Sono Lidia, nomade della ricerca scientifica, come molti. Niente a che vedere con la medicina, sono una geologa che dopo il dottorato in Italia ha dovuto “guardarsi attorno”, emigrando prima a Vienna (Austria), in seguito a Bruxelles (Belgio), ora nuovamente a Vienna e poi si vedrà. Attualmente m’interesso di meteoriti e di crateri d’impatto. Ho anche un diploma in organo e composizione organistica e grazie alla passione per la musica ho avuto occasioni irripetibili da quando sono all’estero.

Essendo figlia di Italiani emigrati in Germania (e poi rientrati in Italia), partire non mi è stato difficile. Adoro viaggiare ed il mio mestiere mi offre opportunità cui altrimenti non avrei potuto aspirare. La conoscenza delle lingue resta una chiave importante per comprendere le altre culture e sentirsi integrati, ma questa vita precaria e movimentata limita le possibilità di apprenderne più d’una come si deve. Oltre all’inglese, lingua con cui lavoro, e all’italiano, me la cavo col tedesco, grazie ai trascorsi familiari ed agli anni in Austria, e balbetto qualche parola in francese (lingua diffusissima a Bxl) e neerlandese (seconda lingua ufficiale in città).

Non programmo di rientrare stabilmente in Italia, se non costretta dagli eventi, perché in qualche modo mi sono sentita rifiutata (essendo stata considerata un’italiana atipica sin dall’infanzia). Allo stesso tempo, però, so che mi sentirò sempre ospite ovunque viva. Sempre in solitudine, un po’ per scelta un po’ perché è andata così. Sono troppo spesso in viaggio persino per dividere il mio appartamento con un gatto. Di conseguenza ogni scusa è buona per un’uscita tra amici da tutto il mondo, chiacchierando per ore davanti ad una birra o ad un melange viennese, o passeggiando alla scoperta di nuove mete, guardando le stagioni che passano.

Poiché considero scrivere terapeutico, oltre che su queste pagine potete leggere stralci della mia vita tra musica, scienza, viaggi e nostalgia anche qui:

www.geomusikerin.blogspot.com

Gli articoli scritti da Lidia

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Come superare la solitudine del migrante

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