donne-nero-qatarPrendo spunto da una domanda postami in un mio precedente articolo sul Qatar: “non sono inquietanti le donne tutte uguali nel loro abbigliamento nero?

In questa penisola grande come l’Umbria, della popolazione di oltre due milioni di abitanti, i qatarini sono solamente 300 mila, un sesto. Ne consegue che, a Doha, si vedono due donne su sei vestite all’europea, due con i colorati salwar kameez indiani, una all’occidentale con il capo coperto da colorati foulard e solo una  su sei  con la tradizionale  abaya.
Seppur celate sotto le loro tuniche nere, le donne non sono inquietanti e neppure tutte uguali. Al contrario, saltano all’occhio per la loro eleganza nel portamento, per i loro gesti misurati, per le loro mani perfettamente curate, per i visi (quando svelati) e gli occhi profondi e decisamente truccati, per i gioielli vistosi e per le colorate scarpe e borse di lusso.
Icona e ambasciatrice dell’eleganza della donna locale è certamente Sua Altezza Sheika Moza Bint Nasser, madre dell’attuale Emiro e moglie dell Emiro precedente. Andate a vedere qualche sua foto. È una donna bellissima, elegante e di grande cultura.
Coprirsi è pressoché una scelta della donna anche se influisce il condizionamento socio culturale. Per le bambine indossare l’abaya vuol dire essere grandi. A volte le vedi infagottate nelle loro vesti nere camminare impettite a fianco di sorelle maggiori o madri, cercando di sistemarsi il velo sulla testa.
Si vedono ragazze e donne che celano solo il capo con il Hjiab, altre il viso con il Niqab che lascia scoperti solo gli occhi, le più conservatrici celano anche lo sguardo.
In una società multiculturale come quella del Qatar, l’abbigliamento riveste anche un forte senso di appartenenza ad un popolo: vesto l’abaya quindi sono qatarina. Ma le donne, nonostante siano ammantate nelle loro tuniche nere, godono di una discreta libertà, impensabile anche solo nella confinante Arabia Saudita.
Possono guidare, lavorare in ambienti misti (uomini e donne) uscire la sera con amiche senza la presenza di un uomo.
E per ogni occasione indossano una abaya diversa. Rigorosa sul posto di lavoro, impreziosita di strass colorati o di cristalli Swarovsky per la sera. Ad ogni angolo di strada ci sono negozi dedicati alla vendita del tradizionale vestito. Esposti in vetrina  modelli con stili diversi che catturano l’attenzione anche delle donne occidentali. Non nego che ho avuto la tentazione di entrare in uno di questi show room per provare uno dei preziosi capi proposti.
Nell’arco dell’anno si tengono le fiere della moda islamica affollatissime di donne locali e non.
Un segno di quanto è radicata questa tradizione. E lo dimostra anche la proposta di due famosissimi stilisti italiani che hanno presentato una collezione di abaye impreziosite da inserti di vario tipo.
Come non tuffarsi a pesce in un mercato così fiorente, che non accenna ad essere in crisi? Anche la moda va dove ti porta il denaro 😉
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Concorso Letterario per Racconti “Espatrio, le paure ed il coraggio delle Donne”. Leggi il Bando.

5 commenti
  1. Antonia
    Antonia dice:

    Ciao Laura,
    Sono friulana di Udine e sono a Doha. Due buona coincidenze per conscerci e magari berci un caffé? Contattami vía email se ti va,
    Mandi
    Antonia

    Rispondi
  2. Luca Uliana
    Luca Uliana dice:

    Ciao, sono Luca ed è chiaro che non sono una ragazza.
    Vorrei trasferirmi a Doha per lavorare…….
    Cerco di evitare agenzie o uffici di mediazione in quanto hanno sempre cercato di fregarmi soldi.
    Fra una settimana sarò di ritorno da Miami dove ci sono stato per 9 mesi e sinceramente non mi piace.
    Mi immaginavo tutta un altra cosa.
    Fondamentalmente ho fatto l’autista per molti anni, poi dal 2000 al 2012 autista privato ed assistente personale di un imprenditore di orderzo – TV e dopo ho voluto girare un pochino per vedere cosa succede fuori del mondo.
    Mi affascina l’Africa e di conseguenza penso che Doha sia la meta giusta per me….
    Nel frattempo per arrottondare ho fatto il Runners e quindi disponibilissimo.
    Detto questo, non fumo, non bevo non ho strani vizi…….niente di niente.
    Voglio solo garantire un futuro migliore ai miei figl.
    Tutto quà.
    Grazie e spero tanto che qualciuno mi risponda.
    P.S.: ho 46 anni ma mi sento un leone !!!

    Rispondi
    • Katia
      Katia dice:

      Ciao Luca, ti ringrazio per leggerci.
      Sono Katia, founder e coordinatrice di DCEE e ti sto scrivendo dalle Seychelles.
      Ti scrivo per chiarire alcuni punti che molte volte sfuggono ai lettori del nostro sito web.
      DCEE non e’un’agenzia di collocamento per lavoro all’estero. Consiglio di iscriversi alle varie agenzie di recruiters presenti soprattutto a Dubai e che operano anche per i paesi limitrofi e non solo. Tutte le assunzioni avvengono attraverso gli head hunters, non ci sono scorciatoie di sorta a meno che non si venga inviati in questi paesi come expat da organizzazioini internazionali o nazionali (italiane) che hanno delle filiali o dei progetti speciali da gestire. Se hai bisogno di un CV in inglese (tips su come realizzarlo) o una sommaria analisi delle competenze per individuare la posizione precisa per cui candidarti sono a disposizione e puoi scrivermi nella mia sezione. Tuttavia il mio consiglio ultimo e’ quello di rivolgersi a dei professionisti del settore. Nel caso tu decida, invece, di scrivermi ti comunico che le informazioni ti verranno fornite solo in forma pubblica, come messaggio di risposta sul blog stesso, allo scopo di arricchire queste pagine e di mettere a disposizione di un’utenza piu’ vasta del singolo le informazioni divulgate.Detto questo ti faccio un grosso augurio di trovare presto la sistemazione che desideri, per te e per la tua famiglia 🙂

      Rispondi

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