Expat: come si sceglie dove emigrare?

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A parte che autodefinirmi un’expat è un po’ pretenzioso…

Non sono una di quelle che hanno vissuto una vita intera in giro per il mondo. Fino ad un mese fa la mia intera esistenza è ruotata intorno a Rimini, a Ferrara e ad un piccolo paesino nella Pianura Padana veneta. Sì, ho viaggiato, ma non ho mai vissuto all’estero prima d’ora: niente Erasmus, niente Working Holiday (quando ancora potevo avere l’età per chiederlo). Adesso sono qui da così poco tempo che sono più assimilabile ad un turista che si guarda intorno con sguardo sognante che ad un’immigrata integrata nella vita del paese ospitante.

Ma chiudiamo questa parentesi semantica e torniamo al senso del post: come abbiamo scelto la nostra “destinazione migratoria”?

Non siamo partiti per un’offerta di lavoro. Non avevamo parenti o amici da raggiungere da qualche parte.

Un giorno, dopo aver deciso che per noi era giunto il momento di espatriare, ci siamo messi a tavolino e ci siamo chiesti: “ok, dove vogliamo andare?”

Sicuramente sarebbe dovuto essere un paese anglofono. A 30 anni suonati e con una bambina piccola non avevamo molta voglia di aggiungere alle difficoltà iniziali anche una nuova lingua da imparare.

La nostra prima scelta è stata l’Australia, paese che sia io che mio marito adoriamo.

Ci siamo informati tanto sui visti, ce li siamo studiati per bene sotto ogni minimo aspetto. Evidentemente c’era qualcosa che non ci convinceva al 100% dal momento che poco dopo abbiamo iniziato a prendere in considerazione anche la Nuova Zelanda.

Da lì, sono seguite liste infinite di pro e contro, tabelle di confronto, calcoli infiniti di costi e tempi di attesa per i visti. Date le difficoltà di entrare in questi paesi, contemporaneamente prendeva forma anche un piano B, una via di fuga nel caso qualcosa fosse andato storto: l’Irlanda. Vicina. Senza visti.

Considerando che io sono aracnofobica e l’Australia è la patria dei ragni e di buona parte di altre specie animali tra le più pericolose al mondo, e visto che ho il terrore dei terremoti e che la Nuova Zelanda non è proprio una zona sismicamente tranquilla, va da sé che quando abbiamo pensato al Canada ogni tassello del puzzle è andato al suo posto.

Era il luogo perfetto per noi: educazione e rispetto tipicamente anglosassoni, meritocrazia, buon livello di qualità della vita, equilibrio tra lavoro e famiglia. E freddo. Tanto freddo! Per me, che ogni anno che passa odio il caldo sempre di più, anche il clima canadese è un punto a favore.

Siamo stati fortunati, questo lo so bene.

Abbiamo avuto la possibilità di scegliere con chi tradire la nostra amata Italia.

E’ come se ci fossimo iscritti ad un sito di incontri e cercato il miglior match possibile in base alle nostre caratteristiche e a quello che cercavamo in un potenziale partner.

Sono consapevole che l’Eldorado non esiste, proprio come non esiste il compagno o la compagna perfetto/a.

Le differenze si accettano, la diversità si accoglie e si valorizza. Ci si rispetta e si costruisce giorno dopo giorno qualcosa insieme.

Del Canada ci sono cose che mi piacciono e cose che apprezzo di meno, ma con cui imparerò a convivere. Fintanto che quello che mi darà sarà più di quello a cui mi farà rinunciare, sarò onorata di poter chiamare questo posto casa.

E’ troppo presto per fare un bilancio ma una cosa, di sicuro, la posso dire: in Canada si respirano possibilità.

Quello che vuoi è lì, basta che allunghi la mano e te lo prendi. Dipende solo da te: dal tuo impegno, dalla tua volontà. Se vuoi, puoi.

10 commenti
    • Anna - Toronto
      Anna - Toronto dice:

      Ciao Laura. Il lavoro qui c’è. Poi dipende molto da quello che uno fa. Io non ho ancora iniziato a cercare perché devo prima riuscire a mandare mio figlio al nido (cosa difficilissima: ci sono liste d’attesa chilometriche!) ma mio marito, architetto come me, ha trovato lavoro con un solo colloquio fatto 2 giorno dopo il nostro arrivo a Toronto e, per ora, ci mantiene tutti e 4. In Italia questo era impensabile! Ho in cantiere un po’ di articoli, vi racconterò più in dettaglio.

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    • Anna - Toronto
      Anna - Toronto dice:

      Residenza permanente. Quando nell’articolo scrivo “siamo stati fortunati, questo lo so bene” è perché tra titolo di studio, esperienza professionale e livello di inglese abbiamo potuto partecipare all’Express Entry e ottenere la residenza prima ancora di partire. Avendo 2 bambini piccoli, abbiamo cercato di percorrere la strada più sicura, anche se più lunga e più costosa

      Rispondi
  1. Finally Mallorca
    Finally Mallorca dice:

    Anche io credevo di odiare il caldo, poi dopo 16 anni in Svezia mi sono ricreduta :-). Ora vivo a Mallorca :-).

    Una domanda, nella risposta qui sopra al commento di Max hai scritto alla fine, strada più sicura anche se più lunga e più costosa. Mi domando quanto costosa? Ho letto in vari blog di chi si è trasferito in Australia, chi in Canada, raccontate molto ma omettete il costo in denaro per riuscire a rendere possibile l’ottenimento dei permessi necessari. Penso al fatto che per trasferirsi in Svezia il costo è zero.

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    • Anna - Toronto
      Anna - Toronto dice:

      Rispetto all’Australia, il tipo di visto che abbiamo richiesto noi non costa praticamente nulla. Se non ricordo male, sui 1100$ per tutti e 4 (2 adulti e 2 bambini). In Australia sono sull’ordine dei 6000$. A questo ci sono da aggiungere 230-250$ (non ricordo di preciso) per richiedere il riconoscimento del titolo di studio (nel nostro caso x2 perché così mio marito mi ha aiutato col punteggio), lo IELTS, 220€ sempre x2 e circa 1000€ per la visita medica di tutta la famiglia. Diciamo in totale 4000$ canadesi per una famiglia di 4 persone. Questo se fai tutto da solo. Noi ci siamo dovuti rivolgere ad un avvocato per l’immigrazione perché oer la mia situazione lavorativa non era semplice dimostrare gli anni di esperienza (finta partita IVA: non avevo né un contratto di lavoro, né delle buste paga né tanto meno delle fatture fatte direttamente ai clienti perché fatturavo tutti i mesi all’architetto per cui lavoravo. Il costo dell’avvocato varia a seconda di quante persone ci sono nella pratica e dalla difficoltà. Noi abbiamo speso 6000$, per un totale di 10000. Quando chiedi un visto svincolato da un’offerta di lavoro, devi poi dimostrare di avere da parte fondi a sufficienza per sostentare te e la tua famiglia i primi tempi. Questa cifra varia a seconda del numero di membri che compongono la famiglia. Nel nostro caso, erano circa 24000$.
      Sì, non proprio bruscolini insomma… Sicuramente è più semplice ed economicamente meno dispendioso rimanere in Europa! Ho dato un po’ i numeri ma spero di aver appagato la tua curiosità 😄

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  2. Alessandra
    Alessandra dice:

    Ciao Anna, ho letto i tuoi post proprio mentre ero in Canada in vacanza (a Vancouver, quindi ben distante da Toronto). Posso chiederti alcune cose “in privato”?
    grazie mille! e in bocca al lupo per il nido per il tuo bimbo!
    Ale

    Rispondi

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