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CHI SONO GLI ITALIANI IN SOUTH AUSTRALIA (e lo sguardo delle donne italiane)

Dopo quattro anni in Australia le persone che incontro si stupiscono che io sia così poco coinvolta nella grande comunità italiana che vive ad Adelaide e nel South Australia.

Sospetto che gli Italiani all’estero abbiano due tendenze opposte: o cercano immediatamente i propri connazionali, o li evitano.

Suppongo che la scelta dipenda da molti fattori. Personalmente, a livello lavorativo, sono sempre stata immersa fin da subito nell’ambiente australiano (e internazionale, come spesso capita in ambito accademico) e, di conseguenza, anche le prime (e spesso più significative) amicizie si sono concentrate lì. Riflettendoci, però, ci sono anche altre ragioni e, per capirle, ho scavato un po’ nella storia migratoria italiana in South Australia.

Devo ringraziare Roberta Ronzitti, console italiana ad Adelaide,  che si è subito resa disponibile a farmi avere  tutti i dati di cui avevo bisogno.

Ho così scoperto che gli Italiani sono arrivati quaggiù divisi in tre ondate principali: un paio di migliaia di connazionali ha affrontato il lungo viaggio nel corso del 1800 e nella prima metà del 1900 e provenivano principalmente (in ordine di numerosità) da Veneto, Calabria, Puglia e Campania.

La seconda massiva ondata, invece, copre un periodo di circa trent’anni (dagli anni ’40 agli anni ’70) e conta la bellezza di trentamila migranti italiani. Le regioni più ‘mobili’ sono simili: vediamo di nuovo Campania, Calabria e Veneto, ma anche l’Abruzzo questa volta si muove. Dagli anni ’70 fino ad oggi in poi l’immigrazione è stata sporadica, ma negli ultimi anni l’immigrazione ha subìto una nuova impennata.

Secondo il Department of Immigration and Border Protection (DIBP 2016) solo tra il 2014 e il 2015 sono giunti solo in South Australia (al netto delle partenze) 1348 Italiani. Il dato impressionante è che questo numero rappresenta il 402.2% in più rispetto al 2013.

Questi ultimi immigrati, in particolare quelli degli ultimi anni, sono tutti tra i 18 e i 30 anni (probabilmente complice la diffusione del cosiddetto ‘Working Holiday’ Visa, di cui si è già parlato) e molti qualificati.

Secondo un censimento effettuato nel 2016, gli Italiani iscritti regolarmente all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) residenti in South Australia sono 20 700, ma si stima che gli abitanti di origine italiana siano di fatto circa 100 000.

Ora, facendo un passo indietro, si può avere una visione d’insieme di chi sono gli Italiani in South Australia.

Il primo dato che salta all’occhio è l’età media degli Italiani in South Australia: l’85% ha più di 50 anni e di questi, più della metà è ultrasessantacinquenne.

italiani-south-australiaMolte delle persone con passaporto italiano sono in realtà Italiani di seconda, terza o addirittura quarta generazione e raramente parlano italiano.

Hanno conservato molte tradizioni perlopiù locali, per via delle tendenze regionali e spesso andate perse nella nostra penisola.

Una cosa che mi fa sempre sorridere è la tradizione di trovarsi con il resto della famiglia per fare la passata di pomodoro verso la fine dell’estate.

Per me, sabauda di nascita e comunque nordica di origine, questa tradizione risulta quasi sorprendente, eppure tutti si stupiscono quando dico che non mi appartiene (attendo qualche altro utente dell’Italia del nord per sbugiardarmi e farmi notare che solo a casa mia questa cosa non si fa). Tutt’al più la fagiolata, toh!

Insomma, un po’ l’età, un po’ le tradizioni, un po’ il fatto che mi sembra sempre che il tempo si sia fermato per loro, che rappresentino un’Italia che non conosco, perché non esiste più o perché per me è sempre stata diversa.

Perché i loro problemi di primi immigrati sono stati così diversi da quelli che ho io: la lingua è un problema minore per me perché chiaramente non ero digiuna di inglese, ma è maggiore perché non sono stata accolta dai miei connazionali, non ho avuto un supporto in questo senso.

Il problema del visto è più grande, invece, per le restrizioni che sono state applicate negli ultimi anni all’immigrazione australiana.

Voi direte che però ci sono i nuovi Italiani, ed è vero, ma qui arriva la seconda parte delle motivazioni. Sentivo la necessità di immergermi nell’Australia, respirare un’aria diversa, conoscere persone e storie che non conoscevo.

Credo sia stata una scelta saggia, perché poi le amicizie italiane sono nate comunque, anche se più tardi. Senza sforzi e senza necessariamente cercarle, con tutto il piacere che ne deriva. Perché, in fondo, alle donne italiane come me che emigrano all’estero, a volte, basta solo uno sguardo.

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5 commenti
  1. Rolando
    Rolando dice:

    Sono d’accordo con l’articolo, sono un veneto polentone arrivato qui a 26 anni per sposarmi con una bella ragazza siciliana (figlia di siciliani in verità) nel lontano 1996. La passata non la facciamo ma mio cognato mi ha mostrato quanto facile e fare l’aceto, però faccio la birra e se riesco, la grappa.
    Ho un amico Bolognese con cui parlo ma spesso parliamo di affari di famiglia. Ho vari amici italiani di 1a generazione ma il più delle volte mi mescolo con australiani, essendo un ingegnere che lavora nel campo petrolifero nel deserto, mi sa che sono ormai più un “ocker” che un Rovigoto!
    Bell’articolo, son contento di seguire il consolato, mi piacerebbe attendere eventi ma spesso sono impegnato coi bambini o impegnato nella grande tradizione australiana del fai da te.
    Ciao
    L’italiano non l’ho parlato per anni, cercando di capire il “siciliese”

    Rispondi
    • Valeria Bellan
      Valeria Bellan dice:

      Ciao Rolando! Io mi sono definita sabauda, ma ho un bel 50% di sangue rovigoto nelle vene. Sono contenta che ti ritrovi in quanto ho scritto. Buona giornata e buona fortuna col sicilianese 🙂

      Rispondi
  2. Solare
    Solare dice:

    Bello questo excursus sulla storia della nostra migrazione. Devo dire che in effetti quando dico che sono italiana immediatamente tutti pensano sud, famiglia patriarcale dove si fa la pomarola tutti insieme e orto in giardino. Invece io sono prevalentemente toscana, mia mamma non sa cuocere neanche un uovo e la mia famiglia d’origine è composta da tre persone e ho il pollice nero…neanche il basilico mi resiste vivo! Ho più punti in comune con alcuni australiani o tedeschi che mi è capitato di incontrare qui che non con gli italiani immigrati da generazioni ma trovo molto affascinante la loro storia e il fatto che siano ancora così attaccati alle vecchie usanze del loro paese, inoltre ho massimo rispetto per i sacrifici che posso solo immaginare abbiano fatto per essere qui oggi. Vai a fare la spesa da Mercato? Un bel negozio pieno di leccornie italiane che racconta proprio una storia di immigrazione tutta italiana e direi perfettamente riuscita.

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