due-vite-una“Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno”

Dino Basili

Eccomi sul volo per Chicago, quello più lungo, quello in cui inizi a realizzare che rientri in territorio americano con tutto ciò che ne consegue.

Tornare dal moroso, che hai abbandonato tutta l’estate per passare del tempo con la tua famiglia.

L’odore di patatine fritte per le strade, waffles e sciroppo d’acero.

Le cassiere del supermercato che ti sistemano la spesa direttamente nei sacchetti.

Un’altra lingua, un altro modo di rapportarsi con le persone, Halloween e il Thanksgiving in arrivo.

Eh sì perché, quando ti trasferisci all’estero, in qualche modo, ti ritrovi inevitabilmente a vivere due vite contemporaneamente e ben differenziate tra loro, e te ne accorgi proprio nel limbo del viaggio.

Parto con il profumo di caffè e di pane fresco del fornaio dietro casa.

Vado in aeroporto, prendo il primo volo in cui conosco qualche italiano che mi chiede come abbia fatto a finire negli States.

Poi scalo in una città europea prima del grande volo che mi porterà oltreoceano.

La lingua cambia, i vicini adesso parlano inglese e vogliono invece che gli racconti delle mie origini italiane.

Mi posiziono, do un’occhiata ai film, ne scelgo un paio.

Penso e ripenso a cosa lascio e a cosa potrà ancora succedere.

Mi addormento e in un attimo (giusto quelle 8-10 orette) eccomi teletrasportata in America.

Scendo dall’aereo.

Il cambio della sim del cellulare e il recupero di qualche dollaro sono gesti che fanno da sigillo della transizione appena avvenuta.

Ha un non so che di mistico oramai, una sorta di rito spirituale.

Mando un messaggino al gruppo famiglia di whatsapp per avvisare di essere arrivata sana e salva, recupero la valigia ed esco.

Mi viene a prendere il marito ed in macchina parliamo italiano.

Lo sfondo è quello interminabile di campi di mais, di insegne luminose tipiche americane, di cartelli stradali diversi, di limiti di velocità espressi in miglia.

Poi, piano piano non sembra più tutto così tanto diverso.

Ricominci con i tuoi ritmi.

Alcune cose quasi ti mancavano e tutto torna alla normalità.

Vivendo con un italiano, forse, è più semplice.

Riesci comunque a creare dei micro mondi fatti di cose familiari, di abitudini, di rituali che ti fanno dimenticare totalmente, anche solo per qualche ora, di essere così tanto lontano dalle tue origini.

Preparare un buon piatto di pasta al pesto, guardare il telegiornale su Rai 1 in streaming, apparecchiare la tavola con la radio italiana di sottofondo.

Oppure concedersi qualche buon frollino portato da casa durante l’ultimo viaggio.

La nostra è stata una scelta di vita, ma io non riesco a non associarla ad un continuo viaggio.

L’anno di un emigrato all’estero è inevitabilmente scandito dai ritorni.

La cosa strana è che sono sempre ritorni a casa, però!

C’è la casa del cuore, quella delle origini e degli affetti più profondi e poi c’è la casa del presente, quella delle continue scoperte.

E la casa del futuro?

Ne riparleremo più avanti…

vista-finestrino-aereo

10 commenti
  1. Margherita
    Margherita dice:

    Molto bello molto vero anche io provo le stesse cose che mi arricchiscono ogni volta. Brava. Il futuro sarà radioso. Buon viaggio.

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  2. Vanessa
    Vanessa dice:

    A volte mi sento molto sola. I miei amici, in entrambe le “dimensioni” non possono capire cosa si prova a stare inthebetween. Leggere voi mi fa sentire meno pazza, meno disagiata, meno sola in queste sensazioni ambigue e discordanti. 🙂

    Rispondi
  3. Sabrina
    Sabrina dice:

    Belle emozioni Cecilia, grazie.
    Le ho provate simili, peccato che per me è durata poco per via del visto turistico… Ci sto ancora provando per un tempo lungo, chissà se riuscirò un giorno.
    Un abbraccio e se vuoi possiamo scambiarci l’email 🙂

    Rispondi
  4. Cristian
    Cristian dice:

    Conosco benissimo queste sensazioni. Io invece quando torno in Italia (ogni 2-3 anni) ho solo mia sorella e qualche amico.

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