soleSono le 8.00 di una calda mattina di agosto.

Ho appena fatto colazione in soggiorno, le finestre chiuse perché sono troppo poco sveglia per rendermi conto che ci sono 34 gradi in casa, ma mi è abbastanza chiaro che ne pagherò le conseguenze: non sono ancora uscita e sono già completamene sudata.
Mi tocca lavorare.
Ebbene sì, ormai sono anni che alla domanda “e voi, ad agosto, vacanze?” devo rispondere la solita solfa:

LavoronelturismoquindiadagostolagentevieneinvacanzaaBarcellonaediolavoro.

Detto in maniera piú chiara: lavoro nel turismo, agosto è un mese di turisti, quindi…io lavoro, tanto, e tutto il mese.
Tutti i santi agosti mi si ripete la fatidica domanda. Anche da cugini e amici che mi conoscono e dovrebbero ormai saperlo, ma invece sembra che non l’abbiano ancora capito.
Non vi siete ancora resi conto del perché poi a gennaio “stranamente”tocchi a me andare in vacanza?
Il mio consorte invece fa un lavoro normale, peró si adatta ai miei ritmi e ad agosto rimane l’unico che lavora. La sua capa non può che essere contenta, infatti non vede l’ora di mollare tutto in mani sicure e scappare in ferie.
In Spagna “hacer el agosto” significa fare affari e guadagnare tanto. Quindi potete immaginare che turni di lavoro stia facendo io in questi giorni torridi, mentre tutti mi augurano “Buone vacanze!

E infatti si allungano le ore di lavoro e spesso entro a lavorare alle 8 di mattina, che per me equivale a svegliarsi alle 4 per vedere l’alba sul Sinai….peccato che lì almeno mi godrei la ricompensa, qui, invece, probabilmente lo spettacolo saranno tre giapponesi che mi aspettano balbettando” Gaido tour?””.

Da quando prendo la metropolitana a quest’ora mi sono accorta di quanto si tratti dell’orario normale di entrata al lavoro di molte persone.
In piedi, nella carrozza affollata, con sudori vari appicciccati e lingue sconosciute che non ho ancora voglia di ascoltare (che bello la convivenza pacifica…), metto gli auricolari ed entro in un altro mondo.
Le note di Questa è la mia vita di Ligabue…
Mi culla la voce di quel Ligabue che ascoltavo dieci anni fa e mi riporta al liceo, gli anni dei sogni in accademia e le vacanze con gli amici.

Persone in metropolitana

Oggi non voglio entrare nella mia realtà.
Voglio restare sospesa.
Vorrei galleggiare sopra tutti, come quando mi capita di sognare di volare a braccia aperta e vedere tutto dall’alto, un mio sogno ricorrente  cosí amo tanto.
Dall’alto tutto è libertà, l’aria mi accarezza le braccia e mi trasporta e io guardo, non ho nessuna responsabilitá, non devo decidere, non corro, semplicemente fluttuo. E rido.
Adesso, in metro, mi guardo intorno.
Non prendo in mano il cellulare oggi.
Osservo.
Siamo in tanti. Siamo tutti insieme, stipati in questo vagone.
Questa è la mia vita, se entri chiedimi il permesso, dice Ligabue.
Posso entrare? Vorrei chiedere al vicino.
Com’è la tua?
Anche tu oggi saresti voluto rimanere a letto?
Hai salutato tua moglie e tua figlia con un bacio e sei scappato al lavoro, con la borsa da ufficio e gli occhiali da vista ancora sporchi?

Oppure ieri sera hai fatto tardi perché era il tuo compleanno e avevi voglia di festeggiare. Ora, sognante, ripensi alla festa e ai bicchieri di spumante di troppo, mentre cerchi di non barcollare attaccato al palo del vagone.
Oppure…

Bambina in volo

Guardo queste persone e le vedo tutte uguali. Capisco di quanto poco conti chi è manager, chi fa la donna delle pulizie, chi guadagna tanto, chi no.
Di come spesso sia ridicolo catalogarci per il  ruolo sociale che occupiamo, o sentirsi inferiori o superiori secondo chi abbiamo davanti.
In un vagone della metropolitana, invece, siamo tutti umani, stretti insieme nelle nostre piccolezze. Uniti nel nostro smarrimento di fragili uomini che provano a vivere il loro pezzettino di mondo.
Che è di tutti e di nessuno, perché magari siamo ospiti senza una meta, ma se ci ascoltassimo di piú, forse, ci sentiremmo meno soli.
Se capissimo che “quella mia vita” potrebbe diventare un po’anche la tua…come dice il Liga:

Porta la tua vita
Che vediamo che succede
A mescolarle un po’…

Contenuto disponibile previa accettazione Cookies
Per favore clicca su accetta per visualizzare correttamente il sito
3 commenti
  1. Caterina Barcellona
    Caterina Barcellona dice:

    Ciao Elisa, grazie per il tuo commento. Certamente, lo faró! Certo, lavorando 12 ore al giorno non rimarrebbero tanti momenti per disfrutar della città, infatti questa settimana quasi non ho visto il sole…quindi, meglio una via di mezzo dai 😛 Un abbraccio!

    Rispondi
  2. elisa
    elisa dice:

    sara’che quando l ho lasciata avevo i lacrimoni
    sarà che se devo sciegliere via di mezzo in italia o 12 ore a bcn preferisco la 2😜

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi