Dica “Aaaaaa…”

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Chi si ricorda il proprio medico di famiglia? La sala d’attesa, i giornali sul tavolino, gente che tossisce tutta intorno.

Ogni inverno io mi ammalavo. Tosse forte e grassa, nemmeno mi lasciava dormire. No febbre, no placche, sì alla scuola nonostante tutto. Purtroppo quel mostro bipede della mia maestra di italiano mi piazzava puntualmente sul pavimento fuori dalla classe perché il mio tossire la disturbava. Praticamente ho perso metà semestre di lezione, prima che i miei genitori mi credessero e andassero a rigirarla come un calzino.

Ad ogni modo, quando ci si ammala per la tosse si va dal medico di famiglia, giusto?

Il medico ti visita e ti prescrive dei farmaci. Se invece si dovesse ricorrere a esami più approfonditi, bisogna farsi fare l’impegnativa, prenotare la visita e pagare il ticket. Questa è la prassi nel 90 % dei casi.

Nel caso in cui i tempi di attesa per un appuntamento fossero troppo lunghi, ci si deve rivolgere al medico privato, a discapito del portafoglio.

Per quanto possiamo ritenerci orgogliosi del sistema sanitario italiano, perché garantisce a tutti il diritto di accedere alle cure mediche e assicura a tutti di essere soccorsi in ospedale, conosciamo anche l’altra faccia della medaglia: i costi sono alti, ma soprattutto, non essendo chiaro e trasparente il legame esistente fra chi paga per essere curato e chi effettivamente cura, si producono molti sprechi.

In Germania invece, la sanità mira a ridurre gli sprechi al minimo e questo rende quello tedesco uno dei sistemi più efficienti d’Europa.

L’assicurazione sanitaria è obbligatoria: in mancanza di essa non si può nemmeno avere un contratto di affitto.

Ma come si riescono a evitare gli sprechi?

Ogni compagnia assicurativa fa capo a società partecipate pubbliche, per cui si balza quel meccanismo italiano per cui soldi destinati alla sanità si trovano nella grossa piscina di tutte le altre tasse che ognuno versa, e che vengono redistribuite a tutti i settori.

Ogni società è responsabile della propria sopravvivenza, quindi deve cercare di vendere i propri servizi sanitari meglio di tutte le altre.

Arriviamo ai numeri. Come si calcola l’assicurazione?

Semplice: è direttamente proporzionale al reddito.

Corrisponde circa al 10%. Sì, è dispendiosa ma per lo meno non c’è bisogno di avere il classico medico di fiducia, perché tutti gli specialisti (ortopedici, oculisti, dentisti, ginecologi eccetera) hanno prestazioni convenzionate con le assicurazioni.

Ad esempio, se un giorno dovessi avere mal d’orecchio, potrei andare direttamente da un otorinolaringoiatra (in tedesco HNO – Hals Nase Ohren) e farmi visitare. Tutto questo senza:

– andare dal medico di base per la ricetta
– andare in ospedale a pagare il ticket
– dover allungare 100 euro per farmi ricevere in breve tempo.

Anche i semplici esami del sangue si fanno dal medico di base, così come l’elettrocardiogramma, i test delle allergie, ecografie varie, esami delle urine, a volte anche piccoli interventi (mi hanno tolto un tappo di cerume una volta e vi assicuro che non è stato piacevole).

È un errore dire che è tutto gratis, perché non è vero.

Quelli sopra descritti sono tutti servizi che rientrano in quel famoso 10% versato ogni mese. Ovviamente non possiamo far finta che non ci siano anche qui lati negativi. Uno dei quali è il sovraffollamento degli studi medici: pensate solo se poteste farvi visitare ad ogni minimo acciacco!

Altra pecca sono i moduli da compilare; ogni specialista vuole registrarti come cliente e cercare di offrirti sempre più servizi, magari anche quelli che non servono perché poi loro ricevono ovviamente un corrispettivo dall’assicurazione.

Sei mesi fa sono andata a fare un controllo dal dentista perché ero convinta di dover togliere i denti del giudizio. Ho fatto la visita normale di routine, poi la panoramica, pronta praticamente subito dopo. I denti erano posizionati bene per cui nessun intervento.

Nonostante questo, e nonostante non avessi richiesto nient’altro che un controllo, la dentista mi ha voluto fare la pulizia dei denti davanti (solo i 5 dell’arcata inferiore dove a detta sua si deposita maggiormente il tartaro) dicendomi “tanto l’assicurazione lo paga una volta all’anno”. Della serie “fallo perché l’hai pagato”. Effettivamente è stato da una parte molto gentile da parte sua dirmelo perché è un servizio appunto pagato, dall’altra diciamo che è stata abbastanza insistente. Soprattutto perché, come temevo, non è stato piacevole.

Se l’assicurazione è obbligatoria, cosa succede se si è disoccupati?

Qui si naviga in acque diverse ma diciamo che il welfare system prevede che, in caso si perda il lavoro o si stia disoccupati per un determinato periodo, lo Stato provvede ad un assegno di disoccupazione; la somma varia da caso a caso. I requisiti per averne accesso sono vari, fra i più importanti c’è la dedizione a cercare un nuovo impiego.

Si tratta del famoso reddito di cittadinanza, in Germania chiamato Hartz IV.

L’unica differenza è che siamo nel 2018, mentre la Germania l’ha attuato già da circa 16 anni e riformulato nel 2005.

Detto questo, il concetto è semplice e conciso: finché rispetti i requisiti, lo Stato paga l’assicurazione, se sgarri sei fuori.

Anche qui, piano con le conclusioni affrettate: l’Hartz IV è da anni motivo di grandi diatribe perché molti se ne approfittano, con effetti talvolta incontrollabili; non c’è da tralasciare che la Germania ha un enorme problema di povertà fra i pensionati, secondo alcuni risalente a questo fattore.

Che la sanità purtroppo sia un business dappertutto non è una novità. Ma almeno in Germania sai dove finiscono le tasse che paghi.

A volte direttamente sulla tua pelle.

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