Il Cornish Cream Tea di zia Giovanna

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Io, Dalila, nipote di Zia Giovanna, in Cornovaglia.

C’era una volta una giovane donna di nome Giovanna che, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, intorno ai 17 anni, decise di emigrare.

Giovanna è stata sempre un po’ ribelle.

Quando era piccola, non voleva attenersi alle rigide regole dei genitori né tantomeno a quelle dettate dal fascismo.

Il regime le fece odiare l’Italia e così, decisa a non voler sottostare a regole che le andavano troppo strette e sicura di voler scappare da una latente povertà dopo i saccheggi dovuti ai tedeschi, Giovanna decise di emigrare.

Doveva partire con una delle sorelle alla scoperta della Cornovaglia come au pair e cuoca ma la ragazza, probabilmente spaventata dall’idea di questa avventura, si bloccò: non poteva partire da sola e così convinse un’amica a partire con lei, in treno.

Una volta lì, Giovanna conobbe il pilota Richard, con cui creò la sua famiglia, lasciandosi l’Italia alle spalle.

Costruirono una casa a St. Merryn sulla costa nord della Cornovaglia e cominciarono a fare i contadini.

Ma, dopo qualche anno, la fattoria fallì.

Disperata, Giovanna doveva trovare un altro modo per mandare avanti la famiglia.

Pensò bene, data la sua bravura in cucina, di cominciare a fare Cornish Cream Tea, pubblicizzando la novità con un cartello sulla strada.

L’idea ebbe un successo enorme. Giovanna aveva sempre la cucina piena di clienti.

Decise così di aprire un ristorante al pianterreno della casa, cucinando inizialmente solo su ordinazione per poi far diventare il seminterrato un ristorante a tutti gli effetti.

Al giorno d’oggi il ristorante è tenuto da uno dei figli e l’abitazione è diventata un bed and breakfast.

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Il B&B in Cornovaglia

Giovanna era una delle sorelle di mia nonna materna, Anna.

Per noi non è mai stata zia Giovanna bensì zia Jean.

Ai suoi 3 figli non ha mai insegnato l’italiano, ma loro lo capiscono un pochino grazie anche alle estati passate a casa della nonna Giuditta in Italia.

Giovanna non ha mai insegnato la sua lingua madre per il rancore che provava verso il Bel Paese.

Lei era particolare; quelle volte che l’ho vista era già in età avanzata e parlava a mala pena italiano o, meglio, napoletano.

Si capiva solo con i miei nonni; ma per me, quello che lei diceva e non conoscendo l’inglese molto bene, è sempre stato un gran mistero.

Nonostante il risentimento, in Italia ci tornava spesso con i figli.

E a dispetto della divergenza linguistica, fortunatamente, tra i cugini si è creato un bel rapporto che tutt’ora esiste, a distanza di due generazioni dopo Anna e Jean.

Sia io che i miei cugini siamo, chi più, chi meno, legati ai nipoti di Jean. La lontananza non ci ha fermato dal sentirci spesso e vederci, quando è possibile.

Jean è stata una pedina importantissima nella mia vita.

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Zia Giovanna, zia “Jean”

Ho sempre avuto come esempio lei che, a nemmeno 20 anni, ha preso coraggio e ha dato una svolta alla sua vita emigrando.

Un’eroina ai miei occhi, e sicuramente il suo essere com’era ha permesso a me e ai miei cugini di essere supportati nella scelta di emigrare.

A lei non posso che essere grata per il grande esempio di donna libera che ha dato a noi, future generazioni. Ha voluto fare quel che voleva, senza farsi piegare da una società opprimente.

Sembra che la storia si ripeta.

Ps. Per chi non lo sapesse, il Cornish Cream Tea è un piatto tipico della Cornovaglia composto da tè con qualche goccia di latte freddo, pagnotte dolci (scones) e panna rappresa, su cui vanno spalmati burro e marmellata, di solito di fragola.

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Cornish Cream Tea

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