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Il tempo si sa vola e, da quando sono qui a Norimberga, sto frequentando il mio terzo corso intensivo di tedesco.

La storia è andata grossomodo così: dopo aver passato 2 anni invano a tentar di studiare tedesco la sera dopo lavoro, senza un obiettivo forte, ci ho rinunciato. Avevo poi finito i miei audio-corsi e messo tutto in stand-by.

Quando poi con Matteo abbiamo deciso di venire a Norimberga ho pensato: “be’… ora sì che ho una forte motivazione per studiare questa lingua!”. Ho ripreso così lo studio della grammatica tedesca da autodidatta ed è filato tutto liscio.

Dal test iniziale di posizionamento linguistico è uscito addirittura che potevo partire dal livello B1! Wow dirà qualcuno… peccato che conoscevo solo le regole grammaticali e, avendo un vocabolario molto ristretto, non riuscivo a spiccicare parola!

Decisi quindi di fare un passo indietro (e per fortuna direi) partendo dal livello A.2.2. Ho iniziato il primo corso ad aprile che si è svolto al BZ  di Norimberga (Bildungszentrum), struttura equiparabile alle nostre Università Popolari.

Essa offre infatti varie tipologie di corsi, dalle lingue, agli hobby, ai seminari ed agli eventi culturali, fino addirittura a corsi per riorganizzare lo spazio quando i figli lasciano casa! Il BZ unisce anche delle caratteristiche che sono più simili ai Centri di Formazione Professionale, quali lo sviluppo di competenze IT e trasversali, molto utili in questo mondo del lavoro in continua evoluzione.

Per i suoi prezzi molto competitivi, i corsi sono molto gettonati e bisogna iscriversi ad ogni corso mesi e mesi prima per non rischiare che siano già ausgebucht (al completo).

Il corso che sto seguendo è cosiddetto intensivo perché prevede la frequenza di 100 ore divise in 4 ore al giorno dal lunedì al giovedì per 5 settimane. C’è la possibilità di scegliere il turno di mattina o di pomeriggio, oppure serale. In quest’ultimo caso diventa un corso con doppia frequenza settimanale e 40 ore di lezione in meno.

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“Le varie Norimberghe” – Street Art al Mercado

All’inizio non ero molto contenta di essere stata messa nel turno pomeridiano. Ora che però sono passata alla mattina rimpiango quei bei tempi, perché sono di indole più allodola che gufa.

La mattina sono tutta arzilla e pimpante, mentre la sera, sono più inoperosa… tutto il contrario rispetto ad alcune persone di mia conoscenza!!!

Devo ammettere che le prime lezioni mi hanno lasciata un po’ perplessa. Si facevano troppi giochi, tante esercitazioni in gruppo, a 2, a 3, di ruolo, di mimica, bisognava muoversi di qua e di là per la stanza… insomma mica siamo dei bambini!! Poi mi ci sono abituata. E non solo il mio vocabolario si è piano a piano allargato, ma anche le parole hanno cominciato a venirmi più spontaneamente mentre parlavo.

Altra cosa che mi è inizialmente risultata molto strana è che il corso viene gestito da due insegnanti che si alternano. La prima tiene lezione il lunedì e martedì, la seconda il mercoledì e giovedì. La prima volta che ho visto arrivare in classe la nuova docente, l’ho guardata come per dire “e tu chi caxxo sei?”. E le persone che mi conoscono bene sanno quanto espressiva e corrucciata possa essere la mia faccia in queste occasioni… 🙂

Poi ho cominciato ad apprezzare il fatto che ognuna di esse abbia il proprio metodo d’insegnamento e ci offra il proprio punto di vista.

C’è quella che è più socievole e capisce che da principiante fare errori è parte inevitabile del processo di apprendimento. Vi è poi un’altra più bacchettona che ti corregge ogni singola parola sbagliata che dici. C’è chi fa più grammatica e si attiene al contenuto del libro e invece chi ricerca e propone esercizi sempre nuovi.

Poi c’è il libro che a mio parere è ben strutturato. Esso è parte integrante di un iter più ampio che accompagna lo studente dal livello base A1 al livello B1. Completato il percorso, puoi decidere se sostenere l’esame B1 oppure se proseguire con il B2. Il primo livello è generalmente il requisito minimo richiesto nel mio del lavoro che attesta che sai destreggiarti con la lingua.

Il libro è suddiviso in 3 sezioni: Kursbuch, Arbeitsbuch e Lernwortschatz. La prima racchiude sostanzialmente i dialoghi per l’ascolto e le regole grammaticali, mentre la seconda è come il nostro eserciziario. Molto utile e che non avevo mai trovato nella mia lunga “carriera di studente di lingue” è il Lernwortschatz. E’ una specie di “glossario” che non fornisce la spiegazione del significato della parola, bensì la inserisce in una frase facendotene capire il senso dal contesto.

Ora devo dire che, questa sistematicità nell’apprendimento unito alla frequenza settimanale richiesta, sta iniziando a portare i suoi frutti. Il mio livello di comprensione è sensibilmente migliorato e anche la produzione orale si è finalmente sbloccata!

Seppur con errori e non potendo sfruttare il contesto germanico al 100%, visto che a casa parliamo in italiano, ora riesco ad esprimermi in tedesco… urrà!

Questo metodo che privilegia la pratica alla teoria e che instilla nozioni grammaticali a piccole dosi sta avendo alla lunga la meglio. Come mi è capitato di sentire recentemente, “la lingua è comunicazione“. Quindi se non riesci a relazionarti vuol dire che la lingua non la sai, sebbene tu possa conoscerne la grammatica a memoria.

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E ho pensato spesso in questi mesi alle modalità d’insegnamento delle lingue straniere che ho ricevuto in Italia. Sia a livello scolastico che all’università la teoria viene spesso privilegiata alla pratica.

Sono passati oramai alcuni anni dalla mia laurea, pertanto alcune cose potrebbero essere cambiate, o almeno me lo auguro. Sulla base della mia esperienza comunque posso dire che siamo molto forti a livello teorico. Incitiamo e supportiamo forse meno lo studente nella fase della pratica che necessariamente porta con sé errori. Può essere perché siamo poco inclini ad accettare gli sbagli?

Se solo penso a quante ore ho passato suoi libri di grammatica facendo una miriade di esercizi in inglese, francese e russo! Sono certo servite TUTTE a crearmi una solida base della lingua. Ma poi per impararla davvero ho dovuto andare spesso nel paese straniero, perché poco spazio veniva dedicato all’interazione in lingua tra pari.

Pensate solo a quante persone, nonostante l’inglese si inizi a studiare alle elementari, quando vanno in un paese anglofono per la prima volta siano bloccate nel parlare. A me è capitato lo ammetto, e a voi?

Da questa esperienza con lo studio del tedesco ho realizzato questo finora:

  • è difficile raggiungere un obiettivo senza una forte motivazione per quanto impegno tu possa metterci… ti manca la molla di spinta;
  • si può imparare tanto dagli altri, anche se non condividi il loro metodo o punto di vista, e la varietà è una ricchezza da salvaguardare;
  • ho capito di avere una vera e propria competenza nell’apprendimento delle lingue straniere e, che ci crediate o no, l’ho realizzato solo di recente.

Questa “esperienza da studente” perciò non mi sta solo permettendo di imparare la lingua tedesca, ma mi sta anche consentendo di conoscere meglio me stessa, le mie capacità e propensioni. Essa sta disegnando nuovi scenari e aprendo nuove porte… e per ora posso solo dire chi la dura la vince!

 

Parkrun-Giulia-Norimberga

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