a scopo professionale.

Le distanze sono ridotte e spesso mi piace camminare.

Una volta che ho finito di lavorare torno a casa, pulisco un po’, mi rilasso e poi vado in spiaggia a fare un bagno.

Sebastian viene con me perché per lui la spiaggia è un parco giochi.

Quando siamo andati in Italia in vacanza e l’ho portato al supermercato, non ha neppure notato gli scaffali con le merendine e tutte le altre trovate alimentari per bambini.

Abbiamo attraversato il reparto merendine e biscotti indenni, senza che mettesse alcunché nel carrello.

Si è fermato, però,  al banco della verdura e ha chiesto le carote.

Lui, infatti, come spuntino, si mangia volentieri una carota.

Quale bambino, in Italia, chiederebbe una carota a merenda?

Crescere un figlio alle Seychelles la reputo una vera fortuna.

Diventerà grande vivendo in pantaloncini corti senza conoscere il cambio di stagione, avrà la possibilità di essere sempre a contatto con due culture diverse, quella italiana e quella seychellese.

Non parlo solo di lingue che, comunque, conosce già in numero di 3, a poco meno di sei anni di età.

Mi riferisco anche agli atteggiamenti mentali, alla capacità di cambiare abitudini con versatilità.

Faccio un esempio pratico: quando va a casa della nonna, Sebastian mangia il cibo tipico seychellese – riso, pesce e verdure – seduto con il piatto sulle ginocchia ed il cucchiaio in mano, perché qui non si usano le forchette e non si posa il piatto sul tavolo.

Però, è perfettamente in grado di usare coltello e forchetta e di stare seduto a tavola in maniera composta quando mangia con me o quando si va in Italia.

E’ il risultato di vivere a cavallo tra due culture.

Non mi sono mai pentita di essermi trasferita alle Seychelles, mai.

Faccio la vita che, nel mio profondo, desideravo.

La vita verso cui, a dispetto della mia carriera italiana in tailleur e borse Prada, ero tesa nell’intimo.

Forse mi mancano un po’ i viaggi ma, appena Sebastian sarà un po’ più grande, ricomincerò a viaggiare. Insieme a mio figlio, questa volta!

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