Forse penserete che io passi il mio tempo in ospedale.

Sinceramente, lo sospetto anche io.

L’inizio di questa nuova storia risale a dicembre 2016. Il 19 cominciano le attese vacanze di Natale; nei primi giorni cerco di occuparmi dei tanti impegni perché, come al solito, ci sono commissioni che non si possono fare il sabato e la domenica e per le quali si aspettano i giorni liberi delle vacanze.

Il 21, piena di energia, decido di andare a correre. Dico a mio figlio che al mio rientro sistemeremo lo sgabuzzino – era l’ultima stanza che mancava, da quando avevamo fatto il trasloco. In questi quattro anni abbiamo dovuto pagare uno storage (compartimenti per i quali si paga un affitto a seconda della metratura, con guardiani che ne assicurano la sicurezza) perché molte cose a cui non volevamo rinunciare non entravano nell’appartamento precedente.

Piove e decido di andare nella palestra del complesso, invece di correre all’aperto. Pago per l’abbonamento mensile nonostante siano rimasti solo 10 giorni alla fine del mese perché, essendo in vacanza, conto di andarci abbastanza spesso. Faccio la mia mezz’oretta di corsa e poi decido di fare altri esercizi. Comincio con lo stretching, braccia e pesi e poi decido di essere in grado di fare degli esercizi che ho imparato da una delle insegnanti di ginnastica a scuola. Sono super gasata, sento di poter fare qualsiasi cosa mi venga in mente. Niente mi può fermare!

O almeno così credo. Perché mi si blocca la schiena.

Non chiedetemi quale esercizio esattamente mi abbia fatto quell’effetto, so solo che non riesco più a piegarmi. Torno a casa, ma più i miei muscoli si raffreddano più io sono bloccata. All’inizio penso che un po’ di riposo possa aiutare. Poi passo al panno caldo ed al balsamo di tigre. Poi, ai cerotti specifici. Niente. Invece di migliorare, la mia schiena peggiora. Mi sembra che la parte dei fianchi non riesca più a tenere il peso del torso. È una tortura stare seduta e, piano piano, diventa una tortura anche stare coricata. Non riesco a camminare per molto e mio figlio deve mettermi calze e scarpe, perché non riesco a raggiungere i miei piedi. Non riesco nemmeno ad uscire di casa. Provo ad usare un bastone, ma non sono capace di andare lontano. Mio marito è come sempre in Cina per lavoro, è via tre giorni alla settimana, e mio figlio non è abbastanza forte da sostenermi.

Comincio ad avere paura. Non ho la forza di andare all’ospedale e non voglio andare in quelli pubblici, quindi non posso chiamare l’ambulanza (che ti porta solo in questi).

Finalmente arriva venerdì e mio marito torna. È il 23 dicembre. La mattina del 24 mi porta in ospedale. Sempre lo stesso dell’operazione, e lo stesso della colonscopia fatta prima del trasloco. Un bell’ospedale. Sembra quasi un albergo a quattro o cinque stelle, ma resta pur sempre un ospedale. Dai sintomi, i medici mi dicono che potrei avere una piccola ernia del disco, ma si può individuare con certezza solo con una TAC.

Riepilogando: negli ultimi sei mesi mi hanno tolto l’appendice, mi hanno scoperto i diverticoli e mi hanno diagnosticato un’ernietta del disco alla base della colonna vertebrale. Possibile che sia diventata un catorcio in così poco tempo?! Come dice una mia amica, una volta che raggiungi i 40/45 anni di età cominci ad avere bisogno di pezzi di ricambio. Lei ha più o meno la mia età e mi racconta dei suoi acciacchi… Possibile?!

Mi ripeto, ma vi assicuro che ad Hong Kong serve l’assicurazione sanitaria privata. Un articolo recente su un quotidiano diceva proprio che il governo sta cercando di invogliare i cittadini della classe media, che hanno più disponibilità di soldi, a stipulare un’assicurazione privata perché gli ospedali sembrano scoppiare. Sai quando ci entri, ma non sai quando ne esci. A meno che tu non sia un caso di vita o di morte, ti parcheggiano da una parte e resti lì finché non si libera un posto.

Io per fortuna ho l’assicurazione offerta dalla scuola, che è piuttosto buona. La compagnia si chiama Henner, è una delle migliori e copre in parte anche il dentista. L’azienda di mio marito invece offre un’assicurazione minima e quindi abbiamo dovuto integrarla con una privata, per lui e per mio figlio, per un totale di più di cinquemila Euro l’anno. Se vuoi andare in un ospedale privato, o hai un’assicurazione sanitaria o non te lo puoi proprio permettere.

Tornando alla mia disavventura, il dottore del pronto soccorso, dunque, dice che forse ho un’ernia e mi serve della fisioterapia o qualcosa di simile, ma loro non possono aiutarmi perché sono tutti in vacanza. Mi fornisce antidolorifici, pastiglie per gli spasmi muscolari ed una guaina per sostenere la schiena. E mi saluta.

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la mia guaina per la schiena

Per fortuna il centro di medicina alternativa dove vado di solito, il Vitality Center, è aperto e trovo l’osteopata. Con una sola sessione, riesco a muovermi e a rimettermi le scarpe da sola. Il mio Natale è salvo!

Dopo le vacanze, sono andata dalla mia dottoressa. L’unico modo per scoprire se ho davvero un’ernia del disco è, come dicevo, fare una TAC: ma questo esame costa parecchio e non sempre l’assicurazione lo copre. La dottoressa lo considera inutile al momento perché, se anche fosse un’ernia, non la si opera finché non si arriva completamente immobilizzati a letto e non ci sono altre possibilità. La terapia per la mia schiena, allora, è la seguente: esercizi per rinforzare i muscoli addominali. Yoga specifico, o pilates. In più un fisioterapista o, come ho fatto io, un osteopata che possa manipolare ossa e muscoli nel modo giusto.

Il 22 gennaio ho avuto la mia quarta sessione e mi sento bene. Ho già cominciato a rinforzare gli addominali ed a breve mi piacerebbe ricominciare a correre.

E speriamo che questa sia l’ultima volta che vi racconto di visite all’ospedale!

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Anche il Capodanno è salvo: eccoci il 31 dicembre 2016!

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