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Maria Lidia, expat in Francia come psichiatra

psichiatra-francia-passione-fantasyCiao Maria Lidia, tu ci hai scritto raccontandoci la tua storia. Ti va di condividerla con le nostre lettrici? 

Salve a tutte. Io sono nata a Roma ma ho vissuto in Sardegna da quando avevo sei anni, vicino a Cagliari.

Venendo da una storia familiare inusuale, non ho mai avuto delle vere radici da nessuna parte, per cui mi trovo bene pressoché ovunque e ho preso cultura e abitudini un po’ qui e un po’ là, scegliendo quel che più si adattava al mio modo di essere. Mi sono sempre sentita legata alla Francia, in particolare alla Bretagna, mentre spesso ero straniera nel posto in cui abitavo, credo a causa delle differenze culturali e d’origine.

A Cagliari ho studiato, mi sono laureata in medicina, preso la specializzazione e sono diventata pischiatra, mentre quella come psicoterapeuta l’ho conseguita a Roma. Tra parentesi, il fatto di esercitare la professione di strizzacervelli, a dirla alla Woody Allen, ha fatto sì che mi venissero rivolte frasi del tipo “chiudete le vostre anime, arriva la strega”. Qualcosa bisogna pur essere.

Come è avvenuto il tuo trasferimento all’estero

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Lozère-Francia

Per una decina d’anni ho lavorato per il servizio pubblico, in un reparto per le tossicodipendenze, ma ho mollato tutto nel 2000 perché non ne potevo più delle dinamiche e guerre intestine fra colleghi, colleghi e psicologi, colleghi psicologi e infermieri, così ho continuato a lavorare come libero professionista. Con la crisi sono rimasta con sei pazienti e il mutuo, in Francia non avevano medici e hop, non ci ho pensato due volte. Ed eccomi qui, in Lozère 

L’esperienza francese si è svolta in due tappe. Una prima nel sud, vicino a Carcassonne, che ho lasciato dopo tre mesi perché l’ambiente era pessimo e la psichiatria francese troppo diversa dalla nostra. Qui ci sono ancora gli ospedali psichiatrici e altri aspetti che non fanno più parte della cultura psichiatrica italiana da trent’anni. Dopodiché ho ricevuto un’offerta di lavoro in Lozère, nel medico-sociale, dove sono completamente autonoma, l’ambiente è ottimo, la gente accogliente, una cittadina ancora rurale dove si sta molto bene, così sono rimasta e ci lavoro da tre anni e mezzo. Con la lingua ho avuto qualche difficoltà all’inizio ma la conoscevo già, si trattava si praticarla e conoscerne le finezze. Oggi me la cavo benino anche perché leggo moltissimo, ma sono ben lontana dal livello che vorrei.

Unico inconveniente di questo posto è che sei lontano da tutto, e se non vuoi spendere un occhio della testa per tornare in Italia, devi fare 4 ore di macchina e andare a Marsiglia. Inoltre, lo ammetto, mi manca il mare, tantissimo. Non lavoro con altri psichiatri ma sto benissimo con tutto il personale e i pazienti. Diciamo che i nostri caratteri si sposano bene.

Cosa è cambiato da allora ad ora?

Adesso sono perfettamente integrata, il problema reale è che 200 pazienti mi succhiano tutte le energie e ho poco tempo per me e i miei libri.  Inoltre mi rendo conto che ho bisogno di cambiare lavoro, dedicarmi di più ai miei romanzi e alle mie passioni, oltre al fatto che in Sardegna ho marito e casa, per cui l’anno prossimo, credo ad agosto, tornerò definitivamente in Italia. Almeno, per ora i programmi sono questi.

Hai detto  che ti muovi piuttosto spesso e che vai in Italia di frequente, come sono i tuoipsichiatra-francia-passione-fantasy viaggi e quanto incidono sulla routine della tua vita. Li consideri una perdita di tempo e denaro o presentano anche qualche lato positivo?

Mi piace viaggiare, anche in solitario. Mi piace conoscere persone e posti nuovi, ma viaggiare continuamente e metterci quasi una giornata per tornare a casa è stancante. Non è né una perdita di tempo né di denaro ma vivo a metà. E soprattutto mi perdo tutte le possibilità che ho in Italia di farmi conoscere come autrice, perché spostarmi è laborioso e troppo caro, così partecipo a poche manifestazioni, cerco di incasellare tutto, insomma, diventa parecchio in salita. Qui in Francia vado a tutte le manifestazioni culturali della zona, ma naturalmente da spettatrice, il che mi permette di imparare molto, ciò non toglie che è arrivato il momento di fare una scelta.

Dicevi prima che ami scrivere e che desidereresti avere più tempo per i tuoi libri: raccontaci della tua passione per la scrittura e se e come questa è stata influenzata dalla tua esperienza dell’espatrio

La mia passione per la scrittura nasce molto presto, ero ancora ragazzina, ma l’ho realizzata molto più tardi perché ho dato la priorità all’autonomia. Ricordo che, ancora bambina, dopo aver sperimentato in modo fallimentare musica e disegno, mi sono resa conto che amavo creare storie, prima con personaggi ritagliati dai giornalini, poi scritti e descritti da me, con carta e penna e poi al pc. Conservo ancora tante cose che hanno un valore affettivo ma che sono assolutamente improponibili da un punto di vista letterario. Mi sono appassionata al fantasy e alla fantascienza e mi sono cimentata in questi generi, sono comunque piuttosto poliedrica e ho scritto e pubblicato anche altri generi. Col tempo, le tematiche sociali e psicologiche hanno preso il sopravvento, e qui interviene l’espatrio che mi ha messo di fronte a storie che non avrei mai immaginato, a sofferenze cui non ero preparata. Il romanzo che sto scrivendo attualmente, prende spunto da una di queste storie. Drammatica.

psichiatra-francia-passione-fantasyHai un’autrice che ha ispirato la tua vita e la tua scrittura?

Sì. La prima autrice in assoluto è stata Marion Zimmer Bradley che, con Ursula Le Guinn, mi ha fatto amare la letteratura fantastica. Poi ho scoperto Tolkien, il grande maestro. Naturalmente ci sono anche Hesse, Arturo Perez-Reverte, Larsson e tanti altri da cui cerco di imparare. Da quando sono in Francia, sto cercando di leggere il più possibile la loro letteratura attuale e devo dire che mantengono una cura della lingua che, mi sembra, da noi va via via perdendosi.

Qual’è il tuo motto o il tuo pensiero magico, quello  che ti accompagna nei momenti bui o difficili delle tue giornate?

È importante avere sempre un sogno, ma non bisogna cristallizzarsi su un sogno solamente, anche questo deve evolvere e cambiare nel tempo. Esattamente come cambiamo noi. Dopo un sogno, ce ne sarà sempre un altro da realizzare.

Cosa trovi di particolarmente buffo tra le abitudini dei tuoi connazionali d’adozione

Quando si va insieme al ristorante: quando ci si incontra sono tutti baci e abbracci, quando si finisce, filano via a razzo. Saluto rapido e si torna ciascuno ai propri affari. Non ne ho mai capito il motivo e a volte mi disturba, ma ora ci ho fatto l’abitudine. Naturalmente parlo dell’ambiente di lavoro, fra amici è molto più conviviale.

Qual’è quell’aspetto del vivere fuori dell’Italia a cui non ti abituerai mai

Non credo che ci siano aspetti italiani cui non possa fare a meno, riesco di tanto in tanto a trovare persino una pizza ben fatta. Purché non mi diano l’aligot, una specie di purè con una quantità di burro e formaggio spaventosa, che si stratifica sul diaframma per una settimana. Siamo paesi cugini, abbiamo entrambi buone e cattive abitudini, e non è vero che noi italiani siamo mal visti, temo che abbiamo troppi pregiudizi, qui ho trovato moltissime persone che amano l’Italia e l’italiano.

Lo rifaresti un espatrio? 

Trascorrere periodi all’estero è una cosa che farei ancora, ma per tempi più brevi: ho bisogno di più libertà dal lavoro. Credo che quel che sta veramente incidendo sul mio desiderio di rientrare, è il carico eccessivo di lavoro. Impossibile trovare un rimedio, in Francia non ci sono medici a sufficienza e, soprattutto, non ci sono psichiatri.

Un consiglio pratico e veloce per tutte le donne che si trovano davanti al bivio dell’emigrazione

Mente sgombra da pregiudizi, è il modo migliore per valutare il mondo e le persone con cui ci si troverà a interagire. Emigrare non vuol dire perdere la propria identità.

Un saluto e un augurio a chi sta per fare il grande passo verso un nuovo paese e una nuova vita, sarà comunque un’avventura che aggiungerà qualcosa alla nostra esperienza, e grazie  per questa bella iniziativa che ci permette di stare insieme e aggiunge significati nuovi a quel che viviamo.

M. Lidia Petrulli

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