Espatrio e cibo

conserve fatte in casaQuando passate vicino ad un gruppo di italiani espatriati state pur certi che l’oggetto del loro discorso è il cibo.
Per me, parmigiana cresciuta a prosciutto, tortelli e lambrusco, sbarcare qui in Marocco è stato difficilissimo dal punto di vista gastronomico.
Qui ad Essaouira si va a fare la spesa al mercato della Medina, souk, dove c’è una grandissima offerta di frutta e verdura fresche a prezzi molto bassi. Nel mercato si può comprare anche la carne: se vuoi un pollo te lo scegli vivo, te lo sgozzano davanti e te lo porti a casa (cosa che non ho mai fatto perché quei polli non mi sembrano in formissima) Se vuoi altra carne vai dal macellaio, guardi la carne appesa fuori al sole ricoperta di mosche, cerchi di non vomitare e quando smette di girarti la testa te ne vai. Davanti al nostro negozio c’era anche il mercato del pesce: niente acqua corrente o frigoriferi. Distese di banchetti di pesce appena pescato coi gatti che gli camminavano sopra. Anche qui come sopra, ho sempre girato alla larga schifata. Son certa che i fricchettoni di Essaouira non mi rivolgeranno più parola leggendo queste cose ma io sono nata schizzinosa, cosa ci posso fare?
La mia dieta nei primi mesi è stata strettamente vegetariana. Ho consumato più amuchina io di un ospedale. Se vogliamo trovare un lato positivo sono anche dimagrita moltissimo.
C’è un supermercato locale: Aswak Assalam, ma anche lì girare vicino al banco della carne mi faceva venire i brividi. La prima volta che ho provato a comprare del macinato di vitello per fare delle polpette ho sbagliato prendendo quella che conteneva del grasso di montone e l’ho sbattuto via con le lacrime agli occhi, tutte le mie belle polpettine che odoravano di pecora morta.

Chicche della nonnaIl primo vero e sostanziale cambiamento è stato l’anno scorso a Natale quando ha aperto il Carrefour, non avete idea della gioia di poter gironzolare in mezzo ai banchi della carne, dei salumi e dei vini. Alla vista del Gorgonzola in vaschetta ho fatto una ola.
Abbiamo finalmente ricominciato a mangiare ogni tanto la carne, limitandoci a carne trita e petti di tacchino perché nemmeno al Carrefour sono capaci di tagliarla e non la fanno neanche frollare. Le bistecche, che abbiamo provato ad acquistare, le avrei potute usare per risuolare gli scarponi invernali.
Due mesi fa sotto casa nostra ha aperto un macellaio che fa i tagli alla francese. Il giorno dopo l’inaugurazione eravamo già in coda. La sera siamo riusciti, dopo un anno e mezzo, a farci un bollito. Maurizio non parlava più dalla gioia. Io ho quasi pianto.

Quando rientriamo in Marocco dopo essere stati in Italia, la prima domanda degli altri italiani è: avete portato qualcosa di buono?
Inizialmente io e Maurizio facevamo solo un valigino e se riuscivamo ad infilare una punta di parmigiano eravamo contenti.
Ora siamo senza ritegno: parmigiano, salami sotto vuoto, spalla cotta, culaccia, carne cruda, cotechini, scatole di tè ed infusi, cioccolato, minestre di orzo e farro, polenta, finché entra roba in valigia la riempiamo di cibo. Partiamo da qui con due vestiti proprio per avere più spazio possibile. Per i primi giorni dopo il rientro ci ammazziamo di salumi finché non iniziamo a star male, quando inizio a svegliarmi due o tre volte a notte per bere vuol dire che è ora di rimettere i salumi in dispensa e tornare per un po’ alle nostre sanissime zuppe e minestre.
Quando ci vengono a trovare degli amici e ci chiedono di cosa abbiamo bisogno la risposta è: “tachipirina, un bel libro e del parmigiano”, l’essenziale per sopravvivere.Qui ad Essaouira gli italiani si rivolgono gli uni agli altri come spacciatori sudamericani. Mentre ci si saluta e ci si stringe la mano si sussurra all’orecchio: “ho portato giù un cotechino, ce lo facciamo una sera a cena da noi, non dirlo in giro che ne ho poco”.

Tortelli home madeMi è sempre piaciuto cucinare ma qui ho iniziato a farlo sul serio. Qui Giovanni Rana non esiste quindi se vuoi mangiare qualcosa di buono devi fartelo tu.
Ora, sempre con l’aiuto di Maurizio che è un cuoco sopraffino, faccio tortelli per dieci persone alla stessa velocità con cui in Italia ordinavo una pizza da portar via.La sera a volte torno a casa e mentre faccio una torta e dei biscotti per il negozio mi metto ad impastare anche due gnocchi. Il sabato mattina prima di andare a lavorare faccio la pasta per la pizza. Domenica ragù e lasagne. Mia nonna sarebbe molto orgogliosa di me. Ora vi saluto perché il nostri amici Gianni e Pier Paolo ci hanno invitati a casa loro a mangiare la Bagna Cauda e noi portiamo i ravioli freschi.

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2 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Mi hai fatto morire dal ridere! I tuoi post sono spassosi e interessanti, sono stata ad Essauira ( scritto male?) e l’ho trovata davvero speciale con la sua atmosfera tranquilla e seppure turistica anche molto vera.

    Rispondi

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