…chi ha paura dell’uomo nero?

Ci sono poche cose che – mi si conceda il francesismo – mi innervosiscono al punto da farmi venire la gastrite – e non scherzo..la scorta di Malox dalle mie parti ha una dimensione notevole: una di queste sono i pregiudizi. Come nel caso di intolleranza, ignoranza e razzismo – lo confesso – i pregiudizi sono una di quelle cose che fanno andare i miei nervi da zero a dieci. Anzi, a cento.

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Il Monumento alla Memoria per le vittime dell’olocausto a Berlino

Vivere in un paese con un passato complesso e doloroso come quello tedesco ti porta a riflettere. Un sacco.

Ogni volta che leggi un articolo di giornale, ogni volta che guardi il Tagesschau (l’equivalente tedesco del TG), ogni volta che leggi di manifestazioni e contromanifestazioni devi essere pronto a confrontarti con una realtà difficile, complessa e multiforme. Un’altra buona opzione è quella di tacere, se non si vogliono fare figuracce o scivoloni causati dalla poca (o superficiale) informazione.

Qualche giorno fa mi è capitato davanti un articolo del Fatto Quotidiano sul fenomeno dell’attuale estrema destra in Germania e – nonostante l’analisi politica puntuale e super partes – la quantità di commenti beceri era impressionante. Quelli che vanno per la maggiore – nemmeno a dirlo – sono “eh, i tedeschi ce l’hanno nel sangue” oppure “ma che altro c’era da aspettarsi da quelli lì?”.

Ora, lungi da me voler fare un’analisi politica – non ne ho le conoscenze e non mi ritengo all’altezza – mi sento in dovere di parlarvi di un paio di cose. O perlomeno di raccontarvi quello che io vedo qui.

L’ascesa di un partito di stampo neonazista come l’Alternative für Deutschland è innegabile quanto triste e sintomo di un malcontento che evidentemente è presente da tempo. Allo stesso modo, la risposta di chi si identifica con una politica di sinistra e/o moderata non va sottovalutata: non solo i cittadini ma una buona parte della scena musicale, alcuni cabarettisti e comici, intellettuali e scrittori sottolineano spesso e volentieri il pericolo e i limiti di un certo genere di politica. Vengono organizzate campagne di sensibilizzazione, raccolte fondi, concerti di beneficenza, vengono scritti saggi e organizzate conferenze, si fa un lavoro di Aufklärung (letteralmente Illuminismo ma inteso spesso come chiarimento, spiegazione, volendo anche istruzione latu sensu) che ha dato e sta dando i suoi frutti. Insomma: chi ha un seguito ne approfitta per fare sensibilizzazione e lo fa bene.

Un altro aspetto che mi piacerebbe sottolineare è l’approccio dei giovani alla politica: sono pochi i miei coetanei che al paese si siano impegnati a livello politico e sociale. Un buon 70% di questi lo ha fatto per seguire le orme politiche del padre o del nonno, reclamando il posto nel consiglio comunale senza nemmeno sapere cosa comporti.

Del restante 30%, più della metà non va a votare.

Ecco, se c’è una cosa che mal  sopporto – un’altra… sì, so essere polemica quando voglio 😉 – sono proprio le persone che non vanno a votare e si lamentano del partito uscente, di quello entrante e di quelli a venire. A priori. Perché tanto pur andando a votare non cambia niente e piove sempre…governo ladro!

Al contrario di quanto descritto sopra, la maggior parte dei miei amici qua – se non tutti – si impegna nel sociale, nel politico – ci sono vari Polit-gruppen che si riuniscono una volta a settimana – e non manca mai di mostrare sdegno nei confronti di ogni episodio di intolleranza e supporto nei confronti delle minoranze.

Insomma, il mio io politico e intellettuale qui si sente stimolato come non mai. Non solo perché ho incontrato persone con ideali e visioni politiche simili alle mie, quanto perché ho riscoperto quell’amore un po’ utopico che nasce dal difendere quello in cui crediamo e dal vedere che non siamo gli unici.

Un’altra precisazione che mi sento nella posizione di fare è questa: io qua mi sento al sicuro. Nonostante le manifestazioni di Thügida (l’acronimo significa – tradotto – “La Turingia contro l’islamizzazione dell’occidente) e il panico che a volte paralizza un po’ tutti – ve ne ho parlato QUIio mi sento accolta, rispettata nelle mie diversità culturali, stimolata a manifestare per ideali di tolleranza in cui credo.

Non sono mai stata un tipo da manifestazioni, lo confesso: quando andavo a scuola manifestare voleva dire semplicemente perdere un paio d’ore e fare rumore senza sapere bene il perché. Inutile dire che questo genere di cose era severamente proibito, a casa mia… che poi che figura ci facciamo, se ti vedono con quei capelloni lì? Ma scherziamo?!

Ora mi prendo la giornata libera ogni volta che posso, vado a letture pubbliche, mi impegno nel sociale ancora più di quanto non facessi prima, cerco di tenermi quanto più informata possibile e combatto. Ogni giorno come posso, non perché devo ma perché voglio. Dai vestiti che compriamo ai libri che leggiamo, è sempre una questione di scelte e di punti di vista, insomma.

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La cosa che peraltro mi ha sempre fatto molta impressione, è il fatto i primi ad essere intolleranti siano molto spesso personaggi dal chiaro passato di immigrato o – come si dice oggi perché fa cool – expat.

Conosco parecchie persone che – pur essendo arrivate qua senza un progetto e avendo beneficiato per primi di sussidi sociali di ogni sorta – puntano il dito dicendo “Ci tolgono il pane da in bocca” e lamentano una recessione economica che – a sentir loro – dovremmo esser già tutti morti di fame.

Il fatto che queste grandi migrazioni abbiano e avranno conseguenze dal punto di vista economico è evidente quanto logico, ma negare un futuro a chi non ne ha uno nella propria terra d’origine – a chi non ha più una terra d’origine – è disgustoso, inumano, indegno di chiunque si autodefinisca pensante.

Dire che non ci sono i fondi è altrettanto inesatto ma più facile. Odiare senza un motivo – insomma – risulta più semplice di informarsi, riflettere, dimostrare empatia e prendere posizioni di fronte alle millemila discriminazioni che caratterizzano il quotidiano di chi – ahinoi – ha avuto la sfortuna di incontrare le persone sbagliate.

Mi piacerebbe concludere con le parole di Justin Trudeau, l’uomo che tutti vorrebbero come Presidente (cit.): le nostre differenze sono la nostra ricchezza.
In questo senso, insomma, tutte le volte che sentirete parlare di nazisti e Germania, sappiate che gli stereotipi sono duri a morire ma che chi la dura, la vince.

Qui, infine, un pensierino musicale per voi 😉

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2 commenti
  1. Marta
    Marta dice:

    Ciao Samanta, complimenti per il bell’articolo.
    Concordo sul fatto che i giovani italiani siano molto disinteressati alla politica e all’impegno sociale in generale a meno che non ci sia un tornaconto personale. Le rare volte che torno, mi accorgo di come tutti abbiano delle “belle idee” ma non vogliano metterci la faccia, che e’ un atteggiamento che mi da’ molto fastidio.
    Da quando vivo nel Regno Unito e in Scozia in particolare, mi sono resa conto di quanto le cose qui siano diverse e quante opportunita’ ci siano per essere coinvolti nella propria comunita’. Credo che sia un discorso culturale e, finche’ le persone non cambieranno la propria visione del mondo, difficilmente si muovera’ qualcosa anche in Italia.

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    • Samanta - Jena DE
      Samanta - Jena DE dice:

      Io conosco anche alcuni giovani interessati e (nel loro piccolo) attivi…il problema del sistema è – se vogliamo – l’età di chi ne fa parte…ci sono persone che si ancorano alla stessa poltrona da 20-30 anni. Anche nei centri più piccoli, come quello da cui provengo io: confesso che tornare e vedere sempre lo stesso sindaco é quantomeno desolante. Confrontarsi con chi esalta “la buona vecchia guardia” anche.
      Ma su una cosa hai ragionissima: coinvolgere i cittadini, dar loro spazio e renderli partecipi, oltre ai vari progetti di integrazione, chiarimento, volendo anche di educazione civica fa tutto parte di un discorso culturale ampio e – volendo – complesso. In ogni caso, poter partecipare alla vita attiva del Paese che ora chiamiamo casa è un’ottima occasione per integrarci e farci sentire davvero a casa, ergo non approfittarne sarebbe proprio un peccato 😉
      Grazie per il tuo contributo…!

      Rispondi

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