Conquistare il mondo con la lingua olandese 

ovvero: conoscere l’idioma di Yoda

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Photo credits: Star Wars The exhibition, Madrid. By Daniel Huntley

So cosa state pensando: perché dovrei leggere un articolo sulla lingua olandese se non vivo in Olanda e non mi interessa nemmeno andarci?

Ve lo dico io perché: perché sarà divertente. Perché siete curiosi (siete curiosi, altrimenti non leggereste gli articoli di Donne Che Emigrano) e volete imparare cose nuove. Perché almeno una volta nella vita avete pensato di conquistare il mondo. Perché potreste dominare popoli interi e stravaccarvi sulle spiagge più ambite. Perché vi state chiedendo che ci fa Yoda qui sopra. E perché, alla fine di questa lettura, rivaluterete la lingua che si parla nel vostro paese. Ve lo assicuro. Mano sul fuoco.

Sebbene l’argomento si presti a seri approfondimenti, farò poca grammatica e nessuna analisi sociologica. Sarò superficiale al massimo, sappiatelo.

Non aspettatevi un trattato linguistico: solo il resoconto di ciò che accade nel mio cervello a contatto con questa lingua.

RIUSCIRE A ESPRIMERSI COSTRUENDO UNA FRASE DI SENSO COMPIUTO

Chi dice che il tedesco è complicato, alzi la mano!

Vi vedo, pronti ad esclamare “esagerata, tra tutte le lingue europee il tedesco è senz’altro la più assurda, con la sua costruzione grammaticale”. Surprise! L’olandese ha la stessa maledetta, diabolica costruzione.

Parlare in tempo reale

Le frasi semplici al presente sono chiare e lineari:

  • “io bevo una birra.”
  • “io conquisto il mondo.”
  • “io mangio una ciambella.”
  • “io porto scarpe a punta.”

Già le negazioni cominciano a complicare un po’ la vita.

Cosa volete negare? Una parte del concetto o tutto? Volete dire che manca completamente qualcosa?

Diciamo che state cercando una mentina; chiedete in giro e pseudocrucco vi dice che non le ha, ma grazie al tipo di “no” vi dirà se non le possiede affatto o se invece non ha mentine ma altro tipo di caramelle.

Suggerimento: in dubbio su cosa rispondere, non accettate caramelle dagli sconosciuti, specialmente se residenti nel paese delle caramelle speciali.

Parlare in altri tempi

Per imparare a costruire una frase in olandese al passato, al futuro o al condizionale, fate così:

  • prendete il verbo ausiliare e mettetelo in zona iniziale
  • prendete il verbo coniugato e spostatelo quasi in fondo alla frase
  • tra i due verbi buttate “tutto il resto”; vale a dire soggetti, oggetti diretti e indiretti, avverbi, complementi di tempo e di modo, cose varie ed eventuali. Ovviamente “tutto il resto” ha un ordine preciso, che però può subire eccezioni, ma comunque noi non stiamo facendo grammatica quindi sorvoliamo.

Regole fisse da tenere a mente in ogni frase

Le seguenti regole sono valide in ogni circostanza:

  • cambiate la posizione di tutti i verbi a seconda che la frase sia primaria o secondaria
  • sforzatevi di ricordare cosa sono le frasi primarie e secondarie (se non avete un figlio alle medie che sta studiando ora questa cosa, siete spacciati)
  • in caso di risposta negativa alla frase tra parentesi qui sopra, trovate un vicino di casa con un figlio alle medie
  • potete anche possedere un vocabolario ricco ma, se non costruite la frase come la vogliono gli pseudocrucchi, l’effetto finale sarà quello di un marocchino ai semafori italiani che vuole lavare il vetro della macchina
  • se la vostra frase comincia con una cosa qualsiasi che non sia il soggetto, preparatevi a parlare come Yoda. Ecco un esempio concreto. Supponiamo che voi siate Biancaneve: “Io mangio una mela” è l’unica cosa lineare che riuscirete a dire. Se la mela la avete mangiata ieri con la strega, la frase diventerà: “ieri ho io una mela con la strega mangiato”. Attività peraltro sconsigliata per diverse ragioni, in ogni caso.

Attenzione alle particelle volanti

Le particelle volanti sono letterine poste di fronte ad alcuni verbi, altrimenti dette “prefissi”, che vanno messe a chiusura della frase quando il verbo è coniugato. Le particelle volanti non possono essere evitate: sono parte del verbo a tutti gli effetti e aiutano pure a dare il significato esatto a quel che state dicendo. Imperativo, dunque, ascoltare pseudocrucco fino alla fine, senza interrompere.

Faro rosso su alcune letterine che paiono particelle volanti ma non lo sono: come riconoscerle? Andando a sentimento (regola che vedremo nel paragrafo dedicato agli articoli determinativi). NB: In realtà un trucchetto c’è e sulla carta è anche facile, ma nell’applicazione per niente, quindi si finisce per applicare la regola appena citata.

AVERE UNA VITA SOCIALE NORMALE GRAZIE A UN APPROPRIATO USO DELLE VOCALI

Quante vocali ci sono in italiano?

Bravi, giusto.

In olandese ce ne sono 16.

Avete letto bene, non mi è scappato il dito sulla tastiera: ci sono 16 combinazioni di vocali, come da schemino qui sotto.

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Ogni vocale ha un suono e, naturalmente, le loro combinazioni danno origine a sfumature di significati che, in alcuni casi, potrebbero compromettere gravemente la vostra esistenza. Vai con la dimostrazione.

Vocali per mangiare

Siamo al ristorante, pseudocrucco vi guarda languidamente negli occhi e vi chiede se volete mangiare pesce o carne, non senza ambiguità. Voi ricambiate e, ostentando un faticoso accento olandese, rispondete “pesce”. Come lo avrete detto?

Potrete farlo nella maniera corretta solo dopo aver studiato la tabellina sopra e aver fatto un bel po’ di lezioni di dizione. Pesce, infatti, è vis. Vies con una e, invece, significa ‘sporco’. Capirete che ve la giocate su un filo di lana: se al vostro pseudocrucco piace la donna che si lava, vi converrà imparare la pronuncia corretta.

Vocali per essere educati

Una volta, una signora ha commissionato una torta di compleanno per suo figlio. La panna della decorazione ha coperto l’ultima lettera della parola “hoera”, che vuol dire “evviva!”. Grazie a questa piccolissima svista, la torta è passata dallo stato di “evviva il festeggiato che compie 3 anni” a “questo bambino da 3 anni svolge il mestiere più antico del mondo”.

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la torta incriminata

Vocali per non infilarsi nel posto sbagliato

“Mi passi un sacco?” e “Faccio un salto in negozio” con la pronuncia sbagliata diventano “Mi passi un negozio?” e “Faccio un salto in un sacco”.

Le versioni numero 2 sono perfette per un ladro, inconsuete per tutti gli altri.

Zak è sacco, zaak è negozio.

Ma zaak è anche caso, o affare inteso come business, o nel senso di “matter” inglese: provate a immaginarvi mentre dite in olandese che “il negozio è una questione di affari”.

DEFINIRE IL SESSO DI QUALUNQUE COSA O PERSONA

La prima cosa che mi colpì quando cominciai a studiare la lingua olandese era l’assoluta mancanza di criterio logico e regole, unita alla straripante abbondanza di eccezioni. So bene che studiare una lingua da adulti è più complicato perché tendiamo a ricercare schemi logici che ci possano aiutare nella memorizzazione, quando in realtà gli schemi logici spesso non esistono affatto nella struttura delle lingue; con l’olandese però si supera il colmo, quando scopri che l’unica regola davvero sempre valida è “vai a sentimento”.

“Vai a sentimento” è quello che ti senti dire quando chiedi spiegazioni su qualunque cosa e cerchi disperatamente di capire con quale criterio si formino i plurali, perché le eccezioni sono tali, quali particelle sono fisse, e così via. Il suo massimo, “vai a sentimento” lo esprime nella definizione del sesso.

Nella lingua olandese, non esistono maschile e femminile: esistono solo neutro e non-neutro.

Per il neutro si usa het, per il non-neutro si usa de.

Sulla base di cosa definisco neutro e non-neutro? La risposta è “vai a sentimento”.

No: non è questione di vivi e morti, esseri umani e oggetti. Ragazzo è non-neutro, ma femmina è neutro.

In effetti, una piccola regolina c’è: i sostantivi, per esempio, sono non-neutri, ma ovviamente non tutti. Lo stesso concetto del “quasi tutto è-ma ovviamente non tutto” si applica anche ad altre categorie come i cibi, la natura, i giorni della settimana, le lettere finali delle parole. Come faccio a stabilire gli “ovviamente non tutto”? Con la regola “vai a sentimento”.

Per non farci mancare niente, essere neutro o non-neutro modifica la scelta dei pronomi dimostrativi (questo – quello). Consiglio: siate prepotenti, volgete tutto al possessivo.

IMPARARE AD ESSERE APPROSSIMATIVI E PRECISI ALLO STESSO TEMPO

Siete ancora qui? Bene, arriviamo al paragrafo-simpatia, ovvero come cogliere le sfumature nelle frasi di pseudocrucco e pseudocrucca.

Gente precisa

Un olandese distingue tra cose potenzialmente da fare e cose fatte, tra concetto e azione. Distingue anche le sfumature di un’azione e le applica tutte, come un dizionario dei sinonimi vivente.

Una porta, ad esempio, si può semplicemente chiudere o si può chiudere a chiave, e se usate la chiave dovrete usare la particella volante.

Scrivere è un concetto; se volete farlo davvero, diciamo su un foglio, ecco che la particella volante apparirà.

Volete prendere una tazza? Bene, ma specificate se la prendete per spostarla da un punto all’altro del tavolo o se invece la prendete per portarla via. Se la tazza non è vostra, portarla via è reato, comunque, anche in Olanda.

Gente vaga

Se vi sembra tutto di una precisione disarmante, aspettate di sentire questa: “stellen”.

Stellen è forse il verbo più inflazionato della lingua olandese. È come un capo quattro stagioni e una chiave passepartout: l’importante è sapere cosa farci.

Con stellen, infatti, chiedi, metti, aggiusti e supponi pure. Se gli aggiungi voor, immagini, proponi e perfino presenti. Se a voor, poi, ci aggiungi zich, ti presenti tu.

Gente davvero vaga…

In Olanda è tutto –ino. A volte, a sentirli parlare ti pare davvero di essere in un paesaggio finto: “prendiamo una birrina”, “sediamoci all’angolino”, “abito nella casina”, “mangio il panino”, “bevo una coca colina”, “ne voglio un pezzettino”, e via così.

…o forse no

Se va bene, però, rimpicciolire tutto, guai quando si tratta di fare le cose a fette. Stukje è un pezzettino, roba generica. Una fetta di torta è una puntje. Una di pane è una snijdje. Una di formaggio è una plakje. Come ordinare la giusta porzione? Se dite stukje per tutto, va bene, non morirete di fame; al massimo vi guarderanno basiti per qualche secondo, capiranno che siete stranieri e attaccheranno a parlare in inglese.

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robe buone dal mondo

RIASSUMENDO: CONQUISTARE IL MONDO CON LA LINGUA OLANDESE

Dopo quanto detto, potrà sembrarvi impossibile conquistare il mondo con la lingua olandese. Eppure questa piccola terra è la patria dei conquistadores, diciamo pure degli schiavisti e, se chiedi a uno di loro cosa li contraddistingue come popolo, ti rispondono “sappiamo fare i soldi”. Il che è vero, basti pensare alle miriadi di sedi societarie internazionali ospitate in questo francobollo geografico.

Che gli olandesi sono conquistatori si capisce, inoltre, dal mappamondo: la loro lingua, infatti, si parla anche in Belgio, nei Caraibi, in Sudafrica e nel Suriname – che, per chi non lo sapesse, si trova in America Latina. Gli ultimi tre sono posti davvero interessanti, non trovate?

Dunque, vale la pena fare uno sforzo per imparare l’idioma di Yoda. E se proprio non avete voglia di conquistare il mondo, che sia a capo di un vascello o nel vostro ufficio “piano alto-vista tetti”, con la lingua olandese ci potrete sicuramente andare in vacanza.

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9 commenti
  1. Lidia
    Lidia dice:

    Durante la permanenza in Belgio ho studiato il neerlandese, cosa facilitata dalla conoscenza del tedesco. Scelta sbagliata perché stavo a Bruxelles-Brussel ed al di fuori della VUB (università) pochi parlavano neerlandese. Mi sono divertita molto perché il vocabolario ricordava più il Wienerisch (dialetto viennese) che il tedesco attuale (per esempio, le celebri Kartoffeln tedesche sono Erdäpfel in Austria e parte della Baviera, aardappelen in neerlandese).
    Una domanda, ma non se la prendono se li chiami “pseudocrucchi”? A parte per la definizione “crucchi”, hanno un certo orgoglio nazionale, non vogliono essere associati ai tedeschi, almeno gli olandesi che ho conosciuto. Nemmeno gli austriaci vogliono essere confusi con i fratelli maggiori (o minori, a seconda del punto di vista storico). Ah, dimenticavo, il tedesco ha tutte le regole citate, ma i generi sono tre (maschile, femminile e neutro, distribuiti a caso) ed in più ci sono i casi (verbi che reggono casi, preposizioni che reggono casi, verbi che richiedono preposizioni che reggono casi a seconda del senso della frase, nomi ed articoli che vanno declinati… insomma, senza aver studiato latino o greco antico non se ne esce).

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    • Paola - Amsterdam
      Paola - Amsterdam dice:

      Ciao Lidia, confido in uno spirito ironico da parte degli olandesi che conoscono l’italiano al punto da riuscire a leggere e comprendere un intero articolo dal taglio volutamente ironico. Il termine “pseudocrucco” è nato casualmente, durante un brainstorming per uno dei miei primi articoli sui Paesi Bassi; lo uso qua e là, senza volontà di offesa o di associazione culturale con i vicini tedeschi – ne ho fatto più una questione “geografica”. Grazie per la testimonianza relativamente alla lingua tedesca, d’ora in poi guarderò le aardappelen con altri occhi. 😀

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  2. rosa
    rosa dice:

    Due parole su mela/patata…
    Mia mamma era originaria di Sappada, nel Cadore, un tempo provincia di Belluno, da poco sotto Udine. Sappada è un’isole linguistica tedesca, vi si parla (si parlava…) un dialetto tedesco di origine austriasca, piuttosto antico. Lo abbiamo sempre parlato in casa, con la mamma e la nonna. Mi è servito come base per imparare poi il tedesco a scuola, in Alto Adige, dove ho fatto le elementari. E dove ho scoperto che patate di dice appunto Kartoffeln.
    Be’, in sappadino tra patate e mele c’è solo una piccola differenza di pronuncia della e: Epfl, con la e stetta e molto breve è la mela; Eapfl, con la e aperta che tende ad a, è la patata. Ma pur così simili, non le abbiamo mai confuse!

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    • Paola - Amsterdam
      Paola - Amsterdam dice:

      Rosa, in olandese:
      appel = mela
      aardappel = patata
      sinasappel = arancia
      mele ovunque, che confusione 😉
      Grazie per il tuo scorcio su lingue e dialetti!

      Rispondi
  3. Luca
    Luca dice:

    Un suggerimento da emigrato per de e het.

    Het si trova molto spesso associato a parole di origine straniera. Qualche esempio: het toilet, het bed, het bureau.

    Il maschile e il femminile purtroppo esiste, il problema è che non lo sanno nemmeno loro ?

    Un saluto

    Rispondi
  4. Katia
    Katia dice:

    Paola,
    Magistrale!!! Sto andando nelle Fiandre per qualche giorno e in auto con i miei figli abbiamo letto tutto il tuo articolo ridendo a crepapelle in vari punti!!! Con il tedesco scolastico, lo svizzero tedesco dei miei vicini di casa e l’Afrikaans nelle sudafricane memorie ancora recenti, credo che ti penserò moltissimo nei prossimi giorni e poi ti farò sapere che effetto mi farà il Flemish…che allo stato attuale non so di quanto si discosti dall’Olandese di partenza… ma mio Dio… sto già tremando all’idea! Però che buffa sei!???

    Rispondi
    • Paola - Utrecht
      Paola - Utrecht dice:

      Katia spero di incontrarvi se ci sarà l’occasione. Felice di avervi tenuto compagnia durante il viaggio! 😀

      Rispondi

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