Decalogo semiserio della tipologia di italiani a Barcellona

gaudi-barcellona-architettura

L’esaltato

La sua vita non era degna di questo nome prima del trasferimento a Barcellona. Qui ha trovato l’amore, (vuoi mettere le catalane/i a confronto con le/gli italiane/i?), ha fatto carriera, mangia a prezzi ragionevoli e si gode il sole tutto l’anno.

In alcuni casi l’esaltato è tutto il contrario: ha un lavoro sottopagato, turni di 10 ore senza pausa e vive in un appartamento privo di luce naturale, con un’unica finestra grande quanto il palmo di una mano. Se gli si fa notare che le sue condizioni attuali non riflettono esattamente il Paradiso, contrattacca dicendo che, se deve farsi sfruttare, preferisce che sia qui e non in Italia.

A volte, invece, cercando di porre freno alla sua cieca esaltazione, gli si chiede come mai il suo lavoro non rifletta le sue reali aspirazioni. Risponde sorvolando sull’argomento. Sostiene che si tratti soltanto di una condizione passeggera, che la cosa importante è “il sapersi godere la vita”, arte in cui gli spagnoli sono maestri, mentre l’Italia, a detta sua, è ormai una terra di zombie viventi.

 

L’anti-italiano

Non frequenta gli italiani, li evita come se fossero portatrici di una malattia iper contagiosa: l’italianità.

L’anti-italiano è terrorizzato all’idea di ricontrarre il virus! Sin dal suo trasferimento a Barcellona ha snobbato i locali gestiti da italiani e, se incontra un italiano, parla in spagnolo, presentandosi come Pedro invece di Pietro.

Se l’interlocutore riesce comunque a smascherarlo, confessa di essere nato in Italia. L’ammissione della propria nazionalità avviene però a testa china, accompagnata da una smorfia di ribrezzo. Sembra qualcuno a cui si stia ricordando una ex che aveva cercato invano di dimenticare e ora tutti lo obbligano a ricordarla e a convivere con il suo fantasma.

Lo zen

A Barcellona ha trovato la pace e l’oasi di benessere che cercava per connettersi con il proprio Io interiore.

Spesso trascorre il weekend in montagna, partecipa a raduni intensivi nel Parc del Montseny per imparare come respirare con l’unghia dell’alluce e, in settimana, gestisce un baretto di comida zerobiotica: i clienti muovono la bocca come se stessero mangiando ma ingoiano solo aria, per depurarsi dalle tossine in eccesso.

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Il critico patriota

Sostiene che a Barcellona ci sia il mare però non la cultura, perché quest’ultima è creazione degli italiani.

Se il critico patriota visita la Catedral del Mar, non perderà l’occasione per svalutarne la bellezza enumerando le meraviglie del Duomo di Milano. Se invitato a una cena catalana, mangerà i tipici cannelloni decantando la ricetta delle lasagne. Se lo si involucra in una conversazione sulla letteratura spagnola del Siglo de Oro, citerà Goldoni. Quando gli si propone la spiaggia, declina l’invito sostenendo che il mare sia sporco e non abbia nulla a che vedere con la qualità dell’acqua della costa italiana. Viene da chiedersi quando prenderà un areo per ritornare in patria e, per il sollievo di tutti (eccetto i propri residenti in Italia), restarvici.

Il super integrato

Vive a Barcellona Provincia o nei numerosi paesini satellite.

Snobba Barcellona Città perché la giudica troppo caotica. Quando vi si reca, si riunisce in anticipo con altri compaesani per non perdersi nel labirinto della metro. L’occasione per la grande gita è generalmente qualche manifestazione pro-indipendenza a cui partecipa per difendere il diritto del popolo che lo ha adottato di “decidere liberamente il proprio destino“.

Si esprime preferibilmente in catalano, prova ribrezzo per i connazionali che non l’hanno ancora imparato e piange di disperazione per non poter votare. In mancanza del diritto di voto, va ugualmente alle elezioni per fare piña, numero, e solidarizzare con la causa.

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Il nostalgico

L’Italia gli manca, tanto, troppo.

Quando entri in casa sua vieni accolto dal profumo di ragù alla napoletana e di vedute della Costiera Amalfitana alle pareti. Quando parla dell’Italia gli brillano gli occhi: vorrebbe davvero tornare, ma non c’è lavoro e gli stipendi son bassi (se è un artista, in Italia non se lo fila nessuno).

E’ il contrario dell’esaltato. Si ritrova quindi costretto a rimanere qui a guardare sospirando i turisti italiani che affollano la città, invidiando la loro fortuna di poter rientrare in madrepatria e respirare l’aria del più bel paese del mondo.

L’hater dei social networks

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Se fosse un giocatore di calcio, sarebbe un attaccante.

Il suo sport preferito è commentare, opinare e soprattutto riversare un odio ingiustificato verso tutto ciò che viene proposto da altri sul web. Se qualcuno si permette di condividere il nome di quello che considera il miglior ristorante italiano a Barcellona, l’hater andrà in attacco demolendo l’autore dell’opinione.

La critica sarà che non esistono ristoranti italiani buoni a Barcellona, che la vera pizza è solo in Italia, che se si vive qui bisogna adattarsi. Magari invece non leggerà neanche il post e criticherà solo per il fatto “che un italiano si permetta di dare dei consigli ad altri italiani”.

Lo stesso discorso vale per qualsiasi altro commento, dalla richiesta di consiglio per trovare lavoro (la risposta sarà: “rimboccati le maniche!”) fino all”ammissione di sentirsi soli, a cui l’hater replicherà di cercarsi un gruppo d’aiuto e smettere di piangersi addosso.

Il missionario

Si dedica a raccattare nuovi venuti sui social network che postano richieste di aiuto e, con straordinaria minuzia, risponde dettagliatamente a dubbi e domande offrendo soluzioni pratiche.

Se sei appena arrivato e sei senza budget, il missionario ti offrirà il divano di casa sua perché tu possa cercare casa tranquillamente. Si mostrerà disponibile per prendere un caffè e mostrarti la città. Se vorrai ringraziarlo, non farà altro che sorridere sostenendo che tra connazionali bisogna aiutarsi perché “nessuno è nato imparato” e “ci siamo passati tutti”. Quando, grato dell’aiuto, cercherai di distanziarti e vivere una vita indipendente, il missionario continuerà a scriverti e invitarti poiché convinto di essere il portatore della  missione di “supporto italiani all’estero”.

Il tragico

Quando ha un momento libero lo dedica a disanimare sui social networks coloro che si vogliono trasferire dall’Italia.

Commenta con allarmismi quali “Non venire, te ne pentirai!”, “Rimani lì, che stai meglio!”, “Non sai cosa ti aspetta!”, che celano una situazione di alta pericolosità nemmeno stesse parlando della Corea del Nord. Se lo conosci personalmente e chiedi consiglio, ti dirà che devi calcolare almeno 6 mesi senza lavoro, che per trovarlo è meglio il porta a porta, che devi fotocopiare almeno 20.000 curriculum, che siamo già troppi qui e che se non sai lo spagnolo e il catalano non lo imparerai mai. Il riassunto dei suoi interventi sarebbe: Arrivi tardi e sei impreparato!

L’educatore

La sua missione è cambiare lo stereotipo dell’italiano medio all’estero.

Se nota un turista italiano gridando al telefono in Plaza Catalunya, si avvicina e chiede cortesemente di abbassare la voce perché il suo comportamento non giova alla reputazione dell’italiano all’estero. Se, a una biglietteria, il turista italiano esordisce con un “Ciao”, l’educatore suggerisce che provi a pronunciare almeno”Hola”, che è molto facile ed un primo segno di rispetto verso la cultura che lo sta accogliendo.

Dopo questa lista intrisa di ironia… confesso che io in primis mi vedo spesso scivolare da una categoria all’altra! E voi?

17 commenti
  1. santina piu
    santina piu dice:

    Simpatico oltre che vero 😂😂Inoltre,se “ci ” guardiamo dentro, abbiamo tutte un pò di missionario,di assistenti,nostalgici etc.Niente di strano,credo,fa parte dell’essere umano ,no ?!

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  2. Massimo
    Massimo dice:

    Scopro oggi il blog. Come uomo … posso partecipare? 🙂
    Complimenti per il post. Molto simpatico, bello.
    Mi ha fatto sorridere ritrovarmi in 4 profili.

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  3. Paolo
    Paolo dice:

    SOS mi riconosco in ogni profilo…
    complimenti 🤗
    Ps ma escludendo i servizzi e lavoro…siamo di gran lunga superiori 😜😜😜

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  4. Alessandro
    Alessandro dice:

    Ciao,bell’articolo, divertente.Ma questa tipologia, l’hai stilata in base a delle interviste fatte a degli italiani a Barcellona? in caso negativo sarebbe interessante realizzarne. Ben disponibile a proporre una griglia di intervista.

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  5. Giulia - Norimberga
    Giulia - Norimberga dice:

    Davvero spassoso quest’articolo Caterina, well done! 🙂 noi prima di trasferirci a Norimberga ci siamo imbattuti in una folta schiera di TRAGICI intenti a dissuaderci dal farlo perché non si trova casa, o gli affitti sono alti, o dovevamo avere questo e quel requisito…e chi più ne più ne metta.

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