Cosa aspettarsi quando si aspetta

Ricordo bene quando scoprii di essere incinta.

Era maggio 2012; mi sarei sposata due settimane dopo e non so se fosse più la paura, la sorpresa o la gioia a prendere il sopravvento, mentre incredula guardavo quel test di gravidanza con mio marito. Ero talmente convinta che io non sarei mai diventata mamma, che anche con il test positivo davanti agli occhi continuavo a dire “visto? non sono incinta!”. Mio marito, commosso dalla gioia, mi abbracciava e diceva che stavamo per diventare genitori.

Dopo la confusione iniziale, cominciò l’iter che ogni mamma in attesa intraprende nel Regno Unito, e posso garantirvi che non è stato per niente facile.

Qui non hai un ginecologo, qui hai il GP, ovvero dottore della mutua, che funge praticamente da tutto, ma anche niente, visto che poi se ci sono problemi deve mandarti da uno specialista. Allora immaginate la scoperta di essere incinta e non avere nessun ginecologo che vi indirizzi o segua: ero nel panico!

Purtroppo la gravidanza non fu delle migliori. Complicanze, paure e tante lacrime versate, sempre con l’ansia di poter perdere tutto da un giorno all’altro, da un minuto all’altro… e niente, per il servizio ginecologico dell’ospedale che avevo avuto assegnato dal caro GP, non ci si poteva far nulla. Dovevo semplicemente pregare, anche quando una sera arrivai con l’ambulanza per un malessere strano che per quanto ne potevo sapere io, poteva essere pure una cosa grave. Mi lasciarono, al quarto mese di gravidanza, in condizioni non chiare, ad attendere per ben tre ore e mezzo, in sala d’attesa, prima di essere vista, con molta indifferenza e freddezza.

Per me fu un trauma; odiavo medici e affini, perché nessuno mi regalava la dovuta importanza che una donna che sta per diventare madre ha il diritto di avere. Ero una delle tante, e tempo da perdere con me e le mie paure non ce n’era. Una sola parola mi viene in mente: rabbia.

Forse avevano ragione loro.Forse era tutto normale e non dovevo preoccuparmi. Sta di fatto che mio figlio naque con un mese di anticipo, con me quasi in preclampsia, ovvero una patologia che si sviluppa in gravidanza e che porta la gestante ad avere la pressione sanguigna alta e quindi pericolosa per il feto e la donna stessa.

Mio figlio naque, ed io ora ricordo solo quel momento, quando l’ho sentito piangere la prima volta, quando l’ho stretto tra le braccia, o quando la sua prima notte di vita lo prendevo ogni mezz’ora per essere sicura che stesse bene.

Quando ripenso al mio viaggio verso la maternità, mi chiedo se quel modo di assistere sia stato lecito e accettabile, e se forse una volta tanto l’Italia non funzioni meglio dell’avanguardista Regno Unito, dove una donna gravida vale l’altra e dove le domande ovvie e necessarie di una gestante alle prime armi vengono sminuite.

Io non sono mai stata incinta in Italia, ma sarei davvero curiosa di scoprire come sarebbe lì; come sarebbe il rapporto fondamentale con un ginecologo di riferimento e come sarebbe potersi lamentare in italiano, credo tanto liberatorio ed efficace.

C’e’ da dire che io all’epoca ero a Londra e non ad Edimburgo, dove invece mi trovo adesso, e non posso dire che qui sarebbe andata allo stesso modo; ma il sistema sanitario è identico in tutto il Regno Unito, quindi suppongo che le varianti sarebbero state minime.

Detto cio, la gravidanza è sicuramente un momento magico e va vissuto con la gioia e dedizione; nessuna sa se ci sarà una seconda possibilità.

Per le mamme in attesa: se avvertite che qualcosa non quadra o che avete bisogno di più informazioni, cercatele in Italia se potete, anche solo per un consulto skype, ma non accontentatevi: è il vostro momento e avete il diritto di essere seguite e supportate durante tutto il vostro viaggio.

Buona gravidanza a tutte!

 

 

 

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