Fare il grande salto

Non chiedetevi “se”, ma “come” farlo!

silicon-valley

Vorrei che questo post fosse di supporto e sprone a chi si sta chiedendo se partire o meno, se iniziare una nuova avventura, se mollare tutto per un’idea a cui dar forma pur avendo passato la soglia degli “anta”.

A chi si domanda se sia troppo tardi, io voglio rispondere con fermezza no. Non lo è mai, fintanto che abbiamo la forza di metterci in gioco, con tutto ciò che una scelta così impegnativa  comporta.

Mollare tutto e cambiare vita, soprattutto da adulti, è rischioso sia in termini emotivi che economici; per cui la prima cosa da fare, qualora si progettasse un trasferimento all’estero, è pianificare.

Credo che come primo step, la parola d’ordine debba essere programmare.

Bisogna immaginare milleuno scenari possibili e cercare di avere almeno un’idea, se non un piano preciso (che è impossibile!) di come poter reagire di fronte ad ognuno di essi. Ovviamente, noi personalmente possiamo pianificare ciò che concerne noi stessi, ma, per quanto riguarda il mondo con cui interagiamo, possiamo solo mantenerci quanto più elastici possibili di fronte al cambiamento, abbracciandolo come una vera chance per migliorarci e non come un apportatore di una catastrofe incombente.

Per cui il secondo step è essere flessibili.

Se non lo siamo, dobbiamo trovare le energie per imparare ad esserlo.

Ora, detta così, può sembrare una dinamica semplicistica, ma di fatto non lo è.

 Io ci lavoro ancora, dopo quattro anni.

Ecco, per essere una che non riusciva a prender sonno se c’era la pila di piatti nel lavello, che doveva ordinare per colore i vestiti nell’armadio, pulire la lettiera ogni singola volta che veniva usata, entro i primi 60 secondi, ho decisamente fatto passi da gigante.

Scherzi a parte: mi sono davvero riprogrammata.

Ho accettato l’idea che l’imponderabile è assolutamente parte della mia realtà quotidiana e deve essere fonte di ricchezza ed ispirazione, non motivo di estrema frustrazione.

Il cambiamento, oggi, lo vivo come una chance per rivedere delle posizioni acquisite: sul lavoro sopratutto, ma anche nella vita in generale. Ma anche come uno strumento per arrivare ad una soluzione del problema persino migliore di quella inizialmente prospettata.

Certo, in termini di energie, praticare un pensiero positivo e costruttivo costa.

Diciamo la verità: quando accade una situazione spiacevole, un problema di salute, un intoppo al lavoro, una lungaggine burocratica con l’immigrazione, è molto più semplice dirsi “ed ora che faccio, perché proprio a me, cosa ho fatto per meritarmi questo?”. Ma serve?

No, il problema resta, e va risolto; e come dicevo prima, da adulti si hanno meno energie da sprecare. Ecco perché non ha nessun senso impiegarle abbattendosi o commiserandosi. Ancora una volta, la soluzione (almeno per me) è predisporsi all’idea che non tutto è controllabile, che il cambiamento non è apportatore di sciagure, ma anzi è strumento necessario di crescita.

Sicuramente, cercare quante più informazioni in merito al problema da risolvere ed affidarsi sempre a chi possiede una competenza specifica resta parte della soluzione.

Il pensiero orienta l’azione, sempre. Per cui, se pensiamo positivo e ci diamo coraggio, avremo maggiori probabilità di uscire più rapidamente – e con maggior successo – da una situazione difficile.

La vita da expat non è semplice.

Io per esempio ho un visto di cinque anni, rinnovabili, con un I94 che scade ogni due. Come si può facilmente immaginare, oltre allo stress della vita quotidiana, un lavoro con tante responsabilità, un costo della vita estremamente elevato, la lontananza fisica dagli affetti più cari, la difficoltà pratica nel mantenere rapporti vivi ed autentici con chi vive a distanza di 9 ore di fuso orario, c’è anche tutto il balletto legato alle pratiche di immigrazione. Per esempio, allo scadere dell’I94 abbiamo dovuto rinnovare tutti i documenti correlati: patente, carta di identità, permesso di lavoro. Certo non si tratta di una cosa difficile in sé, ma è di certo una grande seccatura.

Allora, forza, non chiedetevi se ce la farete a fare il grande salto: chiedetevi come fare a farlo.

Per quanto riguarda il farlo dalle mie parti, cominciate con lo studiare approfonditamente le tipologie di visti disponibili, i tempi di erogazione e se voi possediate o meno i requisiti richiesti.

Partite dal sito ufficiale dell’immigrazione, perché di inesattezze, leggende metropolitane e stupidaggini se ne trovano a bizzeffe in rete.

Va bene chiedere informazioni ai gruppi FB di emigrati ed alle comunità expat, ma ricordate che ogni visto è un caso a sé, seppur deve rientrare in una tipologia specifica; per cui vi occorre un immigration lawyer (qualora l’azienda per cui lavoriate non lo fornisca).

Se non parlate la lingua, cercatene uno che parli l’italiano; qui nella Bay Area per esempio, ce ne sono diversi. Prenotate una consulenza virtuale (che può avvenire inizialmente anche tramite skype) e mettete in conto di doverlo retribuire per il tempo che vi è stato dedicato. Attingere alle competenze tecniche di una persona ha un prezzo ed è giusto pagarlo. In base alla mia personale esperienza si va da $160 a $550 all’ora.

Informatevi bene sull’area in cui pensate di trasferirvi. Qui i siti ufficiali dei Comuni forniscono tantissime informazioni utili per potersi fare un’idea a distanza, come il tasso di criminalità, il reddito medio, la composizione della popolazione divisa per sesso, per età e per etnia.

Fate una ricerca come se voleste affittare o acquistare una casa, scoprirete immediatamente il costo della vita. Qui a San Mateo una stanza in affitto senza bagno privato parte da $900, con il bagno arriva anche a $1500… e parliamo di una stanza. Degli amici da poco arrivati dal nord dello Stato di NY mi dicevano che per $300 avevano una single family home (la villetta singola) con 3 stanze da letto!

Fate una ricerca estesa su quanto siano richieste le vostre competenze attraverso i grandi siti che offrono lavoro (indeed, manpowergroup, etc.). Consultate le offerte, leggete esattamente quali siano i requisiti richiesti, immaginate di dover rispondere a quell’annuncio, quanti punti realmente soddisfereste? Vi assumerebbero?

Per chi ha figli, è giusto fare una ricerca sulle scuole pubbliche dell’area di interesse e sulle opportunità di nidi e asili qualora i bimbi non fossero ancora in età scolare.

Last but not least, guardarsi dentro e capire quali siano le reali motivazioni della nostra scelta; e soprattutto avere delle aspettative realistiche di cosa ci attende.

Il Paese dei balocchi non esiste da nessuna parte.

Non pensiamo di lasciare l’Italia per trovare necessariamente un ambiente paradisiaco o  l’isola che non c’è, perché questo genererebbe una falsa aspettativa.

Ogni paese ha le proprie asperità ed idiosincrasie; vi sono settori che funzionano perfettamente ed altri che non funzionano affatto o funzionano in modo discutibile (per esempio, il sistema sanitario qui, e il comparto relativo alle politiche di immigrazione). Tutto sta nel capire cosa per noi ha la priorità, cosa ci frustra maggiormente a casa nostra e ci aspettiamo di non trovare nel momento in cui cambiamo scenario.

Sicuramente il mio percorso di emigrazione è stato prima di tutto un percorso di introspezione, un viaggio dentro di me, che mi ha profondamente cambiata e mi ha fatto fare pace con delle scelte che non mi ero perdonata.

Mi sono persa e ritrovata.

Mi sono stimata, apprezzata, capita, perdonata, ricostruita. Nel mio quasi inesistente tempo libero, dipingo e creo gioielli che indosso tutti i giorni come amuleti, a memoria dello sforzo che ho fatto e che faccio ogni giorno per realizzare la mia vita e quanto lontana io sia arrivata in soli quattro anni.

Sono immensamente grata a questo paese per l’opportunità che mi ha dato per crescere ed evolvermi, e resto grata a me stessa per avere avuto la forza di saperla apprezzare e saperne godere ogni giorno.

Mettetevi in gioco, con pazienza e lungimiranza. Lasciate che questa esperienza vi cambi, modifichi la vostra percezione della realtà, le vostre aspettative ed alcune delle vostre certezze incrollabili!

Rimarrete esterrefatti da quanto l’esperienza expat sia in grado di destrutturarci e ricostruirci, e da quanto voi stessi in primis sarete in grado di darvi il credito che finalmente meritate, che di certo meritavate anche prima, ma non riuscivate a vedere perché guardavate nella direzione sbagliata.

Concedetevi il permesso di mettervi in gioco: io lo so già, non vi deluderete.

manuela-schiena

2 commenti
  1. Bia
    Bia dice:

    Articolo molto interessante, scritto con estrema accuratezza. E’ un’analisi lucida e consapevole e come tale può davvero essere una testimonianza decisiva per chi si sta chiedendo se fare il grande salto o meno. Complimenti!

    Rispondi

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