dove-voglio-andare-tornareDove voglio andare. Dove voglio tornare.
Un bombolone alla crema e un cappuccino. Così ho salutato l’Italia quasi 400 giorni fa. Mio fratello era uscito la sera prima, come si dice “aveva fatto serata”e non aveva un gran voglia di accompagnarmi all’aeroporto. Ma stavo partendo per l’Australia e lì sarei rimasta per un anno intero. Non poteva non salutarmi e conoscendolo bene non poteva perdersi l’occasione di fare una doppia colazione al bar. Da quando viaggio, da quando vivo all’estero la colazione é l’ultima cosa che faccio prima di partire e la prima cosa che faccio non appena metto piede in Italia. Anche se arrivo alle 4 del pomeriggio io devo bere come minimo un cappuccino o un macchiato. E non perché all’estero non lo sappiano fare, sia chiaro. Anzi, in Australia ci hanno costruito una professione dietro alla parola “barista”. É una cosa mia. Un rito da cui non posso stare lontana ed essendo cresciuta in Sardegna, con una nonna che mi somministrava pane e scaramanzia tutti i pomeriggi, non posso certo meravigliarmi. Io amo i rituali, mi servono per rimanere ancorata a terra in questa vita da vagabonda che ho scelto di fare.
Sono passati quasi 400 giorni e invece di mettere finalmente la testa a posto come mi hanno chiesto di fare in tanti, l’unica cosa che sono riuscita a fare é stato prenotare un altro volo aereo, questa volta per Bali. Esaudire quel desiderio che covavo da tempo di stare a zonzo in Asia per un paio di mesi. Ho lavorato tanto e non mi sembrava il caso di rinunciarci proprio ora che l’Asia era lì, a sei ore d’aereo senza scalo. É il mio rito, d’altronde. Un po’ come il bombolone alla crema. Proprio quando le radici incominciano a crescere, io stacco. Poto tutto, strappo i pezzetti dalla terra con entrambe le mani, senza avere nessuna paura di sporcarmi. E prenoto un volo. Me ne vado. Trasloco. Non stavo male in Australia. Certo avrei dovuto superare la questione del visto che non é mica una cosa semplice. Ma sappiamo benissimo, caro lettore, che noi siamo degli esseri fortunati, con tutti i mezzi a disposizione per raggiungere il nostro obiettivo. Insomma la questione visto sarebbe potuta essere risolta, ma non l’ho fatto.
Perché mi é venuta una dannata e inspiegabile voglia di tornare a casa, in Europa.
Sono passati quasi 400 giorni in cui non ho potuto partecipare a uno sposalizio, che a quanto dicono é stato uno dei più divertenti, non ho potuto abbracciare alcuni amici in quei momenti di dolore in cui é importante stare vicino e in cui é ancora più difficile colmare la distanza tramite la chat di whatsapp, non ho potuto prendere in braccio i nuovi pargoli, nanerottoli urlanti di cui seguo le gesta tramite foto sul cellulare, non ho potuto assistere all’esame di cucina di mio fratello che avrebbe cucinato per me cose sfiziose che sono sicura mai ripeterà, non ho potuto ascoltare i racconti di alcuni amici novelli innamorati mentre non ho potuto calmare gli spiriti bollenti di altri. Non ho potuto mangiare quella zuppa gustosa la cui ricetta mi ha dettagliatamente descritto mio padre su Skype, tanto intensa da sentirne il profumo, non ho potuto salutare un pezzo della mia infanzia che ora navigherà nello stesso mare ma non più nel mio orizzonte.
Nel frattempo io lavoravo a dieci ore di fuso da tutto questo per potermi permettere una vita migliore. Per accumulare esperienza mi sono detta mentre asciugavo posate nel ristorante. Per migliorare l’inglese mi ripetevo mentre cercavo di vendere una giacca di pelle della taglia sbagliata ad un cliente incerto. Per vedere un nuovo pezzo di mondo pensavo mentre facevo stalking aggressivo ad un canguro che trotterellava libero in un parco. Should I stay or should I go? chiedevo insistente ai miei coinquilini, cercando una risposta non mia. Non rinnego niente. Me la sono spassata in Australia e se tornassi indietro rifarei ogni singola cosa. Ho apprezzato la fiducia che mi é stata data fin da subito, senza tener conto di quello che ero stata, considerando solo il mio presente. Assaggi di meritocrazia. Ho amato il contesto sociale australiano, completamente multiculturale. C’é tutto in Australia e a tutti i livelli sociali. É stato un arrivederci, quello con l’isola, emotivamente straziante e questa volta accompagnato da uova e pancetta per colazione. Ma non fa per me. Troppo lontano.
Per quanto l’atmosfera vintage e decadente europea mi stia stretta, questo continuo vivere delle glorie di un passato ormai andato, questa continua nenia lamentosa che avvolge i pensieri delle persone come un piumone caldo in una serata invernale, questo continuo sentirsi vittime senza nessun carnefice, so dove voglio andare.
Presto saranno più di 400 giorni lontano da casa ma so che il prossimo volo che prenoterò sarà per tornare in Europa.
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