partireHa più coraggio chi parte o chi rimane?

Ovvero le infinite discussioni filosofiche con amici e parenti

 

L’annosa questione che affligge tutti gli expat.

La domanda che più rimane senza risposta dopo la famosissima “è più vecchio l’uomo o la gallina?

Alzi la mano chi non si è mai trovata a dover parlare di questo argomento con parenti ed amici.

Io mi sono sentita accusata più di una volta di aver scelto la strada più facile, di non avere coraggio perché è più semplice fare le valigie e partire, di essere una vigliacca, debole, vile… Onestamente, ho perso il conto degli epiteti che mi hanno affibbiato, dopo un po’ ho smesso di darci peso. Penso che la più bella sia stata “comodo partire e andare a fare la bella vita invece di restare e combattere” (combattere contro cosa, tra l’altro? I mulini a vento??)

È fatica capire finché non ti ci trovi dentro. Non c’è nulla di facile nell’emigrare, nulla di semplice nell’impacchettare la propria vita in una manciata di valigie, allontanarsi dai propri affetti e dalle proprie certezze per fare letteralmente un salto nel vuoto.

Avete presente il rumore che fa una piantina quando viene sradicata dalla terra? Ecco, è esattamente lo stesso rumore che ha fatto il mio cuore il giorno che sono salita sull’aereo che mi ha portato in Canada.

Una pianta non muore per questo, le radici possono essere trapiantate in un altro terreno. Si adatterà. Forse per un po’ si rinsecchirà, magari fiorirà come non aveva mai fatto prima. Quel che è sicuro è che, comunque, il “trapianto” non è proprio una passeggiata.

Siamo state coraggiose a decidere di emigrare? Assolutamente sì. Più di chi invece rimane? No, non credo. Non ho questa presunzione. Visto lo scenario italiano e le prospettive ci vuole del coraggio anche per rimanere.

Il coraggio, secondo me, sta nel mettersi in gioco, nel farsi delle domande e trovare delle risposte. Non oggettivamente giuste o sbagliate, ma appropriate caso per caso.

Il coraggio sta nello scegliere. Non farsi mai domande e lasciarsi semplicemente vivere è facile. Guardarsi dentro fa paura, spesso è più facile nascondere la testa sotto la sabbia che prendere una posizione.

Il coraggio sta nello scegliere di partire, per sé stesse, per i figli, per avere un futuro, anche se il prezzo da pagare sono i rimorsi ogni volta che si vorrebbe essere fisicamente in Italia ma non si può. Per gli abbracci mancati, le pacche sulle spalle non date e non ricevute.

Il coraggio sta nello scegliere di rimanere, perché l’amore per il proprio paese è tale da farci accettare anche i suoi mille difetti. Perché la famiglia vicina e le tradizioni sono impagabili, nonostante tutto il resto.

Il punto, secondo me, non sta nell’attribuire meriti ad una parte o demeriti all’altra. Non è una gara, non c’è un premio da vincere e, come abbiamo sperimentato tutte, la discussione non porta da nessuna parte.

Sono scelte personali, fatte secondo scale di valori individuali che esulano dal concetto di giusto o sbagliato.

Ecco perché a questa irritante (e, consentitemelo, anche un po’ insulsa) domanda rispondo con un altro interrogativo: non so quanto coraggio e quanta viltà ci siano nella mia scelta, ma ne ho fatta una. Tu in Italia ci stai perché è quello che veramente vuoi o solo perché ci sei nato?

Non siamo alberi che dove nascono muoiono. Non abbiamo radici ma gambe fatte per camminare. Ed un cervello per decidere dove vogliamo che ci portino.

radici

6 commenti
  1. Marina
    Marina dice:

    Non è facile. Sono emigrata a 54 anni suonati lasciano un lavoro a tempo indeterminato, mi ha raggiunta prima il marito poi una figlia.. ed ora l’altra. Non me ne pento, anzi.

    Rispondi
    • Anna - Toronto
      Anna - Toronto dice:

      Bravissima Marina! Siamo sempre in tempo a cambiare vita, l’età anagrafica non conta nulla. In bocca al lupo a te e a tutta la tua famiglia per la nuova avventura!

      Rispondi

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