Dubai my Dubai

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Vi è mai capitato di non provare più emozioni forti in tutti i tipi di circostanza o quasi? A me sì. Credo che questo approccio così razionale si sia sviluppato nel tempo, dopo variegate esperienze di vita all’estero ed anni di continui spostamenti e cambiamenti.

Mi sono accorta che affronto le cose, dalle più piccole alle più grandi, con meno coinvolgimento emotivo. Perché? Me lo sono chiesta spesso anche io e la risposta più plausibile – e razionale – che mi sono data è questa: per evitare di soffrire.

Non parlo di dolore fisico, ovviamente, ma interno, emotivo, disarmante. Dopo tante volte infatti, in ogni mio nuovo trasferimento, ho secondo me “fatto il callo” a quelle sensazioni che prendono il sopravvento quando ci si stabilizza in un nuovo posto e si lascia la propria comfort zone.

Quest’ultima lo è diventata con il tempo, perché inizialmente anch’essa non era comfort ma nuova, misteriosa e faceva un po’ paura.

Rifletto su questo mix di sensazioni soprattutto e paradossalmente quando torno a casa in vacanza.

Casa per me è Marsala, in Sicilia.

Noto con occhi più critici e tristi che niente è cambiato (in meglio) rispetto all’ultima volta.

Vedo come si vive lì e penso invece a quanto il mondo funzioni in modo diverso. Sento sempre i soliti discorsi di ottusaggine da parte di chi non ha mai messo piede fuori dalle proprie mura. Compresi alcuni miei insegnanti del liceo che ancora credono che la scuola italiana funzioni bene e che loro, di certo, non sbaglino in nulla.

Come quando dissi loro che sarei andata a Tokyo per due mesi in una famiglia ospitante e a scuola, all’età di 15 anni, e la risposta fu “a far che? Come pensi di recuperare a scuola questo tempo perso in Giappone?”

O come quando dico che noi italiani, anche se laureati in tempo, siamo comunque i più “vecchi” ad entrare nel mondo del lavoro, senza esperienza pratica e lavorativa, e gli insegnanti mi rispondono “siamo i più ignoranti d’Europa e tu vorresti ridurre a 4 gli anni degli studi superiori?” 

Se siamo i più ignoranti, ci sarà anche un motivo, no? Se tutto va secondo le tempistiche italiane infatti, ci si laurea alla specialistica a 24 anni, mentre all’estero a 22. 

Sì, perché la nostra specialistica dura due anni ed è chiamata Master dai nostri amici esteri. Loro, però, ne fanno solo uno, e un anno in meno al liceo. Questo implica anche che noi diventiamo “adulti” dopo, che abbiamo bisogno di più tempo per guadagnare, mettere su famiglia e comprare una casa. Adesso anche se pluri-laureato e meritevole, in Italia comunque si va avanti con stage semestrali, forse un bel rinnovo da precario e tutto va alla grande. Se sei fortunato ti danno un contratto biennale e allora festeggi perché pensi di aver risolto tutti i problemi… All’estero non funziona mica così, sappiatelo!

In questi momenti provo meno emozioni di prima.glenda-dubai-selfie

Forse ho una stanchezza emotiva non indifferente nei confronti del nostro paese; forse ho meno tolleranza per chi si lamenta ma non fa niente per cambiare le cose. Forse mi sento anche in colpa per non essere rimasta a lottare contro un sistema che cade a pezzi.

So solo che Dubai mi sta dando la possibilità di fare progetti per il futuro e per questo gliene sarò per sempre grata. Perché? Perché in Italia non potrei neanche prenotare una vacanza se il contratto mi scadesse ogni 180 giorni. Non potrei comprare una macchina senza un prestito in banca, non potrei soddisfare il senso di maternità che già sento prima dei 35 anni se fossi rimasta lì.

L’efficienza è un’altra cosa, il rispetto per il prossimo e per il futuro sono lontani dal nostro DNA. La civiltà e la correttezza sono concetti troppo astratti per essere descritti. Ma questi o li hai o non li hai: non si studiano sui libri.

Dubai, con i suoi pregi e i suoi difetti, per adesso è la mia seconda casa. Nessun luogo potrà mai prendere il primo posto ma sono qui da 30 mesi e mi sembra già di aver trovato almeno un equilibrio personale e professionale che mi appaga e mi permette di essere serena la mattina quando mi alzo o la sera quando vado a dormire.

Per la voglia di condividere con amici e famiglia la mia attuale esperienza, oltre a scrivere di Dubai su questo blog, ho anche creato su richiesta una pagina su Istagram, chiamata DubaiMyDubai. Percepisco infatti che ci siano molti preconcetti, ma anche attrazione, verso gli Emirati Arabi Uniti, per questo condivido immagini piacevoli e fedeli dei luoghi che più mi stanno a cuore qui: trovo giusto far conoscere questa città anche per la bellezza che la contraddistingue.  

2 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    Concordo e leggo l articolo proprio dopo una chiacchierata con un collega tedesco che è sconvolto al sapere che lavorai per 2.5 anni gratis in Italia prima di avere un contratto all’estero e che dice che lui non avrebbe mai accettato…Pero’mi sembra che tu non viva affatto la cosa con distacco. Da quanto racconti, al contrario, emerge che ti stupisci che le cose non siano cambiate. Ed è difficile fare un paragone tra Italia e Emirati per moltissime circostanze che rendono gli EUA molto piu ‘innovativi e ricchi, non credi?

    Rispondi
  2. Marisamo
    Marisamo dice:

    Pienamente d’accordo con tutto quello che hai scritto, l’ Italia non riesce ad evolvere, e mi spiace dirlo ma molto è dovuto all’arretratezza mentale delle persone…

    Rispondi

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