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Leggere libri … per ricordarci la nostra storia e la nostra identità e renderci ancora più ricettivi alla cultura della differenza.


“Diario di Londra” è un romanzo autobiografico di Sonia Serravalli edito nel 2016 in e-book.

 

Molte di noi si riconosceranno nelle parole di Sonia, scritte senza filtri, senza paura del giudizio degli altri e con indulgenza del proprio, senza strati di apparenza.

  • Arrivare a Londra da un paese caldo e ricordare cosa sono i gradi sotto i 20. Esistono.
  • Cercare un mezzo, o meglio, una concatenazioni di mezzi, che ci permetta di raggiungere la nostra nuova abitazione. Nel cuore della notte, il dubbio che esistano si fa strada fra il freddo e la solitudine, ma bisogna avere fiducia.
  • Raggiungere l’appartamento mai visto se non tramite foto scambiate per mail. Ne esistono di terrificanti, che metterebbero in crisi anche Morticia e che spingerebbero una pantegana a dei vaccini preventivi, ma ne esistono anche di bellissimi, con tanto di roseti da fiaba.

A Sonia capita la fortuna di avere, per un prezzo più che ragionevole, una sistemazione davvero confortevole al suo arrivo in Inghilterra, dopo un lungo periodo trascorso nel Sinai.

  • Sentirsi felici e padroni del mondo in un micromondo in cui tutto sembra non solo facile, ma in nostra impaziente attesa. Persino il destino si scomoda a inviarci ogni sorta di segno per rassicurarci che siamo nel posto giusto e al momento giusto.

Sonia è un’artista, scrittrice e fotografa interessata all’editoria, con una laurea, un patrimonio di lingue parlate fluentemente, un curriculum che in 41 anni non si sa come abbia messo insieme se non con il dono dell’ubiquità.

  • Incominciare a capire di non capire. E non mi riferisco al mero codice linguistico, per quanto una parlata inglese stretta fa tremare i polsi ad uno straniero con l’opera omnia di Dickens, in lingua originale, sottobraccio. Mi riferisco al modo di relazionarsi con gli altri e di concepire il lavoro, lo svago e gli obiettivi da perseguire per essere “felici” e “integrati”.
  • Realizzare di non aver capito proprio nulla in quattro mesi, se una quindicina di colloqui non hanno sortito alcun effetto e una decina lo hanno sortito per ottenere un lavoro che destabilizza corpo e mente.
  • Divertirsi e consolarsi cogliendo il lato ironico della propria vita, ancor prima di quella altrui, e provare sentimenti di empatia per chi, stentavamo a crederlo, appartiene alla nostra specie e non è approdato da Marte nel lasso di pochi minuti.

In questo Sonia Serravalli è maestra: la vediamo stupirsi, disperarsi, arrabbiarsi, piangere, ma, soprattutto, sorridere.

  • E, infine, comprendere che per comprendere ci vogliono anni, strade da percorrere, numeri civici da cercare, mezzi pubblici da inseguire, pioggia da bere, frasi da ascoltare con il cuore e gesti da interpretare affinché ciò che è solo altro diventi anche, in parte, nostro.

Ci sono persone che hanno bisogno di tutto il mondo, o forse tutto il mondo ha bisogno di loro. Eppure, anche se così assetate di nuovi corsi d’acqua e di cascate, non dimenticano la fontana della piazza del paese natio, con quel sapore così dolce.

Perché emigrare porta a conoscere prima di tutto chi siamo, chi eravamo e chi vogliamo essere, prima ancora di arrivare a tendere la mano ad uno sconosciuto, stringerla forte, e saltare insieme, senza vedere il fondo del pozzo, sicuri di trovarci un tesoro che non si esaurisce: la diversità.

Emma Fenu

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