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Care Amiche e cari Amici di Donne che respirano, cioè, volevo dire, che vivono all’estero, eccomi rientrata dal mio viaggio in India.

Ci eravamo lasciati alla vigilia di un’estate, che per molti sarà stata vacanziera, avventurosa, riposante, o tutte queste cose insieme, ma che per me è stata sostanzialmente di studio.

Si, perché io, ricorderete, me ne sono andata per un mese, sola soletta in India, in una regione sperduta del Kernataka non lontana dalla zona di Bangalore.

Sono partita per studiare yoga ed approfondire la mia preparazione come insegnante di questa incredibile disciplina.

Poi, al termine delle mie quattro prove d’esame e di alcuni altri momenti critici, ho lasciato i miei monsoni indiani per atterrare in un’estate svizzera ed europea ancora da godere e da una famiglia allegra che così tanto mi erano mancati. Ma andiamo per gradi.

Vi avevo promesso che avrei riferito su come si viva in un ashram, uno di questi luoghi di raccoglimento dove in India si passa un certo periodo di tempo per intraprendere o approfondire il proprio cammino di crescita personale.

Nel caso di una persona dedita allo yoga come me, l’ashram è stato il posto in cui mi sono immersa in un ritmo di vita estremamente essenziale, scandito da molte lezioni e molto impegno, pasti leggeri e frugali e molti momenti di gioiosa condivisione.

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Un momento di convivialità: imparare qualche ricetta indiana, nella semplicità della cucina dell’ashram

Ecco come si è svolta la mia giornata tipica

Ore 05:30 – Sveglia. Non c’era bisogno di aspettare il canto del gallo della fattoria vicina o di puntare l’allarme del telefono: a svegliarci ci pensava Peewee, la mia maestra di Dubai, responsabile didattica di questa formazione a Kevala, la fondazione che ci ospitava.

Peewee, con la sua voce roca dell’alba ed i suoi mantra ripetuti all’infinito, rappresentavano la prima sfida della giornata sia per la nostra pazienza che per la nostra motivazione interiore!

Passati i primi tre giorni nei quali ognuna di noi si alzava con il ghigno di chi la avrebbe strozzata, il nostro metabolismo e le nostre orecchie si sono abituati allo choc mattutino.

Ore 06:00/07:00 – Pranayama, ovvero esercizi e tecniche di respirazione yogica. Sono delle pratiche molto antiche e fondamentali dello yoga, da praticare almeno due ore lontano dai pasti.

Io mentre insegno una tecnica di pranayama, Nadi Shodana, durante una lezione-esame

Ore 07:10/08:30-09:00 – Asana, ovvero la pratica dello yoga in tutte le sue posizioni (in Sanscrito dette, appunto, “asana”) e sequenze di posizioni, seguite da qualche minuto di rilassamento profondo in posizione supina di immobilità assoluta (“Savasana”).

La nostra classe nella pratica quotidiana di asana, parte fondante del training

“Wild thing” una posizione che fa lavorare nell’apertura della schiena e stimola il rilascio delle emozioni legate ai sentimenti, all’affettività, al perdono

Ore 09:10/10:30-11:00 – Krya Yoga. Guruji, ovvero il maestro spirituale della nostra insegnante, Dr. Pradeep Ullal, ci ha aperto a questa antica tecnica volta ad eliminare ogni sorta di blocco psico-fisico esistente, con il fine ultimo di stimolare e suscitare l’ascesa di Kundalini.

Secondo la tradizione yogica più antica, la Kundalini è un’energia dormiente alla base della nostra spina dorsale che, adeguatamente “risvegliata” attraverso l’attivazione della nostra ghiandola pineale, mediante tecniche di respirazione, esercizi fisici e meditazione, può innalzarsi fino alla sommità della testa.

In altre parole, le funzionalità della ghiandola pineale (le cui cellule sono responsabili, tra l’altro, della produzione di melatonina, che a sua volta regola il nostro ritmo veglia-sonno e nelle donne partecipa al buon funzionamento delle ovaie) si combinano a quelle dell’intero sistema nervoso, per portare la persona ad uno stato di profonda chiarezza interiore.

Se il soggetto è pronto, si può giungere ad una condizione di beatitudine interiore di totale consapevolezza di sé.

Che cos’è l’energia dormiente di Kundalini?

Cervello e corpo funzionano in perfetta armonia e questo stato si chiama anche di “consapevolezza totale”, proprio perché nella persona si crea un discernimento della realtà tale e quale essa si presenta alla nostra osservazione diretta. La realtà non viene più filtrata da impressioni personali, suggestioni, preclusioni, giudizi o altri condizionamenti esteriori o interiori.

La realtà, finalmente percepita per ciò che in essenza è, conferisce a chi la guarda in modo oggettivo un senso ultimo di libertà dal continuo proiettarsi in meccanismi difensivi o aggressivi del caso, da dinamiche giustificatorie o autolesioniste o vittimiste ed auto-compassionevoli nelle quali l’individuo, quando esposto a sofferenza, si ritrova imbrigliato.

Il soggetto è dunque sgombro da inutili reminiscenze passate o proiezioni future che non permettono di concentrarsi fino in fondo e di godere totalmente dell’esperienza attuale e presente.

La persona si sente liberata e libera.

Un’autentica sensazione di leggerezza e felicità pura invade il fortunato allievo, che si rivela pronto a fare scorrere in sé il flusso perenne dell’energia vitale di Kundalini.

Essere nella ricerca dell’ascesi di Kundalini è aprirsi già a questa opportunità.

Incontrare maestri attenti e competenti al giorno d’oggi capaci di rivelarne la strada, quando e se l’allievo è pronto per l’ascesa di questa energia, è stato un privilegio che non mi sarei aspettata di ricevere.

Guruji è uno dei pochi maestri indiani viventi che possiede questo dono e questa capacità.

La mia gioia nell’aver assorbito per un mese intero tutto quanto mi è stato possibile della sua immensa saggezza e infinita umanità paterna è stata senza precedenti.

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Guruji all’inizio di una sessione di Krya yoga

Voi direte: “e cosa ce ne facciamo di una bella ghiandola pineale adeguatamente risvegliata? Non si può vivere benissimo anche con una Kundalini dormiente?

La risposta è: certo che sì. Solo che se questa energia non viene mai innalzata per tutta la vita, è come possedere una Ferrari e continuare a viaggiare a 60 Km/h. Un po’ uno peccato, ecco.

Ma torniamo all’organizzazione della mia giornata.

Ore 11:00 – Colazione! Ebbene sì, a distanza da 5 o 6 ore dalla sveglia e dopo tutte quelle attività fisiche, finalmente si mangia.

Ore 11:45/13:45 – Lezioni teoriche a turno di: anatomia applicata allo yoga; studio dei meridiani e pratica di compressione della medicina
cinese; correzioni verbali, motivazionali e manuali; piccole manipolazioni fisiche sugli studenti durante l’insegnamento yoga; struttura della classe di yoga equilibrata e secondo temi specifici; altre nozioni teorico–tecniche per l’insegnamento dello stile di yoga Hatha-Vinyasa, secondo i principi originari della disciplina.

Ore 14:00/15:30 – Pranzo, e se questo non avveniva troppo tardi, tempo libero personale.

Ore 15:30/17:00 – Studio del testo Yoga Sutras’ di Patanjali, un excursus scritto in 196 Sutras o aforismi, in Sanscrito, tradotto da uno dei padri dello yoga moderno, B.K.S. Iyengar.

Questo viene considerato uno dei testi più importanti della filosofia dello yoga, una vera e propria miniera d’oro per chi percorre questo cammino.
Una voce antica che parla all’uomo contemporaneo in una lingua dispersa e che finisce direttamente nell’anima di chi si mette in ascolto. Una lettura che consiglio, tra l’altro, a chi si sente ispirato a trovare risposte nel suo riflessivo movimento interiore.

Durante questa ‘pausa’ fisica nella nostra giornata fitta di impegni, sono nate alcune delle conversazioni e discussioni filosofiche più belle dell’intero periodo trascorso in India.

Si sono condivisi passi importanti delle nostre personali esperienze e costruiti ponti di comunicazione diretta ed intima con compagne di viaggio appena incontrate, eppure capaci di leggerci dentro con una chiarezza ed un’umanità prive di giudizio, con apertura e affetto.

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Studio e impegno sempre nel buon umore e nella complicità del gruppo di insegnanti-allieve

Ore 17:00 /19:00 – Krya Yoga. In questa fase calante della giornata, dove molte delle nostre energie erano già state spese in differenti possibili modi, la straordinaria guida spirituale del nostro guru, animato instancabilmente da una generosità che spero di saper imitare, ci dispensava la sua profonda saggezza in modo sempre nuovo e coinvolgente.

Spesso, in questo momento della giornata, Kevala si riempiva di suoni magici.

Un ashram non come gli altri: avevamo il privilegio di un impianto stereo di alta qualità e, attraverso una selezione di suoni e musiche di cui sento una profonda mancanza, Guruji ci guidava in straordinarie esperienze di meditazione e kundalini di profonda intensità.

19:00/20:30 – Se le cose non andavano per le lunghe, tempo per una doccia nel nostro bagno spartano a mezzo di due secchi e del contenitore con beccuccio per far scivolare l’acqua addosso.

Non l’esperienza di lavaggio più confortevole della mia vita, ma nemmeno la peggiore.

Certamente un’occasione di più per ricordarsi di un consumo di acqua (in questo caso piovana e purificata) consapevole e non votato agli sprechi.

L'angolo doccia del bagno della camera di Katia

Tre rubinetti (uno per l’acqua calda, uno per quella fredda e il terzo non funzionante) e un secchio, ecco la doccia anti-sprechi

20:30/22:00 – Cena e momento di condivisione spontaneo e festoso della giornata.

Il clima di stretta convivenza e impegno di ogni giornata si chiudeva all’esaurimento totale di tutte le energie fisiche e nell’apprezzamento di una cucina indiana speziata, organica, sattvica, spesso costituita dalle piante e dalle erbe che provenivano dall’orto stesso della Fondazione.

Questo ritmo disciplinato si è susseguito da sabato a giovedì, essendo venerdì il nostro giorno libero e unico momento di “libertà” fuori dall’ashram.

Senza volerlo, ci siamo rese famose nella sperduta regione di piantagioni da caffè, per i nostri pellegrinaggi nell’unico baluardo di civiltà, a 45 minuti di tragitto in tuc-tuc, nel beneamato ristorante Siri Café, unico nell’arco di svariati chilometri!

A seguire, il solo shopping che la zona consentiva: tra spezie, frutta e braccialetti d’argento, nella città più vicina, per non dire meno lontana: Chikmagalur.

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A Chikmagalur anche le mucche fanno shopping!

Cosa ho portato a casa dall’ashram di Kevala

Un giorno dopo l’altro, ognuno di noi, senza deciderlo, ha cominciato a fare esperienza del proprio bagaglio di negatività, timori, retaggi culturali, blocchi emotivi, esperienze traumatiche, come di una zavorra non necessaria che era opportuno abbandonare una volta per sempre, per potersi aprire ad uno stato di benessere ulteriore che non avevamo ancora in effetti toccato.

Abbiamo fatto tesoro di ogni istante di distillata nuova consapevolezza del corpo-mente-spirito, per arrivare ad ammettere a noi stessi che il nostro piccolo “dramma personale”, uno dei tanti che noi persone ci portiamo e ci cuciamo addosso nel tempo, non merita più la nostra attenzione.

Venute da angoli opposti del globo, eppure come ri-trovate da questa esperienza singolare in India che nascondeva molto di più di un corso di specializzazione per insegnanti, ci siamo piano piano spogliate delle piccole, quotidiane maschere che utilizziamo tutti nel nostro incessante role-play di questa esistenza, per svelare, non senza fatica, ma con tutta la grazia possibile, il nostro vero volto.

Il culmine del mio per-corso indiano, è stato, per me, il giorno dedicato al silenzio.

Dal sorgere del sole al tramonto, ci è stato chiesto di non usare la nostra voce che per recitare il nostro mantra personale.

Nell’assorta contemplazione del paesaggio, dei suoni della natura, della vera voce che proveniva dal canto, si è fatta spazio un’immagine di me che non avevo ancora incontrato: l’immagine della pace totale e di una felicità diversa.

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Al termine del giorno di silenzio, una pace e profonda mai provata

Nella sua totalità, la mia esperienza in India è stata estremamente felice e sono rientrata nella mia vita di prima, non come prima. 

Ho portato a casa una motivazione più radicata del mio progetto di vita.

Di questi tempi, con tutte le incertezze che ci contraddistinguono e tutte le brutture che ci circondano, mi sento di dire che il duro lavoro intrapreso sulla strada dello yoga mi sta portando questa enorme ricchezza interiore che sprigiona da tutti i pori e che non vedo l’ora di condividere!

Si, è vero che dopo il viaggio in India mi sento più ricca, ma mai come prima mi sento anche estremamente generosa e bisognosa di distribuire questo patrimonio ricevuto a più riprese, in tappe salienti della strada verso l’autorealizzazione.

Inoltre, come e più di prima mi sento anche in un modo in cui il mondo che ci circonda raramente si sente: piena di gratitudine.

E’ una gratitudine che viene dall’aver vissuto molto sulla propria pelle i benefici dello yoga, dall’aver assorbito molto gli insegnamenti dei miei maestri, dall’aver condiviso molto tutto questo con i miei compagni di viaggio, ognuno dei quali ha avuto qualcosa da offrire e a cui io ho avuto qualcosa da dare.

Lo staff della fondazione di Kevala ed il gruppo di insegnanti del corso

La piccola comunità di Kevala Foundation

Nel periodo trascorso a Kevala si è creato qualcosa che nel precedente articolo avevo chiamato “innalzare la frequenza”: le persone coinvolte in questo percorso hanno creato insieme una fitta rete di legami, ricordi indelebili, nuovi propositi, abbandonando insieme vecchi personali schemi di comportamento e vecchie tendenze di pensiero per decidere al contrario, le une testimoni delle altre, di comporre un nuovo circolo virtuoso, costituito essenzialmente da una rinnovata energia vitale.

Questa energia, una volta risvegliata, desidera raggiungere altri individui per guidarli su analoghi cammini di riscoperta e trasformazione positiva.

Questa energia vuole passare attraverso le persone per ricordare ad ognuno di noi quanto, come essere umani, siamo già perfetti e felici così come siamo, come nulla che non possiamo sopportare ci sia presentato e infine anche come tutto possa trasformarsi da causa di dolore, in momento di crescita e progresso personale e collettivo.

Katia con due compagne-colleghe di corso in un selfie gioioso

Nuove connessioni!

E’ molto complicato mettere per iscritto il turbine di idee, pensieri e riflessioni che mi si presentano davanti quando chiudo gli occhi e penso a Kevala, all’India delle strade povere e confusionarie, alle persone dal sorriso aperto che lì ho incontrato.

Vi sono debitrice di un resoconto che è pertanto difficile da condensare e trasferire.

Di nuovo, mi si fa chiaro in mente il pensiero che lo yoga bisogna farlo, che non si lascia raccontare, ma solamente vivere.

Straordinario strumento di maestria sapientemente trasmessa e volontà ricettiva di chi lo accoglie, lo yoga, come dicono i più illuminati allievi-maestri, avviene: quando l’allievo è pronto, il maestro si manifesta sempre.

Katia tra Guruji e Peewee il giorno della cerimonia del diploma

Giorno del diploma: Guruji Dr. Pradeep Ullal e Guruji Peewee Sanchez: immensa gratitudine e rispetto per il lavoro intenso compiuto per noi, per aiutarci a trovare la nostra “vera voce” …

Buon Yoga a Tutti! Namaste.

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21 commenti
  1. Valerio Di Cecio
    Valerio Di Cecio dice:

    Amore mio, sei una donna piena di coraggio e determinazione. Grazie per aver condiviso con noi il racconto di questa tua avventura. Valerio

    Rispondi
  2. Laura
    Laura dice:

    Che bel racconto, profondo. La mia esperienza con lo yoga è pochissima e mi piacerebbe trovare una guida nel posto dove vivo. Per il momento mi accontento di un signore indiano che 2 volte a settimana ci dedica il suo tempo in uno spazio improvvisato e condivide il suo sorriso con noi. Mi fai venire voglia di approfondire!

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Cara Laura,

      lasciati guidare da cio’ che al momento arriva a te. In seguito, sono certa che quando sarai pronta per attraversare dei confini, i mezzi ed i contatti idonei non ti verranno a mancare. Quello che dobbiamo esercitare è la nostra capacità di capire cosa desideriamo di più per noi stessi. Il resto segue a ruota! Auguri, Katia

      Rispondi
  3. CINZIA
    CINZIA dice:

    Bel racconto…. da vivere, così come ben traspare il tuo vissuto giornaliero .
    Leggendolo, ho sentito i mantra…. ho odorato le spezie…. e un pochino sono stata con te.
    Namastè Katia

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Grazie dal cuore Cinzia,

      Non avevo idea di come il racconto sarebbe “arrivato”, ma mi riempie di soddisfazione sapere che per qualcuno è stato ricevuto cosi!
      Namaste Cinzia xxx

      Rispondi
  4. Sofia Barelli
    Sofia Barelli dice:

    Satnam! Mi piace molto questa storia. Grazie per averla condivisa! Insegno yoga kundalini..ti va di scriverci in privato, vorrei tra l’altro sapere i costi della scuola.

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Namaste Sofia,

      Grazie a te di aver trovato la pazienza per leggerla tutta. Complimenti per il tuo insegnamento. Ti ho già scritto in privato. Guruji sarà contento di scoprire che dall’altra parte del mondo ci si interessa al suo ashram e ai suoi insegnamenti! A presto.

      Rispondi
  5. Margherita
    Margherita dice:

    Bellissimo racconto, convertiresti anche il più radicale dei radicali. Mi piacerebbe davvero capire quando arriverà il momento per me, ma immagino questa sia la parte più dura, il resto odora di libertà.
    Grazie per questo viaggio così ben dettagliato. La tua generosità trasuda. Namaste Katia
    Margherita

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Namaste, Margherita, mi hai fatto ridere con il tuo commento sulla “conversione” :))
      Grazie a te per la generosità delle tue parole! Ho il sospetto che il momento arrivi quando uno non se lo aspetta. E già questa è una bella conquista di libertà, la libertà appunto di non aspettarsi più niente. Questo resta uno scoglio difficile da aggirare, un bel lavoro in cui gettarsi a capofitto, con fiducia. E quando si è qui, secondo me il viaggio già si è fatto un incanto continuo.
      Buona strada. Namaste cara Margherita.

      Rispondi
  6. Angela
    Angela dice:

    Ho finalmente letto questo tuo bel racconto relativo a questa importante esperienza umana e di formazione professionale. Non sarà stato facile per te sintetizzare questa esperienza lunga un mese in queste righe. Ma ti ringrazio per la condivisione e per la curiosità che mi hai acceso riguardo alla ghiandola pineale. Bravissima

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Carissima Angela,

      ci tengo sempre tantissimo ai tuoi commenti.
      Come hai detto correttamente, non è stato facile riassumere e spiegare l’esperienza vissuta insieme all’essenza della formazione ricevuta, ma sono entusiasta delle reazioni che il post ha ricevuto. Grazie per continuare a seguirmi.

      Rispondi
  7. Alessandra
    Alessandra dice:

    Cara Katia, ho letto il tuo bellissimo e coinvolgente racconto, e se ci fosse ancora qualcuno dubbioso, gli basterebbe guardare la meravigliosa luce nel tuo sguardo per comprendere la forza ed il potere della Kundalini, energia incredibile che tutti noi abbiamo. Sat Nam

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Namaste Alessandra,

      Il tuo commento mi riempie di gioia profonda. La stessa straboccante gioia che, hai ragione, tutti portiamo dentro e che necessita di venire adeguatamente risvegliata.
      Mi onora fare del mio meglio per diffonderla. Grazie per aver colto tutto, persino quella luce piccola piccola che vuole irradiarsi.

      Un saluto luminoso

      Rispondi
  8. Sandra
    Sandra dice:

    Cara Katia,
    Grazie delle stupende intense emozioni che ci fai vivere della tua esperienza in India.
    Grazie dell energia che ogni volta durante le tue splendide lezioni di Yoga mi trasmetti .
    Abbraccio Sandra

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Carissima Sandrina,

      grazie a te per il tuo sguardo puro verso lo yoga, la vita, le persone. E per credere in me e permettermi di essere tua maestra.
      E’ molto bello il tuo commento, ti abbraccio forte mercoledì! ;))

      Rispondi
  9. Marina Trano
    Marina Trano dice:

    Grazie Katia per aver condiviso questa tua esperienza penetrante, sí proprio penetrante nell’animo.
    Solo leggendoti, ho provato pace interiore.
    Non trovo altre parole adatte per esprimere ciò che ho provato perché impossibile descriverne il piacere “fisico” che mi hai trasmesso.
    Mi farebbe molto piacere continuare a leggerti.
    Un saluto Marina.

    Rispondi
    • katia
      katia dice:

      Grazie a Te Marina,

      per le parole appassionate. Scrivero presto su questo sito. Sarebbe bello che tu venissi ad una mia lezione di yoga di persona! Sarei curiosa di vedere se quella pace interiore potesse raggiungerti un’altra volta.
      Un saluto luminoso.

      Rispondi

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