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Cosa troverai di cambiato…se torni.

katia seychelles in ufficioSe si torna in Italia dopo un lungo soggiorno all’estero si potrebbe trovare  un mondo diverso ad attenderci  e vivere uno shock culturale all’inverso. 

Paradossale, vero?  Eppure oggi, a distanza di undici mesi dal mio inaspettato rientro, sono piuttosto sicura della veridicità di questa affermazione.

Dopo averci pensato a lungo ho deciso di mettere per iscritto ciò che chi vive all’estero  per periodi importanti potrà osservare se mai dovesse trovarsi nella situazione di rientrare.

Queste riflessioni si basano sulla mia esperienza personale e sono strettamente soggettive 🙂  


  • Relazioni con amici e conoscenti

FB, Twitter, Instagram, Linkedin…impossibile non tenersi in contatto tra chi vive in  continenti diversi.

Tuttavia una chiacchierata su Skype non può sostituire l’amico che ti versa del vino a fine pasto durante una conversazione sui massimi sistemi.

Su FB ho trecentotrentuno amici. Chi sono costoro?

(Secondo il Prof. Robin Dunbar https://goo.gl/AFhqQX, antropologo evoluzionista a Oxford, la nostra mente non è predisposta a livello evolutivo a concepire un numero elevato di amici. Dunbar ha calcolato questo numero ed ha ritenuto che possiamo entrare in contatto in maniera significativa con un  massimo di 150 persone)

I miei amici veri sono pochi:  hanno un odore, lasciano il segno sul divano dove sono stati seduti, possono dimenticarsi  qualcosa a casa mia, come una sciarpa o un cappello. Attraverso questi segnali ricordano la loro presenza anche quando non ci sono.  Gli amici non si fanno spaventare dalla lontananza, dagli oceani che ci dividono, gli amici restano.

I conoscenti no, quelli scompaiono.

Le vite delle persone – inclusa la mia – sono andate avanti per le strade più disparate: c’è chi si è sposato, chi ha divorziato, chi ha cambiato sesso, chi ha dei marmocchi cui badare, chi si è ritirato in un convento buddista.

Il cerchio di persone che frequentavo prima del trasferimento all’estero e che costituiva la rete di protezione sociale all’interno della quale mi sono mossa per un certo periodo di tempo, oggi non esiste più. Amen.

  • Lingua

Undici mesi fa credevo di aver conservato intatta la lingua che l’Accademia della Crusca protegge con orgoglio. Salvo rendermi conto che, dopo poche settimane dal mio rientro, non ero in grado di sostenere conversazioni complesse. Capivo tutto, ma mi esprimevo con dei  limiti imbarazzanti ed avevo sempre le parole che mi si bloccavano sul nascere. Le sapevo, diavolo se le sapevo, ma si nascondevano sotto la lingua mentre cercavo di tirarle fuori. In compenso sapevo come dirle in inglese e in francese anche se intuivo che non era il caso di fare innesti linguistici di stampo anglo-francofono durante le conversazioni. Oggi mi sono riappropriata quasi completamente della lingua italiana mentre appena tornata,  in caso di disputa verbale, non ero in grado di sostenere le mie ragioni, linguisticamente parlando, con efficacia.

Di contropartita,  giorno dopo giorno, mi accorgo di dimenticare espressioni e parole delle lingue nelle quali mi sono espressa per tanti anni all’estero. E di queste lente ed inesorabili perdite mi rammarico, consolandomi solo con il tenere ben presente a a me stessa che tutto è maya.

  • La mente e la mappatura geografica del territorio

I primi tempi dopo il mio rientro in Italia mettevo in atto  questa procedura prima di sedermi alla guida di un’auto: entravo in macchina, accendevo il motore e non partivo finché non mi passava accanto un’altra macchina che fungeva da indicatore per la corsia sulla quale immettermi. Facevo confusione tra guida a destra e guida  a sinistra per cui mi affidavo all’esempio degli automobilisti  locali per trovare la giusta collocazione sulla carreggiata.

Inoltre conoscevo a menadito una decina di percorsi del tipo casa mia-casa di mia madre , casa mia-supermercato più vicino, casa mia-ufficio postale e via  di seguito. Percorrevo  solo questi itinerari. Dopo un po’ ho cominciato ad allargare il raggio di percorrenza con il risultato di perdermi nelle campagne circostanti la città o di rimanere perplessa quando, ad esempio, mi suggerivano di prendere alcune scorciatoie per raggiungere un determinato luogo. Di quelle “scorciatoie” ricordavo il nome ma non sapevo dove collocarle nella mappatura mentale del territorio  che era diventata assai lacunosa. Per farla breve: il cervello aveva smemorizzato parecchie informazioni e la cosa curiosa era che chi mi stava vicino mi osservava come fossi un’aliena. Chi è sempre rimasto  qui e ti ha vista tornare una o due volte l’anno nel corso del tuo soggiorno all’estero non si capacita dei cambiamenti avvenuti involontariamente nella tua testa. Neppure noi, nel momento in cui veniamo in Italia solo in vacanza, ce ne rendiamo conto.

  • Valore del denaro

Ho cominciato solo adesso a darmi una regolata con il denaro. Mondi diversi, percezioni diverse del valore dei soldi.  Intuisco una corsa diffusa per trovare l’offerta migliore, il prezzo più basso, l’acquisto più conveniente. Noto la tendenza a svalutare chi non si adegua alla logica del prezzo al ribasso. Dovrò adeguarmi in fretta adesso perchè non sto vivendo  alle Seychelles dove le logiche sono diverse. Un paio di settimane fa, mentre mi trovavo temporaneamente al lavoro in una struttura ricettiva  in zona termale, ho scoperto  che il cameriere extra del sabato sera veniva pagato per la sua prestazione di circa sette ore 25 euro (al nero). Questa cifra a me esce dalle tasche come fosse aria. Urge un ripensamento: sono io spendacciona o le cifre di cui si parla sono del tutto relative e necessitano di una contestualizzazione per acquisire il giusto peso? Lascio a voi esprimere un opinione in merito.

  • Carriera professionale

Sono tornata in Italia senza un lavoro (pazza) e dunque adesso ne sto cercando uno.

Esempio lampante di come le cose sono cambiate: nel 2007, prima di partire per le Seychelles la prima volta, ricevetti  cinque offerte di lavoro ancora pochi giorni prima della mia partenza.

Oggi, dopo aver inviato circa cinquecento CV negli ultimi tre mesi, non risponde nessuno. Se rispondono, curiosamente, sono sempre delle trappole dove non inquadrano a norma o non pagano o dicono di cercare una figura mentre in realtà ne cercano un’altra. Inutile sperare di far valere l’onorevole carriera sviluppata altrove: in terra italica chi è seduto su una poltrona non si schioda, neppure avesse cento anni ed avesse esaurito totalmente le proprie forze innovative e rigeneratrici, e non lascia dunque spazio agli altri. Insomma, per guadagnare la pagnotta occorre reinventarsi a 360° perchè trovare uno spazio vitale e dignitoso dove inserirsi con le pregresse esperienze estere non è facile come sembra. 

  • Età anagrafica

Sono partita giovane – insomma – e sono tornata che proprio giovane non ero più. Qui ci si mantiene giovani esteriormente: la palestra che frequento, che è anche un centro medico-estetico, vende i “ritocchini” al viso a rate, con l’addetto della finanziaria che girottola spesso da una stanza all’altra dell’edificio.

Sul mercato del lavoro invece non c’è ritocchino che tenga: a trent’ anni si è vecchi,  in gran parte perché dopo i ventinove non ci sono sgravi fiscali sulle nuove assunzioni. Per cui dopo i ventinove  anni, se non sei occupato,  entri  in una selva oscura, perdi ogni speranza e non ne esci più. Oppure espatri.

  •  Lifestyle

Aspetto frivolo. Non leggetelo se cercate in questo post uno spessore aristotelico. Cosa è saltato ai miei occhi  quando ho cominciato a guardarmi intorno dopo il mio sbarco in Italia? C’è chi vede la sporcizia e  chi il degrado dei monumenti.  Io ho visto persone – ragazze e ragazzi – vestite tutte uguali, pettinate tutte uguali, truccate tutte uguali. L’omologazione è per me fonte di costernazione e costituisce, a mio avviso,  l’essenza del brutto e della mancanza di stile. In Italia poi questa è l’ultima cosa che dovrebbe accadere vista la fama di esportatori di classe e di buon gusto di cui godiamo e di cui tanto ci vantiamo. Anzi, direi che all’estero ne facciamo un punto di forza inespugnabile.

Sarà che dopo che ho vissuto con gli indiani, ai quali gli unici trend che interessano sono quelli finanziari, immobiliari ed astrologici, ho imparato ad essere meno legata ai diktat dei vari signori della moda. Grazie agli indiani sono tornata indietro di qualche decennio, quando ancora era sufficiente disporre di un unico “vestito buono” stirato e profumato e magari anche  un po’ demodé . Ed è così che vado in giro oggi: pulita, profumata di sapone di marsiglia, senza eccessivi orpelli modaioli o “stilosi” addosso.  “Stiloso” è una delle tante parole orribili – io l’ho appresa dalla bocca di  Morgan,  giudice competente e un po’ debosciato che vidi  nel 2015 al format TV  “The Voice” – di cui si fa ormai largo uso per denotare una persona la cui personalità è messa in evidenza dalla scelta del proprio look (per chi desiderasse aggiornarsi sul nuovo lessico in voga).

Altra cosa che va di moda sono i bar dove si gioca. Il “gaming” va forte: non solo slots o pocker, no, intendo i vecchi giochi di società. Ho frequentato in maniera intensiva uno di questi  luoghi per una settimana circa, mimetizzandomi tra gli avventori 16-45enni –prevalentemente maschi – che spesso mi sottraevano il  tavolino dove stavo sorseggiando un latte macchiato allo scopo di guadagnare spazio per le loro battaglie navali.

Grande Movida serale notturna, fatto nuovo per la mia città. Apertura di nuovi punti dove mangiare o spilluzzicare. Oltretutto questi luoghi dove si mangia o si spilluzzica sono dannatamente belli, giovani e modaioli. Li ho girati tutti da quando sono tornata. Mi sono drogata di locali  fino a non sopportali più.

Le mode sono così: ti drogano e  ti beano fino a che, completamente stomacata, non passi alla fase del rifiuto totale.

  •  Immigrati

Ce ne sono davvero tanti adesso. Me ne sono accorta alla prima lezione di yoga, diversi mesi fa, quando dopo la lezione ci siamo scambiati un po’ di convenevoli e non ho riconosciuto nessuna parlata locale. La mia città non è più abitata dalle persone del luogo. Vengono ad abitare qui da Roma, da Napoli, da Reggio Calabria, da Potenza, da Palermo, da Bologna, da Milano,  dalla Tunisia, dall’Egitto, dal Marocco, dal Senegal, dalla Costa d’Avorio, dal Brasile, da Cuba (la pianista sotto casa mia è cubana) dalla Spagna (la vecchia pizzeria al taglio all’angolo non esiste più, ora fanno la paella e lei, la nuova proprietaria, è spagnola) dagli Stati Uniti (base militare), dalla Svizzera, dalla Germania (c’è un vecchio borgo qui nelle vicinanze dove si parla tedesco: una comunità di crucchi  ha comprato la quasi totalità delle case del paese e se giri da quelle parti ti sembra di essere in Baviera), dalla Russia, dalla Polonia, dalla Macedonia, dall’Albania, dalla Turchia, dallo Sri Lanka.

Un’ umanità multietnica e cangiante mi circonda. Il mondo è tutto qui, rappresentato in questo piccolo centro urbano.

Oggi ho comprato la frutta in uno di quei negozi senza porte – tipo garage – dove ci sono montagne di mandarini, arance e mele che sporgono ed invitano all’acquisto. Sono stata servita da due ragazzi turchi. Sopra la cassa un grande drappo con una scritta dorata in arabo su fondo nero. Poco più sotto, l’annuncio di un calzolaio che ripara scarpe con la dicitura bilingue, italiano e arabo.

Se sono altrove non le noto queste cose. Se sono qui (ma non in modalità vacanza, quando il cervello è in modalità “off“) le noto. E’ una metamorfosi che investe tutti gli aspetti della città e si porta via le immagini del luogo dei miei ricordi. E’ un’energia vibrante che, attraverso l’istantanea del momento, ti mostra il passato e ti scaglia nel futuro. Fotogrammi veloci, accostamenti improbabili,  colori che si mescolano e forme plastiche che si ricompongono.  Capisci veramente che il mondo è movimento e trasformazione e che non esiste mai una sola realtà o un’unica verità.

  • Partire di nuovo 

Se i primi anni del mio espatrio ogni volta che tornavo mi ripetevano “non partire-resta qui-che parti a fare” adesso tutti mi chiedono “quando riparti?”

Ed io rispondo sempre che non lo so, ma chissà…

Non  nascondo che, dopo un primo periodo di shock culturale dove ogni notte facevo incubi da rientro e non mi capacitavo del mio rimpatrio che vivevo  quasi come una punizione divina,  adesso non mi dispiace sollazzarmi   in questo paese che, seppur  decadente, mi permette di essere vicina ai miei familiari, di andare a raccogliere cavoli e zucchine nell’orto di famiglia, di partecipare ai pranzi ed agli eventi che mi sono persa per anni. Partire di nuovo  significa correre il rischio di non trovare  più i membri della mia famiglia al mio ritorno, considerata la loro età. Questo è  un pensiero che mi ha accompagnato in maniera costante negli ultimi anni che ho trascorso  a 10.000 chilometri di distanza dai miei.

Per questo, se  dovessi di nuovo espatriare, oltre alla solita Africa, considererai  possibili alternative in paesi meno lontani.


So che a volte si ritiene superfluo parlare dell’Italia perché tutte noi reputiamo di conoscerla come le nostre tasche, essendoci nate. In verità credo che, partendo, ci lasciamo dietro anche un po’ della familiarità con il nostro habitat, e che bastano pochi anni di lontananza per far diventare questo paese, almeno  in parte, un “luogo mitico”.

Un luogo che, esattamente come hanno fatto gli espatriati nostri avi  può diventare una fotografia dal magico color seppia  di qualcosa che esiste solo nella nostra mente.

Questo perché mentre noi viviamo all’estero e ci trasformiamo, lei – la terra natia – si trasforma a sua volta cambiando pelle, abitudini, stili di vita e linguaggio. 

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A Denis Island – Seychelles

 

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11 commenti
  1. paola
    paola dice:

    Ciao, il tuo racconto rispecchia in molte parti le mie emozioni. Non sempre pero’ il rimpatrio e’ cosi’ facile da decidere, quando haï figli, avéré un lavoro non e’ un’opzione. Non fosse per questo, avrei fatto esattamente Côme te!

    Rispondi
    • Katia
      Katia dice:

      Ciao, non ho deciso di rimpatriare. Ho dovuto farlo perchè undici mesi fa le mie condizioni di salute non mi permettevano più di restare sulle Isole.

      Rispondi
  2. Simona Cumbria UK
    Simona Cumbria UK dice:

    Bellissimo articolo Katia!! Sono solo in disaccordo sul punta della mappatura geografica… sarà perchè ormai torno in Italia ogni due anni, ma le ultime due volte che sono tornata (nel 2013 e 2014) già non riconoscevo più niente!! Un disastro anche solo fare la Firenze – Siena, per di più che qua non sono più abituata a farmi stordire dai clacson di chi protesta per ogni cosa che fai alla guida oppure a chi ti arriva dietro al sedere lampeggiandoti a go-go perchè lo devi far passare (abitudine che qui praticamente non esiste, a parte per i cafoni).

    Per quanto riguarda l’età, io sono partita che ero ormai ‘reperto archeologico’, un fatto che ha determinato che il mio espatrio fosse già definitivo alla partenza.

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  3. Caterina Barcellona
    Caterina Barcellona dice:

    Grazie Katia per questo personale spaccato culturale. Mi hai fatto spesso ridere, e a tratti rimanere con l’ amaro in bocca. Ritengo sia un privilegio quello di noi expat, di poter vedere l’Italia in modo più critico, meno immersi stile parabola della rana che bolle. Io torno sempre per troppo poco tempo per ora: continua a riportarci le tue esperienze! E sono sicura che ” il piacere delle zucchine dell’ orto di casa o di state coi tuoi ” non è assolutamente da poco, anzi , goditeli a pieno. Partiti una volta, c’ è sempre tempo per ripetere! Un abbraccio

    Rispondi
    • Katia
      Katia dice:

      Ho scoperto che succede a tutti quelli che stanno via per lungo tempo e poi rientrano. Si da per scontato che siccome in Italia ci siamo nati dovrebbe essere naturale ritornarvi. Invece è dura!

      Rispondi
  4. Michelle
    Michelle dice:

    Mi sono trasferita negli Stati Uniti oramai da ben 4 anni…. E ogni volta che torno, trovo l’Italia parecchio cambiata. Condivido al 100% tutto ciò che hai detto!!! Ahahha e la capacità di parlare…oh mio dio…. Sembro ebete quando provo ad avere una discussione di certo livello con qualcuno in italiano!!! Auguri ed in bocca al lupo per tutto!

    Rispondi

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