cattedra

Circa 8 anni fa abbiamo iniziato a giocare con l’idea di partire, il gioco è diventato un’idea, l’idea un sogno e alla fine un progetto di vita. Ne parlavamo con quanti fossero disposti ad ascoltarci anche se in pochi credevano che l’avremmo fatto. La domanda con la quale ci confrontavamo era sempre le stessa “Cosa credete di trovare? Tutto il mondo è paese”. Un’amica mi chiese “Cosa farai tu a Londra (nostra meta iniziale)?”.

Già cosa farò???? Mal che vada farò quello che faccio qui: la mamma, la moglie, la disoccupata.

La domanda ha continuato a ronzarmi nella testa, in realtà è la domanda che ha accompagnato tutta la mia vita “Cosa farò da grande?” La prima volta che risposi a questo quesito avevo 5 anni, era il 1976, “L’ATTRICE DI TEATRO!!!!”. I miei genitori mi avevano portata al teatro tenda a vedere Proietti, fu amore a prima vista (per Proietti e per il teatro). Era deciso, avrei calcato le scene!

Crescendo i miei sogni hanno preso altre strade: sono diventata maestra, professoressa di italiano al liceo (almeno fino a quando mi sono scontrata rovinosamente con il latino), professoressa di scienze, di fisica (il mio professore di terzo liceo sta ancora ridendo), ricercatrice sociale. Ah la vita accademica! Non dimenticherò mai l’emozione nell’intervistare le persone, l’analisi dei dati, la gioia dei risultati. Decisamente lavorare sulla tesi di laurea è stato il momento più emozionante della mia carriera di studentessa. Comunque per tornare a noi e al mio quesito esistenziale, la realtà del contesto romano ha ridimensionato le mie aspettative e, dopo aver sperimentato 12 anni di lavoro in nero nei campi più disparati, sono diventata disoccupata. Difficilmente Londra, o qualsiasi altro posto, avrebbe potuto offrirmi meno.

I primi due anni in Francia sono trascorsi in una sorta di lunga vacanza, ho studiato la lingua, ho capito come muovermi e ho trovato i miei punti di riferimento. A questo punto non restava che passare alla fase due della nuova vita: cercare un lavoro!!! Il pensiero mi agitava alquanto, non volevo ripassare per il calvario dei milioni di cv spediti senza risposta e senza speranza. Avevo impiegato anni a ristabilire un equilibrio emotivo.

Primo passo: ufficio di collocamento. Ho scoperto un mondo a me del tutto sconosciuto. Mi è stato dato un appuntamento con un tutor, il quale dopo l’intervista mi ha consigliato un percorso di orientamento perché potessi comprendere il mercato del lavoro in Francia e capire come potermi collocare. Questo percorso mi ha portata all’orlo della crisi depressiva. I primi appuntamenti si sono concentrati sul mio passato lavorativo, ho dovuto rianalizzare tutte le mie esperienze e capire cosa mi fosse piaciuto e cosa no di ogni lavoro. Dopo di che mi è stato chiesto cosa avrei voluto fare. Insegnante? No, deve fare un percorso specifico. Segretaria per una ditta di import/export che lavora con l’Italia? No, non parla abbastanza bene il francese. Potrei aprire una pasticceria italiana? Eh, ma c’è tanta concorrenza. Siamo andate avanti così per 6 incontri fin quando all’ultima seduta la consulente ha avuto un’idea geniale: “Ha pensato che potrebbe insegnare italiano in qualche scuola privata o lavorare in qualche azienda che lavora con l’Italia?” un ruggito è uscito dalla mia bocca “Sono le prime cose che ho proposto e LEI ha detto che non potevo farlo”.

Incomprensioni a parte ho scoperto che in Francia esiste una formazione vera e continua. Se decidi di cambiare professione devi solo scegliere i corsi che ti forniscono le competenze necessarie. Ovviamente, nella maggior parte dei casi, questa formazione è finanziata dallo stato.

Passata la quasi depressione, ho aggiornato il curriculum e ho fatto una prima spedizione alle scuole superiori private che prevedevano l’italiano tra le lingue studiate. Naturalmente in un piccolo centro come Annecy le scuole non sono centinaia. Come primo giro di cv ho selezionato 7 scuole. Due mi hanno risposto subito via mail dicendo che erano al completo. Un liceo mi ha spedito una lettera dicendomi che il mio curriculum era interessante e che pur essendo al completo avrebbero conservato i miei dati per necessità future. Per la prima volta, nella mia lunga carriera da disoccupata, qualcuno si prendeva il disturbo di rispondere all’invio di una candidatura spontanea, che EMOZIONE!!!!!

Dopo circa un mese squilla il mio telefono: era il direttore di una scuola!!!!!!!

Il 25 luglio, tirata a lucido e ostentando una sicurezza a me ignota, mi sono recata al colloquio. Mi sono ascoltata mentre spiegavo in francese perché sarei stata la scelta giusta per ricoprire quella posizione e che ero pienamente sicura che fosse il lavoro per me. Chi era quella sconosciuta con le mie sembianze, sicura di sé, che seduta con posizione eretta, ma rilassata, mani ferme poggiate sul tavolo, convinceva il Signor Bevillard ad assumerla?????

Accidenti ero io, ero proprio io!!! Un’Annalisa che non vedevo da un po’, un’Annalisa che ha deciso di afferrare a pieno l’opportunità che il nuovo paese e la nuova vita le stava offrendo. E così il 1° settembre ho indossato la mia camicetta nuova, i jeans scampanati e i tacchi (o almeno quello che io considero tali), sono entrata nella mia classe e mi sono seduta dall’altro lato della cattedra: “Bonjour je suis le professeur d’italien”, questa volta ero la PROFESSORESSA!!!!

Davanti a me c’erano Jodie, Léa, Alexander, Valentin, Lucie, Antoine: i ragazzi del secondo anno, 6 ventenni brillanti alle prese con il diploma BTS. Ero là davanti a loro che parlavo, spiegavo, interrogavo. Quante volte nel corso degli anni ho vissuto nei miei sogni un immaginario primo giorno di scuola e, adesso, il sogno è diventato realtà.

A distanza di 2 anni posso rispondere alla domanda “Cosa pensate di trovare fuori dall’Italia?”: la possibilità e la forza di realizzare i nostri sogni, il coraggio di prendere a piene mani le occasioni che la vita mette sul nostro cammino (a partire dallo stesso trasferimento), la possibilità di ripensarci e di diventare ciò che abbiamo bisogno di essere.

In alcuni casi il maggior ostacolo che possiamo incontrare sulla nostra strada siamo noi stessi, le nostre paure, i nostri dubbi. E allora accantoniamo le paure, apriamo tutti i cassetti chiusi e impegniamoci nella realizzazione del prossimo sogno.

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