Probabilmente una buona parte degli italiani che sono qui da poco hanno cominciato da studenti. I motivi sono principalmente due:

. è difficile che un italiano arrivi in Giappone con già le capacità linguistiche reali per affrontare il mondo del lavoro giapponese. Voglio dire che non basta aver studiato la lingua (vocaboli, grammatica, kanji, etc) sui libri, ma bisogna sapere anche le parole specifiche e usare tutto nella vita lavorativa di ogni giorno, per una discussione con il proprio team o per rispondere al telefono. Bisogna sapersi districare anche nella parte non verbale; tutte capacità piuttosto difficili da raggiungere vivendo in italia;

 . è difficile che un’azienda giapponese prenda uno straniero, assumendosi l’onere di provvedere al visto lavorativo senza averlo mai incontrato, senza sapere come lavori e senza potergli far fare un periodo di prova. Esistono rare eccezioni e il discorso è diverso per le aziende internazionali, multinazionali e compagnie straniere con sede in giapponese.

Così si comincia dai banchi di scuola.
Il visto da studente è al massimo di 2 anni. Non si può estendere per rimanere nella stessa scuola, a meno che non si parli di università, suppongo (dato che dura 4 anni), ma ammetto che sul versante universitario so molto poco e quindi preferisco non addentrarmi prima di dire falsità.
Università a parte, ci sono due possibilità di studio della lingua giapponese.

SCUOLA DI GIAPPONESE

Si può entrare in una scuola di lingue se non si conosce il giapponese o se lo si conosce ancora poco e si vuole perfezionarlo prima di avviarsi al percorso di vita successivo.

Com’è la vita da studente di giapponese in Giappone?

Penso dipenda dalle possibilità finanziarie. Se la famiglia vi può sostenere senza problemi, potrete andare a scuola e magari fare un lavoretto part-time senza troppe pressioni; se le capacità finanziarie invece sono limitate dovrete darvi da fare andando a scuola e lavorando part-time per mantenervi. Nel primo caso potrete divertirvi di più, nel secondo sarà più dura e dovrete guadagnarvi tutto.
Ad entrambi i casi posso dare un paio di consigli.

  1. NON PARLATE INGLESE CON GLI ALTRI STUDENTI (o altre possibili lingue ponte). Suona scontato come consiglio ma non lo è. Il giapponese, al contrario di molte delle maggiori lingue europee, non ha frasi o parole di uso comune in italiano (esclusi i nomi dei cibi) e non ha niente a che vedere con le lingue romanze, quindi per arrivare ad usarlo sufficientemente in una conversazione banale ci vogliono tempo e pazienza. Quando ancora non ci si riesce, pur di parlare e di farsi capire, si usa l’inglese, senza accorgersi che con il tempo, anche quando teoricamente si potrebbe aver raggiunto un livello sufficiente a chiacchierare normalmente, in pratica non è così. Infatti avvalendosi dell’inglese ci si è privati della possibilità di allenare ciò che si studiava man mano e inoltre si è ormai instaurato un rapporto con le persone intorno che richiede un livello alto della lingua, che non permette di tentare frasi balbettanti e zoppicanti spiegazioni in una lingua diversa senza evitare di sentirsi un po’ stupidi.
    Insomma, scordatevi le altre lingue per la maggior parte, perché il giapponese non basta ascoltarlo un po’ e pian piano qualcosina la imparate, non basta stare qui e assimilerete. Niente somiglia all’italiano, non ci sono appigli di somiglianze sonore, non usano l’alfabeto romano e in alcuni casi nemmeno i numeri arabi. Se volete imparare il giapponese dovete usarlo. Usarlo con gli altri stranieri, che capiscono le vostre difficoltà, che hanno una mente elastica ai tentativi linguistici e possono intuire cosa dite anche quando non state usando correttamente la lingua; e usarlo con i giapponesi che sono una fonte per imparare nuove parole, per provare ad usare qualcosa di appena studiato e che vi possono insegnare (anche indirettamente) l’uso della lingua reale, non quella da libro scritto.
    Se non volete fare così, studiatelo in Italia: ci metterete di più, ma il risultato (un giapponese balbettante e da libro scritto) è lo stesso ed è molto più economico!
  2. ANDATE A SCUOLA. Non solo perché la vostra famiglia (o voi stessi) sta spendendo fior di soldi per darvene la possibilità, ma perché se in futuro non avete in progetto di tornare in Italia la percentuale di presenze è importante. Secondo me gli insegnanti non fanno abbastanza pressione su questa cosa, ma il fatto che voi frequentiate e che siate puntuali inciderà sul vostro futuro visto. Non solo al di sotto di una certa soglia non vi viene rinnovato, ma il giorno in cui dovrete chiedere il visto lavorativo, il Giappone chiederà alla vostra scuola il certificato con la percentuale di presenze e se non è sufficiente potreste non riceverlo nonostante abbiate trovato un’azienda che vi vuole assumere (cosa che è successa ad un mio amico).
  3. FATE I COMPITI, MA NON ILLUDETEVI che vi basterà fare quelli per imparare. Sembro la mia maestra delle elementari, ma sono seria: fare i compiti che vi vengono assegnati è importante, perchè i vostri insegnanti hanno studiato per imparare ad insegnare la loro lingua quindi sanno meglio di voi cosa vi sia utile fare, ma è anche importante che non pensiate che bastino quelli. Mezza giornata a scuola, due paginette di compiti e avete imparato? Eh, no.
    Dovete usare quel che state studiando, perché se quello è tutto lo studio che pensate di fare, tanto vale che vi facciate un corso serale in Italia. Siete in Giappone, il che è un vantaggio enorme, potete imparare in due anni quello che gli studenti di lingue orientali imparano in 5. Uscite da casa, fatevi amici giapponesi, andate a bere qualcosa fuori e sedetevi al bancone, non al tavolo; fate un part-time dove dovete parlare giapponese e non c’è scampo; scegliete una guesthouse che non sia di soli stranieri, ma che sia in parte o completamente di giapponesi. Datevi la possibilità di non scappare da questa lingua, di non avere scorciatoie linguistiche.
  4. FATE UN PART-TIME. Evitate i ristoranti e le pizzerie italiane. Scegliete un lavoro in cui siate costretti a parlare giapponese, quale che sia il vostro livello. Se vi prendono, significa che i vostri datori pensano che in qualche modo possiate farcela anche con quello che sapete: migliorerete con il tempo.
    Nel mio caso, lavoravo in un piccolo locale italio-spagnolo, è vero, ma la mia situazione era particolare. Quando ho cercato quel lavoro ero in classe con 8 cinesi, 2 thailandesi e 2 vietnamite che non parlavano altre lingue eccetto la propria e il giapponese, vivevo in una guesthouse con 4 giapponesi e il 99% dei miei conoscenti e amici erano giapponesi. Immersa come ero nella lingua, lavorare in un locale italiano non avrebbe intaccato i miei progressi. Tra l’altro quello in cui sono finita non ha mai avuto lavoratori stranieri prima di me e il 99% dei clienti erano giapponesi: pur con un capo giapponese che sa l’italiano, l’uso della lingua era confinato ai discorsi tra noi due, privati, quando non erano presenti clienti (davanti ai quali sarebbe scortese parlare in una lingua straniera).
  5. SCEGLIETE LA SCUOLA PENSANDO A QUEL CHE VOLETE FARE DOPO. Se il vostro progetto successivo è, eventualmente, trovare lavoro, fate attenzione, perché la maggior parte delle scuole di lingua sono più spesso orientate a preparare i propri studenti ad un esame d’ingresso all’università o al passaggio ad una scuola di specializzazione, piuttosto che alla ricerca di un impiego. Controllate se la scuola di lingue in cui pensate di andare offre un reale supporto alla carriera post-studio, informatevi, scrivete, chiedete.

SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE

Per gli studenti stranieri spesso c’è un esame di lingua per poter entrare. Il livello di lingua migliore per poter affrontare questo tipo di studio è l’N2 (se avete un N1 spesso non vi fanno fare l’esame) ma il mio consiglio è di provare comunque a fare l’esame se avete solo un N3. A volte le certificazioni ufficiali non indicano al nostra effettiva capacità linguistica e può anche darsi che se la scuola veda in voi una forte motivazione e lasci passare il vostro basso livello di lingua per lasciare che siate voi, una volta entrati, ad impegnarvi per migliorarlo.

Com’è la vita da studente in questo tipo di scuole?

Sicuramente meno spassosa di quella di uno studente di solo giapponese. Avrete più lavori da fare, orari meno flessibili o meno “decisi”, potreste ritrovarvi a stare a scuola oltre l’orario di fine lezioni, a dovervi impegnarvi in semi-lavori, collaborazioni che la scuola vi offre con professionisti o per un’esperienza vera di lavoro nel vostro campo. Di solito costano di più delle scuole di lingua, ma dipende anche da che tipo di scuola andate a fare. Fare un part-time ovviamente è possibile, se la scuola è abituata ad avere a che fare con studenti stranieri sarà anche essere più flessibile nei vostri confronti, ma tenete presente che è uno studio impegnativo.
Per chi decide di affrontare questo genere di percorso i consigli sono simili, anche se con qualche variante.

  1. Prima di tutto, vi ritroverete con studenti giapponesi, la maggior parte dei quali sarà appena uscito dal liceo: 18 anni. Le lezioni saranno completamente in giapponese, quindi è ben difficile che avrete occasioni di usare altre lingue. In questo caso, insomma, dovreste avere un livello di lingua tale che parlare inglese con gli altri non dovrebbe più intaccare la vostra possibilità di migliorare.
  2. Il secondo consiglio è uguale: andate a scuola, le presenze e la puntualità sono importantissime se volete trovare lavoro in Giappone, se volete il visto di lavoro o se volete anche solo diplomarvi, dato che al di sotto di una certa percentuale di presenze non vi viene rilasciato alcun pezzo di carta (pure se tornerete in Italia, se ci tornate senza diploma a cosa vi è servito questo percorso?).
  3. Il terzo consiglio è fare certo il lavoro che vi viene assegnato, ma anche prepararvi all’idea che per voi sarà doppiamente difficile dovendo affrontare le richieste in una lingua non vostra e con parole specifiche che magari non avete ancora sentito.
  4. Il part-time io consiglierei di cominciare a cercarlo nel vostro campo. Se studiate nel campo del turismo, cercate un lavoretto come aiuto guida turistica o dentro gli aeroporti; se studiate per un lavoro da ufficio, cercatevi un part-time di assistente segretario o cose simili; e via dicendo. Diventerà esperienza nel vostro campo da inserire nel curriculum, e nulla toglie che dopo uno o due anni che siete a part-time in un posto, non decidano di prendervi (visto che ormai vi conoscono e sanno come lavorate e quindi “sanno cosa stanno comprando”). Inoltre vi aiuterà a cominciare a costruirvi una rete di conoscenze nel vostro campo, rete che potrebbe aiutarvi quando, al secondo anno, inizierete la ricerca del lavoro da cominciare ad Aprile.

Questi sono più o meno i consigli che mi sento di dare a qualcuno che vuole affrontare lo studio della lingua giapponese in Giappone.

Sono consigli guidati dall’esperienza e maturati dopo aver incontrato tantissime persone (amici o conoscenti) che hanno studiato qui, avendo testimonianza delle loro scelte e dei loro percorsi.
Non posso vantare l’assoluta correttezza di ogni cosa: ognuno ha i suoi metodi, i suoi canali, e tra l’altro lo studio della lingua è sempre una cosa soggettiva, diversa da apprendente ad apprendente. Quello di cui invece posso dire di essere certa è che la cosa migliore da fare sia prendere in considerazione questi consigli e poi valutarli a seconda del tipo di persona che siete voi, del tipo di percorso che volete fare e che avete già fatto.

Dopo lo studio, il passo successivo è il lavoro: ma per quello riserverò un post dedicato!

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