Punta del Este, Uruguay

Punta del Este, Uruguay

Mi sono sempre piaciuti i fuochi dell’artificio, quell’attimo di luce che illumina tutto e riempie il buio le orecchie  gli occhi e poi scompare, lasciando una scia di fumo tremolante… Ricordo che da bambina mi facevano un po’ paura, li vedevo dalla spiaggia, in Liguria, ed erano vicini vicini, troppo vicini, ma quel misto di eccitazione e timore  mi faceva  urlare di gioia appena ne partiva uno…  ero una bambina.

Qui in Uruguay sono una tradizione, come in tutto il mondo credo, anche se in Italia sono stati proibiti quest’anno in molti comuni, pure a Milano.

Non amo festeggiare il 31 dicembre, l’ho fatto per anni come se facesse parte della tabella di marcia di una cittadina milanese, buttandomi nella notte fino all’alba, poi ho iniziato a viverlo celebrandolo nella mia intimità, con pochi amici o anche da sola, poi è arrivata la famiglia e con i bambini si passava insieme la serata e poi, a Roma da mia sorella, tutti compravano botti, luci, stelline, petardi e si faceva a gara tra vicini a chi produceva più rumore… non capivo…

A me piace guardarli da lontano, sentendo l’eco del loro scoppio, con una visuale più aperta possibile per godere lo spettacolo del cielo illuminato e ricamato con i colori. E così è stato l’anno scorso, appena trasferita  a Montevideo,  dal terrazzo della mia casa avevo la città ai miei piedi e il cielo scoppiettante sopra di me! Bellissimo!

Ora abito a Punta del Este, sulla costa atlantica, una meta turistica di grande fascino per i ricchi argentini, uruguaiani e brasiliani (ma anche per gli europei che arrivano con le navi da crociera). Una città semifantasma per 10 mesi all’anno e che all’improvviso il 24 dicembre inizia a animarsi per esplodere, con tutto il suo potenziale dal 31 dicembre a fine febbraio, ma il vero clou dicono sia solo la prima quindicina di gennaio.

E’ la Miami del Sudamerica, anche Trump ci sta costruendo una Tower e la sua faccia fa bella mostra di sé sull’edificio in costruzione:  sono al ventiquattresimo piano e dovrebbero inaugurarla alla fine di quest’anno con ventisei piani.  Grattacieli, lusso, Ferrari, Porsche, megaville e megayacht, spiagge affollate…

Io vivo a Rincon del Indio, fuori da tutto ciò, in mezzo a un bosco con un giardino bellissimo e a pochi minuti a piedi dall’Oceano.  Ho vissuto nel silenzio e nella solitudine per due mesi (ho traslocato a ottobre) godendo di questi preziosi alleati che ho scoperto essere i miei amici migliori, ma all’improvviso, pochi giorni fa i primi botti in una villa poco lontano, che annunciava il suo arrivo oltre alla nascita di Gesù Bambino (!), mi hanno risvegliato e catapultato in una nuova realtà: le vacanze per i ricchi argentini e brasiliani erano iniziate!

Siamo qui solo per divertirci… tutto è lecito, anche fare feste che continuano con la musica a tutto volume fino alle 8 del mattino, sparare botti alle 3 di notte e girare in auto suonando il clacsono con la musica a palla a qualunque ora…

Per fortuna i miei vicini non sono così rumorosi, pensavo,  ma l’altra  sera, 31 dicembre, ho scoperto che sono veri amanti dei fuochi artificiali!

Verso le 11 sono andata sulla spiaggia, a fare un’offerta a Jemanja, signora e padrona del mare e delle acque (una tradizione brasiliana che mi piace molto), camminando tra ville abitate da grandi tavolate esalanti il fumo della parrilla e l’odore dell’asado,  suoni, voci, risate… io con la mia ortensia desideravo solo arrivare sulla spiaggia e, pensavo, godermi lo spettacolo dei fuochi a Punta del Este sull’orizzonte, da lontano…

Offerta a Jemanja

Offerta a Yemanja

Riesco a vivere un momento di intimità, sento i piedi nel mare che arriva a salutarmi, lancio la mia ortensia e sorrido a Jemanja che mi accoglie tra le onde, proteggendomi e purificandomi … all’improvviso sobbalzo: un fuoco rosso assordante scoppia proprio sopra di me e inizia una mitragliata di colpi, girandole, stelline, botti, luci, cascate, rumori, la santabarbara era proprio lì vicino, nascosto dietro la duna di sabbia… sembravano fermarsi, un attimo di sosta,  ma poi ricominciavano un poco più in là… avvolta dal fumo mi sono sentita un animale braccato, un gatto che voleva solo nascondersi ed essere tranquillizzato … Non mi era mai capitato di sentirmi così turbata, mi sembrava molto stupido tutto ciò che stava avvenendo intorno a me, e nel mondo in migliaia di altri luoghi simili… sì è vero, come dicevo all’inizio riescono a far sognare quelle luci nel cielo ma sono la manifestazione più vicina a quello che è la nostra realtà: un’illusione.  E io non voglio più essere in quell’illusione. Non sono più in quell’illusione.

Mi sono ritrovata camminando per rientrare a casa sulla stessa strada e da ognuna di quelle ville che prima emanavano cibo, ora uscivano scoppi e luci, un bombardamento continuo, da ogni angolo, di ogni colore, di ogni forma… una locura! A un certo punto ho detto basta, mi sono isolata in me stessa  concentrandomi sui miei passi, guardando la strada deserta davanti a me, e ho visto la scena dall’alto, da un altro punto di vista: una musica di colori nel buio e io con i miei passi illuminata e tranquilla. Ho abbracciato il mio gattino e mi sono sentita vera, presente, pronta a attraversare le intemperie del percorso, sola e coraggiosa.

Arrivata a casa i rumori un po’ si affievoliscono, se nonché ben oltre la mezzanotte i miei vicini esplodono la loro dotazione di fuochi, bellissimi, ma proprio non ne potevo più! Basta fuochi, porfavor!

Cercavo le stelle tra i fumi artificiali e il silenzio, finalmente ritrovando un po’ di pace. E mi sono di nuovo sentita un animale,  in salvo!

fuochi

Casa Caraguata

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