Essaouira, la città del vento

Prima di trasferirmi qui mi “bullavo” con gli amici perché, freddolosa dalla nascita, non avrei mai più sofferto il freddo in vita mia.
Oggi, 20  Marzo, volete sapere come sono vestita?
Berretto di lana, giubbotto di piuma d’oca, maglione di lana, lupetto, canotta della salute, jeans, calzini di lana e l’ immancabile ciabatta tedesca, quella non la mollo mai, ma qui in Marocco la “ciavatta” è un must, va bene sempre e dappertutto .
Vi chiederete se ci sono o ci faccio e come mai non mi sia informata sulle condizioni meteorologiche della città in cui mi stavo per trasferire. Sono venuta sempre in vacanza a Gennaio dove ci sono tra i diciotto e i venti gradi di giorno e la sera fa un po’ freschino ma non c’è vento e basta una giacchetta. Un anno siamo venuti in Luglio dove abbiamo trovato cielo coperto e vento forte durante tutto il soggiorno. Qui in estate passano gli Alisei quindi nessuna sorpresa, sapevo che non avrei trovato caldo. Il problema è stato affrontare tutto il resto dell’anno. Il 2015 è stato, qui in Marocco, l’ anno più freddo di sempre, quindi confermo di aver preso la situazione meteo un po’ troppo alla leggera.
Mi sono trasferita ad Essaouira in Agosto due anni fa. Sono partita dall’Italia con una valigia di costumi, t-shirt, capi in lino, gonne, golfini, sandali aperti e – grazie al cielo – un maglione e un paio di pantaloni in felpa.
Per tutto il mese di Agosto, in cui c’è un vento fortissimo, indossavo di giorno t-shirt e felpa e la sera pantaloni pesanti e maglione. Il tutto ovviamente contornato da ciabatta col calzino. Fortunatamente qui il bucato asciuga in poche ore e sono riuscita a tirare avanti fino ad Ottobre, mese in cui sono rientrata in Italia con una valigia piena di capi leggeri per tornare attrezzata come uno sherpa dell’ Himalaya.
La città del ventoL’inverno di due anni fa è stato un incubo perché oltre alle temperature molto più basse del solito ( abbiamo toccato anche i due gradi) ha anche piovuto molto.
A novembre c’è stata un allerta meteo che prevedeva pioggia e vento fortissimi per cinque giorni. Noi dopo avere fatto scorta di cibo, bevande e candele per un mese ci siamo chiusi in casa. La città effettivamente si è allagata. Al quarto giorno, visto un bel sole, ho messo fuori le lenzuola a prendere aria, aperto bene le finestre e siamo usciti a fare una passeggiata al mare. Come siamo arrivati in spiaggia ha ricominciato a diluviare e abbiamo dovuto cercare riparo sotto la tettoia di un ristorante per circa un’ora. L’oceano, con le sue onde altissime, sembrava impazzito. Uno degli spettacoli più belli che abbia visto in vita mia.
Lo scorso inverno andavo a lavorare vestita a strati, moltissimi strati: un incrocio tra l’omino della Michelin e uno che va a lavorare alle quattro del mattino ai mercati generali in Lapponia. La sera a casa, nella settimana in cui abbiamo toccato le temperature più basse, mi aggiravo indossando un pile, trascinandomi ovunque una coperta di pile, maledicendo il giorno in cui ho deciso di trasferirmi qui e benedicendo – ça va sans dire – l’inventore del pile.
La medina è situata in mezzo al mare. Io che sono nata in piena pianura padana pensavo di conoscere bene l’umidità.
Mi sbagliavo ancora. A volte usciamo da casa al mattino (abitiamo nella città nuova, al di fuori delle mura) e troviamo una giornata calda e soleggiata per poi arrivare in medina, che dista circa due chilometri, e ritrovarsi con 10 gradi in meno, nebbia e vento. Non so mai come vestirmi perché le temperature variano quotidianamente. Se non c’è vento il sole scalda tantissimo ma quando soffia, e vi assicuro che in questi giorni è fortissimo, domenica ha toccato i 60 km/h, anche se c’è il sole bisogna vestirsi con svariati strati di roba. Se in inverno si rimane al sole più di un’ora la sera arriva l’immancabile colpo di sole: brividi, mal di testa e raffreddore.
Dopo un anno e mezzo finalmente ho capito come fare ed ho iniziato a comportarmi come i marocchini: testa coperta e sedersi al sole per non più di mezz’ora. Se tolgo una maglia devo bagnarmi mani e collo per abbassare la temperatura corporea ed evitare così di prendere un accidente.

Per concludere ho capito che forse avrei dovuto prendere più seriamente il fatto che Essaouira viene chiamata anche “la ville du vent”.

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2 commenti
  1. Maria Simona
    Maria Simona dice:

    A me piace tantissimo Essaouira, e mi piace l’aria fresca! La prima volta ci sono stata agosto 1993, e per me il fento fresco quasi freddo sotto al sole del Marocco, non mi sembrava vero ed ero felicissima! Poi ci sono stata in novembre e si stava bene , ma gli alisei erano terminati naturalmente! Quindi ora ti chiedo: vorrei andarci in settembre, ci saranno ancora un po’ di questi venti alisei eccezzionali? O come sara’ la temperatura? Purtroppo non posso andarci in agosto! Ciao da Cesenatico

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    • Francesca Marocco
      Francesca Marocco dice:

      Ciao, settembre è il mese migliore per andare, molto meglio di agosto (freddo, ventoso e strapieno di gente). In teoria gli alisei terminano ad inizio settembre quindi in quel mese il clima è soleggiato e caldo. Si può anche fare il bagno, che ad Essaouira non è mai scontato. Ottima scelta. Buon viaggio

      Rispondi

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