Oggi, 2 Aprile 2017, sono 3 anni che ho cominciato la mia vita solitaria in Giappone.

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Natura a perdita d’occhio nell’Hokkaido, l’isola più a nord del Giappone

E, come se fosse una data del destino, oggi è anche l’ultimo giorno della mia vita da studente.

Domani è lunedì, e comincia il mio primo giorno di lavoro come assunta a tempo indeterminato in un’azienda giapponese.

In questo 2 Aprile 2017, così come nel 2 Aprile 2014, ci sono tantissime cose che finiscono e tantissime altre che cominciano.

In questi 3 anni ho passato 1.073 giorni in Giappone e 22 in Italia, durante il mio unico rientro dopo 2 anni lontana da casa.

Ho vissuto in 2 alloggi.

Una share house con altre 4 ragazze giapponesi, una camera di 6 metri quadrati a forma di L e una finestra che dava su un muro a meno di 2 metri di distanza: buia, fredda in inverno ma più fresca d’estate.

E poi un appartamento, o meglio, un ripostiglio in cui vivo ancora, da sola: meno di 15 metri quadri, ad angolo, con due balconi, luminosa ma al quinto piano, battuta dai venti di Yokohama e quindi o molto fredda o molto calda.

Ho lavorato part-time in 6 posti diversi e ho studiato in 2 scuole parlando nel tempo 4 lingue e ritrovandomi a comprenderne 6 (alcune molto bene, altre molto meno) .

Ho trascorso giorni in cui la mia giornata cominciava alle 7 del mattino e finiva alle 2 del giorno dopo, con solo la colazione e la cena nello stomaco, coprendo chilometri viaggiando tra scuola, un lavoro e poi un altro, senza potermi fermare un secondo.

Ci sono stati  mesi in cui affitto e bollette chiedevano quasi tutto quello che guadagnavo.

Mi toccava vivere i successivi 30 giorni con una capacità monetaria tra gli 80 e i 160€.

Fortuna che  al part-time serale avevo la cena compresa, ma i giorni in cui non lavoravo alzavo al massimo il volume della musica negli auricolari, per non sentire il brontolio dello stomaco.

Sono arrivata qui che mettevo a fatica una parola dietro l’altra per farmi capire.

Shizuoka

Alberi sacri nella Prefettura di Shizuoka

I primi tempi, una delle cose che più mi mi scoraggiavano, era andare al supermercato: pareti e pareti di cose che non avevo la minima idea di cosa fossero.

Mi costava attenzione e fatica guardare bene ogni etichetta per capire quali erano gli articoli che conoscevo e quali invece non avevo idea cosa fossero o come usarli.

Non avevo la sensazione di essere in giro per i cavoli miei a fare la spesa. Tutto ciò che a casa mia affrontavo con la metà dell’attenzione, mentre, per esempio,  mi occupavo di altre cose, qui in Giappone richiedeva diversi minuti e il 100% della mia concentrazione.

Io non “facevo cose”: le “affrontavo”.

Ogni angolo della società in cui vivevo era diventata improvvisamente un ostacolo indecifrabile, se non con una dose variabile di sforzo.

Oggi metto le parole una dietro l’altra più velocemente e mi faccio capire molto meglio.

Ci sono ancora parti incomprensibili dei supermercati, ma so dove trovare ciò che mi serve o so come si chiama o come si presenta.

Mi serve qualche secondo per capire a grandi linee se la posta arrivata è una cosa importante o no e ho capito che non c’è bisogno di ascoltare tutte le parole che dice il corriere al telefono: basta lasciarlo blaterare fino alla fine e poi dirgli se sono a casa o no, e a che ora ripassare.

Da domani, però, avrò i miei nuovi ostacoli di indecifrabile difficoltà da superare. 

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In uno dei tanti bei templi di Kyoto

Ho lavorato alcuni anni in Italia, quindi, non sono nuova al mondo del lavoro ma, così come la semplice vita di tutti i giorni, il Giappone è diventata una corsa ad ostacoli e certo, anche lavorare non sarà una passeggiata.

Ci saranno le chiamate dei clienti (sapete immaginare che sforzo sia non solo ascoltare e comprendere ciò che viene detto, ma anche ricordarselo quando i nomi menzionati sono estranei alla cultura di appartenenza;persino i nomi in inglese saranno pronunciati in maniera terribile e, quindi, incomprensibili per le mie orecchie?).

Per non parlare dell’uso del linguaggio colloquiale, il comprendere le parole tecniche specifiche del mondo del lavoro, la mancanza di riguardo che amici e conoscenti avrebbero, invece, nell’usare parole più comuni al posto di altre meno usate nelle conversazioni di tutti i giorni.

E l’angosciante consapevolezza che, se sbaglierò qualcosa, non sarò solo io ad andarci di mezzo, ma magari chiunque lavori con me, e il mio errore potrebbe anche costare qualcosa all’azienda.

Tutto questo mi terrorizza, non so nemmeno se più o meno di quanto mi spaventava l’idea di venire qui gli ultimi giorni in cui ho vissuto in Italia, tre anni fa.

Ma mi guardo indietro e mi ricordo che, l’anno scorso, mi sono fatta in quattro per trovare questo lavoro, perchè non potevo accettare l’idea di aver studiato 8 anni per poi dovermene tornare a casa senza niente in mano.

Poter lavorare qui è la soddisfacente conclusione di una lunghissima strada piena di difficoltà e di piccoli traguardi.

Dopo tutta questa fatica, anche se quello che mi aspetta mi spaventa tantissimo, non posso voltarmi ed andarmene via abbandonando tutto.

Quindi oggi andrò a godermi questa domenica con gli amici e guarderò il mio ultimo giorno da studentessa tramontare dietro le chiome dei ciliegi in fiore.

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Fiori di Ciliegio nel Kanagawa

9 commenti
  1. Chiara carla
    Chiara carla dice:

    Hai descritto perfettamente cosa significhi lavorare-studiare-vivere in Giappone, non ci sono mai stata, ma da quanto ho capito si sopravvive al lavoro più che vivere godendone i frutti. Ti auguro di trovare la felicità!

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  2. Orchidea
    Orchidea dice:

    Ho letto con molto interesse il tuo post, ti stimo molto per lo sforzo che hai fatto. Chiaramente è stato duro quello che hai affrontato e trasuda in ogni tua parola ma sono certa che ci saranno stati anche bei momenti … ti consiglio di esaltarli di più. Forse hai scritto questo post in un momento di cambiamento ma ripercorri la strada e scrivi le tue conquiste (molte- moltissime immagino) non solo le fatiche. Avrai stretto amicizie, la prima cena fuori con loro, chiamare e sfogarti con un amico/a giapponese … capire cosa mangiare 🙂 …. sarei felice di leggerti

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    • Giulia - Giappone
      Giulia - Giappone dice:

      Molti degli italiani che scrivono dal Giappone scrivono quasi esclusivamente di quanto sia bello, pazzo e divertente questo paese. Io penso che a volte vada dato uno sguardo più realistico sulle cose. Ho scritto molti post positivi, ma è giusto che si sappia che espatriare è una faticaccia, soprattutto in un paese con una lingua lontana dalla propria e che viene sempre e solo dipinto come un parco giochi.
      Ovviamente le cose positive ci sono, altrimenti non sarei qui ^^
      Quando sono arrivata ho tenuto di nuovo un blog di viaggio, che ho ripreso quest’anno anche se con molta lentezza e con un format diverso dal precedente. Il mio problema è che non una connessione e ho poco tempo 🙁

      Rispondi

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