espressioni-viso

Non so voi, ma a me si legge in faccia tutto.

Una volta mi è stato fatto notare da un non-italiano ed io mi sono quasi offesa, non capendo la prospettiva interculturale in cui si poneva.

Logicamente non era un mediterraneo. Ecco, sono di nuovo entrata in media res senza preambolo ma, con voi lettori, non credo che ce ne sia bisogno, ormai mi conoscete.

Sapete che sto esplorando in questi post la conoscenza della propria cultura per poter veleggiare verso altri paesi sicuri di noi stessi.  

Allora ricomincio: le espressioni del viso sono un punto fondamentale da non sottovalutare.

In alcune zone del mondo le espressioni facciali come quelle italiane sono la norma, ma dobbiamo sapere che non tutto il mondo è paese.

Nel Nord-Europa ci si attende che queste espressioni siano maggiormente controllate e quindi, se abitiamo in certe zone e non vogliamo passare per persone che non sono in grado di controllarsi – almeno in certe occasioni lavorative importanti, dobbiamo imparare dagli autoctoni.

So per certo che lo stesso vale in Oriente, anche in alcune zone della Turchia.

Vi è una differenza tra informazione e comunicazione. La comunicazione è volontaria, l’informazione no. A noi, magari, una certa mimica viene spontanea, anche non volendo comunicare nulla al nostro interlocutore, che magari è digiuno di intercultura.

Non conoscendo bene i popoli mediterranei, potrebbe interpretare le nostre espressioni come un messaggio diretto. Ecco questo non va bene, perché otteniamo un effetto non voluto.

Noi italiani generalmente sorridiamo, non solo per esprimere piacere ma anche accordo. Questo però non è valido in tutte le culture, in cui individui sorridono anche per esprimere il contrario, cioè disaccordo, magari trovando imbarazzante rispondere con un “no”: è il caso del Giappone. Quindi il loro silenzio non è assenso.

Voi guardate spesso negli occhi?

Io sì, perché sono franca e non ho nulla da nascondere, però questo mio modo di fare potrebbe essere interpretato diversamente in Oriente e nei paesi arabi. Magari qualcuno di voi che vive in quelle zone ci può fornire qualche esempio e dare consigli a noi che ne sappiamo meno.

In Giappone, quando ci si saluta gli occhi si focalizzano a terra, al lato della persona da cui ci si sta congedando. Vi è altro elemento interessante: gli occhi chiusi a fessura nella cultura giapponese esprimono interesse, mentre per noi noia.

Immaginatevi se stiamo parlando con qualcuno di importante e interpretiamo il suo modo di fare erroneamente: che bel pasticcio!

Nei corsi di lingua si parla spesso di grammatica, ma quando si va a vivere in un altro luogo o si lavora con persone che provengono da nazioni diverse dalla nostra, è fondamentale conoscere queste grammatiche culturali così diverse e non solo la lingua inglese, che ormai è il linguaggio internazionale.

Anche uomini di stato come Clinton e Bush hanno mostrato la loro ignoranza interculturale in gaffe tristemente famose a livello mondiale. Questo ci evidenzia che è meglio informarsi soprattutto in ambito lavorativo, per sembrare sempre professionali e comunicare ciò che veramente vogliamo.

Ci sarà un motivo per cui i comici di tutto il mondo muovono istericamente le mani e urlano al contempo mentre imitano gli italiani? (Domanda logicamente retorica.)

Prima di tutto, questo modo di fare non va preso come offesa ma come visione esterna alla nostra cultura della nostra grammatica gestuale che non tutti conoscono.

Ecco, quindi sapendolo, in situazioni in cui vogliamo sembrare professionali forse è meglio evitare tutta questa gestualità, se non può tornare a nostro vantaggio.

La conoscenza è potere, e informarsi non può che aiutarci in occasioni in cui è importante fare bella figura.

Per esempio, ho scoperto che condividiamo alcuni gesti con il mondo turco ma, anche se la gestualità è la stessa, il significato culturale degli stessi cambia.

Quindi, per chi è in Turchia e non lo sa: attenzione! Invece, per chi ne sa più di noi: si prega di contribuire alla discussione con un commento.

Per esempio il tipico gesto della mano raccolta a grappolo che si fa oscillare da noi ha un significato negativo, quale “che cavolo dici?”, ma in Turchia significa “Ottimo!”. Vi immaginate se questo dovesse accadere in una conversazione reale, che pasticcio succederebbe?

Poi ci sono tutti gli esempi collegati agli umori corporei che non vanno sottovalutati. Immaginiamo di essere in India e ci soffiamo il naso e poi riponiamo il fazzoletto sporco in tasca… beh non pensiamo di aver fatto nulla di male, invece lì siamo considerati dei grandi sozzoni. Io eviterei di fare questa figuraccia!

Vorrei concludere parlando di prossemica, ovvero la distanza che bisogna tenere verso l’interlocutore.

In generale, è di un braccio teso: se ci si avvicina di più, si rischia di passare per invasivi e invadenti, aggiungerei. Noi mediterranei siamo però flessibili rispetto a questa bolla immaginaria e parliamo toccando spesso l’interlocutore, il che non viene visto di buon occhio dalle culture nord-europee.

In Nord America la distanza è anche maggiore e quindi forse dobbiamo nuovamente allertare il nostro buon senso e rispettare le norme non scritte del luogo in cui viviamo.

Vi saluto tutte e tutti e spero sempre in commenti forniti di esempi che ci aiutino a chiarire i concetti qui delineati.

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4 commenti
  1. Elisa
    Elisa dice:

    Nel nord della Germania devo dire è proprio come hai descritto. Per la questione di toccare l’interlocutore… neanche a parlarne… anche dopo aver preso un po’ di confidenza con la persona, persino quella per noi è la semplice pacca sulla spalla è una cosa sconosciuta qui, e ti guardano malissimo se fai una cosa del genere. A me succedeva i primi tempi, non riuscivo a controllarmi, quante figuracce, si irrigidiscono completamente se li tocchi… tante volte mi è successo di riuscire a fermarmi con la mano a mezz’aria….
    Il fatto di gesticolare uguale. Io sono una persona che si infervora quando parla di qualcosa a cui tiene. Un comportamento mai visto qui… credo che un po’ lo trovino divertente, ma sembrano pensare che io mi arrabbi per qualunque cosa quando sono solo “appassionata”. Il fatto di come reagire alla rabbia rimane molto personale, ho visto tedeschi alzare la voce e perdere le staffe, ma di solito solo a livelli molto alti e solo perché “se lo possono permettere”. Normalmente invece la rabbia la esprimono con il gelo, se sono incazzati diventano glaciali e parlano molto lentamente come se stessero spiegando le cose a un bambino di due anni.

    Rispondi
  2. Lorena
    Lorena dice:

    In Canada sul bus lasciano sempre un posto libero tra un passeggero e l’altro, a costo di stare in piedi. E non incrociano mai il tuo sguardo se non per errore.

    Rispondi

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