Due anni e sto: tra Roma e Amsterdam

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Prendi, chiudi la valigia, giri lo spago intorno alla scatola dei ricordi, carichi la lattina di olio e parti.

Ve lo ricordate?

È stato questo l’inizio della mia avventura, due anni fa. Lo scrivevo proprio qui, in un articolo.

Oggi fanno due anni che la sottoscritta ha messo il piedino in terra olandese.

All’inizio, come è ovvio, tutto era accompagnato dai punti esclamativi dell’entusiasmo per la scoperta iniziale, la quale ha fatto lentamente posto alla conoscenza del territorio e della cultura.

Oggi mi guardo intorno e mi accorgo che certe cose sono diventate la norma, anche se, di alcune di queste, ancora mi stupisco.

Il bilancio annuale, allora, quest’anno lo faccio con una classifica in proposito.

Ecco a voi la:

top-ten delle cose di cui stupirsi, punto esclamativo


10° posto: La gente si veste come gli pare!

Al decimo posto troviamo la prima cosa che salta all’occhio appena si atterra in Olanda: il menefreghismo per l’apparenza. 

Che bello poter andare a buttare la spazzatura senza essere giudicati!

Si può uscire in infradito e tuta da ginnastica, andare a fare la spesa senza truccarsi, recarsi in ufficio in t-shirt. Si possono avere tatuaggi a vista a ogni età e capelli dalle forme e dai colori più bizzarri anche a 70 anni. E tutto questo senza che il vicino ti guardi male, perché chiunque, qui, ha qualcosa di suo da mostrare.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Alcuni olandesi hanno ciò che gli italiani definirebbero il gusto dell’orrido. Io sposo la causa del vivi e lascia vivere, e mettiti quello che ti pare, quindi fondamentalmente non mi interessa come vai vestito. Ma riconosco che hanno una particolare abilità nel vestirsi a cipolla e non badano molto a verificare che questi livelli di cipolla combacino tra loro: quel che viene, viene.

Il motivo più ovvio per tutto questo? Secondo la mia -che lascia il tempo che trova- opinione, è una questione di meteo. Ti passa la voglia di vestirti con criterio, se tanto ti piove in testa random e oscilli dai 28 gradi ai 18 in una giornata.

Il massimo, comunque, lo ha raggiunto il tipo che si è presentato al supermercato a comprare la colazione in calzini, boxer e maglietta. No scarpe. Il Drugo è un pivello, al suo confronto.

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il Drugo al supermercato. Tratto dal film “Il grande Lebowski”

9° posto: La spesa costa poco!

Al nono posto si piazza la seconda ovvietà che salta all’occhio in ordine di apparizione: le considerazioni post-visita al supermercato.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Per la presa di coscienza di questo punto mi ci è voluto molto poco: tipo due giorni. Tutti i supermercati sono in fotocopia. Tu credi di avere scelta nell’acquisto dei cibi, ma in realtà non ce l’hai. Le tre grandi catene di supermercati vendono la stessa merce, più o meno agli stessi prezzi, più o meno nella stessa posizione degli scaffali.

Ogni prodotto esiste in due versioni: la versione di marca e la versione del supermercato. La marca è sempre la stessa ovunque; cioè, per capirci, non ci sono 10 produttori di dolci, ce ne sono tre, e quei tre sono dappertutto. Di quei tre, nessuno si inventa un biscotto diverso, per dire, né cambia il nome per lo stesso prodotto: fanno tutti la stessa cosa.

Il tuo libero arbitrio da consumatore si esaurisce come segue:

  • puoi scegliere tra prodotto leader di mercato – prodotto sano e biologico – prodotto cheap
  • il prodotto cheap è quello di marca supermercato, a sua volta suddisivo in cheap e decente – cheap da fare un po’ schifo in qualità e davvero cheap.

Cambia supermercato – entra – guarda gli scaffali – loop: tutto si ripete in un pattern decisamente inquietante.

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8° posto: Le droghe sono legali!

Tra i posti più bassi della classifica, non può mancare l’argomento centrale legato all’Olanda: il fumo e le droghe.

Tu dici “figurati se la gente fuma, visto che è tutto permesso. Saranno più sani, al massimo si faranno le canne e poi fanno tutti un sacco di sport.”

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

(Drammatica si fa per dire). La maggior parte del traffico nei coffee shops è di gente straniera. Possedere, coltivare e distribuire marijuana non è legale. Questa è una terra di incalliti fumatori: ci sono i pacchetti di sigarette da 26. Ventisei sigarette, che ci devi fare con ventisei sigarette?

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7° posto: Il pane non manca!

La settima posizione se la aggiudica un altro argomento di area cibo, stavolta ben caro agli italiani: il pane.

Bancali e bancali di pane per una metratura totale di un chilometro quadro in un qualunque supermercato forniscono la prova dell’esistenza di Dio agli italiani. Mancherà la pizza, ma vuoi mettere: il pane esiste!

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Illusione! Un paio di mesi e voilà: l’impasto mi è venuto a noia. Diffidate di chi vi dice che il pane in Olanda è vario. Quel che varia è solo la forma, diciamocelo. L’impasto base, precotto, precongelato e infarcito di conservanti, si colora e si differenzia cambiando due o tre farine (bianca, integrale, di mais) e infilando qua e là semi e cereali che fanno apparire tutto più sano.

Stai mangiando conservanti ai cereali, ecco la verità, a forma di panino tondo, panino oblungo, fetta alta, fetta bassa, fetta di marca, e dal sapore di pane in cassetta del Mulino Bianco.

Per il vero pane, come quello italiano, anzi, come quello romano e napoletano, bisogna andare al forno: vi spennano vivi, 6 euro a filone, ma è un investimento che ogni tanto vale la pena fare.

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6° posto: La burocrazia è online!

Siamo a metà classifica. Il sesto posto è tutto per l’argomento preferito dagli italiani: l’efficienza della burocrazia all’estero.

Non voglio stare a fare il solito discorso che all’estero funziona tutto meglio, perché poi per certe cose non è nemmeno vero, ma è certo che qui tutto è online e sono stra-organizzati. E quanto semplifica la vita, questo online!

Ti serve un appuntamento al Comune? Lo prendi online. Uno con la motorizzazione? Lo prendi online. Devi pagare le tasse? Hanno tutto online. Non perdi giorni al telefono in attesa di parlare con il famoso impiegato comunale che ha finito di limarsi le unghie. Qui, quando chiami, tutti possono sapere tutto ciò che di te serve: basta dare il tuo codice fiscale locale.

Il sistema avrà anche dei difetti ma il mio municipio romano mi ha dato appuntamento per richiedere (solo richiedere) un documento dopo la bellezza di sei mesi.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Il lato inquietante di questa vicenda è che tutti sanno tutto, pure quanti rotoli di carta igienica hai comprato, tra un po’. Non devo aggiungere altro.

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Anche Asterix e Obelix hanno avuto a che fare con la burocrazia nostrana, quando hanno richiesto il Lasciapassare A38

5° posto: Le tende sono sempre aperte!

Cominciamo a entrare nel vivo della classifica. Scaldiamo i motori con un grande imprevisto, incalcolato e inaccettabile per ogni straniero: le tende sempre aperte.

Se le chiudi, vuol dire che hai qualcosa da nascondere e sei una brutta persona.

Per via di questa abitudine, è stato anche facile notare fin da subito che tutte le finestre sono decorate con qualcosa. Si possono mettere oggetti sul davanzale, scegliere vetri particolari oppure decorarli con plastica adesiva disegnata e opaca.

Dopo un primo periodo di smarrimento, ho cominciato a guardare con curiosità e ammirazione gli oggetti scelti dagli olandesi. Non si tratta di cose a caso, ma di simboli della loro vita, rappresentazioni di passioni, interessi, lavori. Le finestre esprimono le persone sulle quali i nostri occhi si affacciano.

Tutto molto bello, fino a che non mi è sorta la sindrome da prestazione: che ci metto, io, sulla finestra mia?

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Apri le tende o penseranno che sei un agente segreto in missione per conto della mafia (ricordo che siamo italiani e italiani = quella cosa lì).

A parte questo, ho visto tante finestre curiose che ti fanno venire voglia ancor di più di studiare il cervello umano. Tra le varie chincaglierie, i boschetti con gli elfi, i sette nani e i flaconi di detersivo, mi ha colpita una finestra più di tutte: era piena di bambole, vecchie, rotte e dagli occhi fissi. Uhm!

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Questa cosa delle tende aperte destabilizza anche le cicogne in volo

4° posto: Salotti e bar sembrano usciti da AD!

Siamo nelle zone calde. La quarta posizione riguarda un particolare che lascia tutti perplessi: l’arredamento di interni.

Quando dici “arredamento”, la prima cosa che ti viene in mente non è certo l’Olanda. Eppure, qui tutto si materializza secondo i canoni delle migliori riviste. Gli olandesi hanno un senso estetico per l’arredamento di case, giardini e ristoranti che personalmente ammiro. Tu pensi che certe ambientazioni esistano solo nei magazines patinati e sui cataloghi Ikea, mentre qui sono la norma.

Alla faccia della sobrietà locale, in totale controtendenza con lo spirito calvinista, svettano certi dettagli perfettamente coordinati, le lavagnette scritte con disegni e grafia da pittore, i lampadari di design, i cuscini in tinta e tutto quel che serve per farti vedere casa tua come una latrina impolverata.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

La svedese Ikea ha sede legale in Olanda. E il tuo senso estetico per la casa vale zero, pure se sei italiano. In compenso, le case dei tre porcellini sono più resistenti.

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3° posto: Superenalotto scansati proprio!

Siamo finalmente giunti al podio: medaglia di bronzo per le lotterie e i giochi a premi.

Un sacco di gente gioca alle lotterie. C’è più di una lotteria, prima o poi si vince, anche se un premio scemo, e ti fanno il lavaggio del cervello continuamente per farti comprare un biglietto. In tv, alla radio, con i manifesti per strada, e se provi a scappare ti trovano anche per posta, con offerte allettanti di biglietti gratuiti che ti danno accesso a superpremi. Se ne accetti uno, ti ritrovi addebitato sul conto il costo di un biglietto ogni settimana, perché la clausola in corpo 1 nella mail te lo diceva che ti stavi abbonando a tutta la baracca, e trìcchete e tràcchete.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Il premio ti ipnotizza e ti abbindola. In un mondo perfetto, tizi con la testa ingellata, il capello immobile e la pupilla luminosa salgono scale, ballano balli improbabili e ti convincono con occhi da serpente che quel premio in denaro di migliaia di euro a settimana può essere tuo! Cosa aspetti? Gioca con noi!

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2° posto: Gli autobus sono puntuali!

Si aggiudica il secondo gradino, medaglia d’argento, uno degli argomenti più temuti: i mezzi pubblici.

So che questa affermazione non troverà d’accordo moltissimi italiani che vivono in Olanda. Ma per me che vengo da Roma, vi assicuro che qui gli autobus sono un’apparizione scesa dal cielo e fatta realtà.

Io, che per essere puntuale agli appuntamenti nella capitale esco di casa due ore prima e che staziono alle fermate dei bus insieme ad altri campeggiatori attrezzati con acqua, panini, libri, un pacchetto di sigarette completo e la ricarica portatile del cellulare, io, dicevo, abituata a fare la sardina e a dover saltare un giro nemmeno fossi nel gioco dell’oca perché il bus è strapieno, io, che “scusi, ogni quanto passa il 280?” e “boh” risponde lo stesso autista, io sono a una palina del bus olandese dove ci sono scritti gli orari al minuto, e quegli orari sono precisi.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Il guaio di questa cosa è che poi ti ci abitui. E quando un bus olandese passa il ritardo, o perfino un minuto in anticipo, la tua scaletta si sfalda, tu smadonni e te la prendi. Mannaggia alle abitudini, oh.

(Ah, e comunque io non fumo. Questa era giusto per specificare, visto che son già due volte che parlo di sigarette, in questo articolo.)

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rischi che si corrono quando si attende l’autobus a Roma

1° posto: La gente ti saluta!

Prima posizione e medaglia d’oro per un cult, degno dei cinema di nicchia che trasmettono film d’autore e che guardano in quattro: il contatto umano.

Questa è la cosa che mi ha sconvolto di più. Quando sali sull’autobus, l’autista ti saluta, tu saluti l’autista. E se non lo fai, sei un cafone. Quando scendi, saluti di nuovo, con la mano, urlando un ciao, un grazie o un buon fine settimana. E l’autista risponde.

Ad Amsterdam poi, in certi quartieri, la gente ti saluta per strada. E per me che vengo da Roma (sì, lo voglio dire di nuovo!) se uno ti saluta fissandoti negli occhi mentre cammini sul marciapiede è un maniaco sessuale, un borseggiatore o un serial killer.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Nessuno saluta più nessuno, in città. Diffidare è bene, pensare male è meglio: è la regola numero uno della sopravvivenza nella giungla urbana. È stato difficilissimo accettare questo atto di antica riverenza caduta in disuso senza scappare a gambe levate… per un paio di volte, non nascondo che io e mia figlia lo abbiamo fatto. E comunque, a volte, diffido ancora.

saluto-persone-autobus

Bonus finale fuori classifica: Roma è sempre Roma

Ogni tanto vado su internet, mi collego a Ram Power 102.7 e ascolto il notiziario del traffico. Vi immagino lì, imbottigliati sulla Tiburtina, incastrati sul Raccordo a fare gli occhi dolci alla tipa della macchina accanto che si sta truccando; vi sento fare i coatti sgommando con le ruote sul lungotevere, vi vedo fermi al rosso in attesa che passino i tifosi all’altezza dell’Olimpico.

La drammatica realtà che ho appreso nel tempo

Potete non crederci, ma a me ogni tanto manca tutto questo. E quando qualcuno mi chiede “e tu di dove sei?” e io rispondo “sono di Roma”, vedo gli occhi che brillano.

La metà delle volte, allo sguardo segue sempre questa frase: “Sei di Roma? …E allora perché sei qui?”.

18 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Sono scesa da un taxi a Roma e una macchina che passava ha portato via la portiera. Il tassista che ha inveito con un : ” noo..ancora!” mi ha poi lasciato andare via tranquillamente come se questo fosse all’ordine del giorno, lo giuro. Roma è la città più bella del mondo, non ce n’è ma viverci in effetti è difficile. Ci ho vissuto un anno e sono sopravvissuta alla metro, all’attraversamento sulle strisce pedonali che vengono ignorate e ai borseggiatori ma un anno mi è bastato però vuoi mettere i romani con gli olandesi tutti precisini e freddini?

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  2. Luca
    Luca dice:

    Non sono d’accordo su tutte ma sicuramente riconosco l’effetto dei due anni in Olanda 🙂 Brava!

    btw: i fumatori sono esattamente gli stessi che ci sono in Italia

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    • Paola - Amsterdam
      Paola - Amsterdam dice:

      grazie per la precisione, si vede che non fumo…sarà che il pacchetto maxi di sigarette mi ha colpito 😉

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      • Gertruud
        Gertruud dice:

        Sembra che i pacchetti maxi l’hanno inventato per rendere l’acquisto troppo caro per i ragazzini. E comunque sia, anche a Roma i pacchetti da 10 sono stati vietati, dicono per lo stesso motivo. Io ci vedo invece un incentivo a fumare un po’ di più.

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  3. Francesca Moscetta
    Francesca Moscetta dice:

    Adoro! Soprattutto il punto delle finestre! E capisco anche cosa intendi alla fine quando parli di Roma e delle emozioni che nonostante tutto ci dà. Però davvero non me la sentirei mai di tornare a viverci. Me la faccio bastare in vacanza ♥️

    Rispondi
    • Paola - Amsterdam
      Paola - Amsterdam dice:

      diciamo che in vacanza si dà così tanto da fare la nostra città che finisci per fartela bastare, a volte… che peccato 🙂 ciao Franci!

      Rispondi
  4. Chiara
    Chiara dice:

    Il tuo racconto mi ha rapita!!
    In bocca al lupo per tutto, da una romana che ha vissuto a Tokyo e i mezzi pubblici se li rimpiange ogni giorno, come anche la gente pazza che esce in accappatoio e te la ritrovi in metro. 😉

    Rispondi
  5. Maaike
    Maaike dice:

    La foto del “Drugo al supermercato” non ha niente a che fare con l’Olanda, ma è un supermercato negli USA. Le scritte e i prodotti sono in inglese, la struttura del supermercato e i volumi delle confezioni dei prodotti sono americani.

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    • Paola - Amsterdam
      Paola - Amsterdam dice:

      Cara Maaike, grazie per la precisazione, utile nel caso in cui qualcuno non abbia visto il film che cito. La foto è stata scelta in riferimento all’abbigliamento del protagonista, associato all’abbigliamento del ragazzo di cui parlo nell’articolo, non è stata inserita nel paragrafo dei prodotti al supermercato. Mi spiace che a volte non si colga il tono ironico dei miei articoli, pazienza!

      Rispondi
  6. Stefano
    Stefano dice:

    Ciao!letto tutto d’un fiato, complimenti a te! Avevo commentato su quel gruppo Facebook ma devono aver tolto il post..
    A riguardo del fumare, volevo chiederti una delucidazione, mi sembrava fosse concessa l’autoproduzione di una pianta nella propria casa.. ricordo male? O dipende da città a città?
    Grazie per l’attenzione!

    Rispondi
    • Paola - Amsterdam
      Paola - Amsterdam dice:

      ho letto il tuo commento, c’è ancora! per quel che so, credo sia concessa ma comunque dipendente da normative specifiche… che io purtroppo non conosco, perché non fumo, mi dispiace 😀 ciao Stefano!

      Rispondi
  7. Paolo B.
    Paolo B. dice:

    …leggendo ho , anche solo per un istante, immaginato che in questi due anni anche io abbia fatto la tua vita e sia andato su e giù per l’europa, andata e ritorno Roma – Amsterdam e Amsterdam – Roma.Le tue storie restano per me favole che parlano della realtà che ci circonda, che bella europa racconti, che chiara e diretta descrizione ci dai del tempo e di quello che c’è ! Come sempre grazie per la magia !

    Rispondi
  8. Sabrina
    Sabrina dice:

    Dopo 3 anni di amsterdam sono tornata a Roma.
    Al secondo mese, passato l’entusiasmo amici/cibo/famiglia/aoh di rito ho iniziato a soffrire nel vedere la trascuratezza e la disorganizzazione. Le persone stressate, scontente. Vivere in una citta stracolma di stranieri e non essere immerso in un clima multiculturale.
    Sono passati due anni dal mio rientro a Roma e ho nostalgia di molte cose della mia esoerienza olandese. Torno a trovare gli amici ogni anno, loro vengono a trovare me. So che ormai sará così per sempre: ho due posti da chiamare casa, di entrambi amo e odio qualcosa. Credo che questo sia ciò che accomuna tutti gli expat del mondo.

    Rispondi
  9. Caterina Barcellona
    Caterina Barcellona dice:

    Hola! Articolo spassosissimo, l’ironia si coglie eccome, ho le lacrime agli occhi dal ridere e sto traducendo a mio marito ;-p Riguardo al brillo negli occhi quando dici di venire da Roma: capita anche a me che vengo da Milano, credo che sia l’essere italiana in generale che emoziona il nostro interlocutore e gli faccia chiedere cosa ci facciamo in un altro paese. Buona continuazione! PS. Il pane a Barcellona lo prendo da una panetteria italiana, se no pure qui solo impasto congelato e conservanti:-( Un abbraccio!!!

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