SUPPORTO EXPAT: LINGUA SPAGNOLA

La lunga esperienza come traduttrice e insegnante di lingua italiana per stranieri, mi ha permesso di stilare una corposa lista di falsi amici.

Approfitto di questa brevissima riflessione sulla traduzione dall’italiano allo spagnolo per presentarne alcuni e “mettere in guardia” i più sprovveduti sull’insidia rappresentata, nello scrivere, parlare e tradurre, da certe parole e frasi apparentemente innocue.

Come già sapete sicuramente non è esagerato affermare che lo spagnolo può essere una vera trappola per un italiano. Se infatti i falsi amici sono presenti in molte lingue, soprattutto in quelle di origine latina, lo spagnolo ne presenta un numero sterminato e con diverse categorie e sotto categorie. I tranelli sono ovunque.

Normalmente si hanno falsi amici di primo e di secondo grado:

  • Sono falsi amici di primo grado le parole uguali all’italiano e che si pronunciano come l’italiano ma con significato diverso. Esempi: largo significa “lungo”; lupa, significa “lente d’ingrandimento”.
  • Sono falsi amici di secondo grado le parole simili all’italiano per sonorità e/o morfologia che hanno un altro significato. Esempio: salir, significa “uscire” e non “salire”. Lunar, significa “neo” e non “lunare”.

A queste due categorie però bisogna aggiungerne altre, più sottili ma che sono in tutti i casi pericolose.

  • Le parole uguali o simili ma con genere diverso: la metro el metro, la mappa, el mapa.
  • Le parole uguali all’italiano, che si pronunciano come l’italiano e che significano praticamente la stessa cosa ma… con piccole sostanziali Esempio: finalmente, tremendo, matrimonio, ciao, lunatico e bello.

Per evitare figuracce tentando di parlare spagnolo è bene dunque conoscere i “falsi amici” più pericolosi e usarli con molta cautela!

Se uno spagnolo vi dice di possedere una “tienda”, significa che è il proprietario di un negozio (al contrario dei “negocios” spagnoli che è il “business” italiano) Sempre in Spagna, chi lavora in una “oficina” (ufficio) è un impiegato; ma se la F raddoppia e diventa una officina italiana, in tal caso si dice “taller”. Disfrutar sarebbe un godersela, o divertirsi, ma lo traducono con il verbo italiano sfruttare. Creando scenari inquietanti. Una studentessa di livello avanzato, bravissima, è pure lei caduta in errore. Tornando da una vacanza in alcune isole caraibiche, ha candidamente dichiarato: “Le ho sfruttate molto”. Asilo qui è l’ospizio. Mandare un bambino all’asilo risulta quindi inumano. In compenso chiamano l’asilo “guardería. Un grande falso amico è anche “pronto” che non è la formula per rispondere al telefono (che sarebbe listo) ma significa presto, fare presto. Un’altra parola ingannevole è “cara” che vuole dire faccia, viso e non cara come vezzeggiativo che si traduce con querida

Largo” in spagnolo è lungo mentre largo in italiano diventa “ancho”. Un signore che está llegando” significa che sta arrivando (“llegar”, arrivare) da non confondere con lo spagnolo “arriba” (che vuole invece dire sopra). Guardar in spagnolo significa “mettere via” o conservare. Già capite quanto è differente. All’inizio alcuni alunni non capiscono perché uno dovrebbe nel tempo libero “guardare la televisione”. In spagnolo per esempio noi possiamo “guardar” il formaggio nel frigorifero, metterlo all’interno, invece voi aprireste il frigorifero e gli dareste un’occhiata al formaggio. Salir è il verbo più difficile, in spagnolo significa uscire. Peggiora il fatto che si coniuga quasi uguale, dicendo Yo salgo, come io salgo. Questa confusione mi ha contagiato, e mi capita di dire “Saliamo dalla classe”. Dove? Sul soffitto?

In un ristorante chi vuole qualcosa di caldo precisi “caliente”, sennò il cameriere vi porterà un brodo (appunto “caldo” in spagnolo). Un ristorante “barato” (economico, a buon prezzo) si paga appunto poco, mentre di fronte a un conto salato l’italiano non pensi subito a una truffa “trufa” (in spagnolo tartufo). E pagando il conto è sempre meglio lasciare una mancia (“propina“) e non una “mancha” (pronuncia mancia) che in spagnolo è una macchia. Se chiedete al cameriere del burro e dell’aceto vi arriva invece un asino e dell’olio; in un pub invece vi passa accanto una bella ragazza e al vostro “quella ragazza ha proprio delle belle gambe”, i vostri amici spagnoli scoppiano a ridere. Evidentemente qualcosa non va: quello che noi chiamiamo burro è la loro mantequilla, mentre il burro spagnolo corrisponde al nostro asino; aceto in spagnolo si dice vinagre e non aceite, che, per quanto simile, si traduce con olio; le gambe sono le piernas e non le gambas, che sono invece i gamberi.

Infine, nel fare il filo a una ragazza spagnola, il giovanotto italiano si comporti correttamente, soprattutto evitando che alla fine del corteggiamento costei si ritrovi “embarazada”: in tal caso, oltre che (probabilmente) imbarazzata (che in spagnolo si dice “avergonzada”) la signorina è (soprattutto) incinta.

L’italiano e lo spagnolo, appartenenti alla stessa famiglia linguistica, nel corso dei secoli, e soprattutto nel XVI e XVII, hanno avuto importanti contatti storici e culturali. La somiglianza di queste due lingue, definite “cugine”, è tuttavia ingannevole perché si basa su false corrispondenze e svanisce nel momento in cui si prende coscienza della loro diversità.

Sono sicura che gli esempi offerti in queste riflessioni saranno di utilità per tutti coloro che studiano da poco lo spagnolo e/o l’italiano, e faranno sorridere quelli che in passato sono caduti nell’errore, anche se non hanno mai avuto il coraggio di confessarlo ad alta voce. Ma poiché la cultura non è mai troppa e, come recita il proverbio italiano, “impara l’arte e mettila da parte” (el saber no ocupa lugar), affronterò presto un altro argomento che riguarda la cultura italiana e quella spagnola.

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2 commenti
  1. Raffaella
    Raffaella dice:

    Suggerimenti utilissimi! Sono arrivata in Spagna 8 anni fa senza conoscere una parola di spagnolo e adesso lo parlo in modo fluente ma sono debolissima su tutta la parte grammaticale avendolo imparato parlando con la gente. Gli errori che citi nel tuo post sono davvero comunissimi.

    Rispondi
    • Sheila
      Sheila dice:

      Ciao Raffaella,
      grazie per il tuo commento! Certo quando si impara una lingua sul posto senza avere la basi grammaticali è molto probabile che si possa sbagliare e cadere nella tentazione e nell’inganno di tradurre letteralmente da o verso l’italiano. Ma capita anche a tutti coloro che hanno studiato i falsi amici e hanno delle solide basi grammaticali. Quindi non disperare 🙂

      Rispondi

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