La gravidanza di un’italiana a Barcellona

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Mai avrei immaginato che sarei rimasta incinta in un paese straniero con un uomo non italiano.

Ebbene sì: sono nella parte finale della mia gravidanza, mio marito è spagnolo e vivo a Barcellona.

Aspetto una bimba che nascerà alla fine di novembre.

Nei prossimi articoli, tra una poppata e l’altra, cercherò di parlarvi della fine dell’ultimo trimestre (in cui mi trovo ora) e dell’esperienza del parto. Qui vi scrivo di ciò che ho vissuto finora.

Questi mesi di gravidanza da sola all’estero per me sono stati meravigliosi nonostante la lontananza dall’Italia e dalle persone care.

Ho la fortuna di vivere in una città non perfetta ma sicuramente a misura di bambino. Molte fermate della metro sono dotate di scale mobili e ascensori, in ogni quartiere della città è possibile trovare giardinetti e spazi verdi dove rilassarsi, anche nelle strade più trafficate vi sono panchine dove poter sedere. Tanta gente, quando ti vede col pancione, ti sorride e, nei mezzi pubblici, la stragrande maggioranza delle volte trovi subito qualcuno che ti cede il posto.

Inoltre, Barcellona è una città piena di negozi per bambini, incontri e corsi sull’allattamento e su come portare il bambino nella fascia, di aquagym e yoga per donne incinte o con il bebè. Molti di questi corsi sono gratuiti o con prezzi irrisori.

Il sistema sanitario catalano è piuttosto efficiente, sia quello pubblico sia quello privato. Io ho scelto di farmi seguire dal sistema privato perché non volevo rinunciare alla mia bravissima ginecologa, che lavora in una clinica privata.

Ma mi sono avvalsa anche del sistema pubblico per alcuni vaccini e per il corso preparto; inoltre, andrò a partorire in un ospedale pubblico.

Non mi soffermerò sugli esami e i test da fare durante i tre trimestri di gravidanza perché la mia impressione è che non si discostino molto da quanto già si faccia in Italia.

Sono zia da qualche mese e mia sorella vive in Italia: non abbiamo riscontrato cambiamenti significativi da questo punto di vista. Farò un’osservazione molto più banale che riguarda una pratica qui molto in voga, che non mi sembra sia così comune nel nostro paese.

Gli ospedali spagnoli sono dotati di un’équipe che, per circa trenta euro, fa i buchi alle orecchie delle neonate.

Quando si prepara la borsa dell’ospedale, se si desidera, si possono portare anche dei piccoli orecchini in oro per le proprie bimbe.

Così, poche ore o pochi giorni dopo la nascita, le orecchie delle piccole vengono bucate.

Io sono un po’ contraria a quest’usanza perché temo possibili infezioni e anche perché credo che questa sarà una sua scelta quando diventerà più grande.

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Test di gravidanza positivo

Primo trimestre

Appena ho scoperto di essere incinta (ho fatto il test molto presto perché, da alcuni segnali che mi aveva inviato il corpo, avevo capito subito di esserlo), ho contattato la clinica dove volevo essere seguita.

Normalmente, sia nel pubblico che nel privato, qui in Spagna non ti visitano prima dell’ottava settimana di gravidanza.

Questo, per un’ansiosa come me, è stato alquanto snervante. Avrei voluto sapere quanto prima se c’era un embrione e un battito regolare. Ma, dato che un aborto spontaneo prima dell’ottava/nona settimana è, purtroppo, molto più comune di quanto si pensi, le visite di controllo normalmente iniziano dopo questa soglia.

Durante il primo trimestre, a parte un gran sonno e qualche buco allo stomaco che mi svegliava all’alba, non ho mai conosciuto le tanto temute nausee e non ricordo di aver avuto nessun disturbo particolarmente invalidante. Sono stata fortunata.

Sono linguista in un’impresa di software e non ho un lavoro stressante né dal punto di vista fisico né mentale.

Tuttavia, è stato difficile nascondere la mia stanchezza cronica nell’ambiente di lavoro, soprattutto verso la fine del primo trimestre. Inoltre, dovevo fare analisi del sangue e controlli ginecologici, per cui avevo bisogno di permessi.

Così, ho raccontato la verità molto presto e i miei colleghi e i miei capi hanno accolto la notizia con sincera felicità e interesse.

Mi sono sentita coccolata in questi mesi e ho potuto lavorare senza problemi fino alla trentatreesima settimana di gravidanza.

Durante il primo trimestre, è possibile effettuare il test del DNA fetale per sapere se il bambino è sano e per conoscerne il sesso in anticipo, anche se quest’ultimo aspetto è molto meno importante rispetto a una malformazione.

Qui in Spagna, come in Italia, questo test è molto caro, costa sui settecento euro e non è coperto né dal sistema pubblico né da quello privato. Si dovrebbe lottare perché sia appannaggio di tutti e non solo di chi può permetterselo.

Dal mio test è risultato che aspetto una bimba sana!

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Yoga per donne incinte

Secondo trimestre

Il mio secondo trimestre ha coinciso con la famigerata “ola de calor” che ha colpito la Spagna quest’estate.

Ho sofferto il caldo in modo particolare, a tal punto che non sono sempre riuscita a dormire e a riposare come avrei voluto. Durante questo trimestre, ho viaggiato molte volte in Italia e sono stata alle Baleari, ma l’afa non mi ha abbandonata in nessun momento.

A parte questo inconveniente, ho avuto una gravidanza molto attiva ed ero piena di energia. Ho seguito corsi di yoga e aquagym “para embarazadas”, ho lavorato e ho ripreso la vita sociale che, durante il primo trimestre, si era arrestata per via del sonno cronico.

In questi mesi, ho trascorso molto tempo con la mia famiglia e ne ho giovato.

Verso la fine del secondo trimestre, si fa l’ecografia morfologica per un’analisi accurata del feto, e poi il test della curva glicemica per verificare che non si abbia il diabete gestazionale.

Tutto è andato bene. A parte una leggera sciatica, reflusso gastrico e un po’ di stitichezza, mi sono goduta l’estate.

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Stazione della metro con ascensore

Terzo trimestre (in corso)

Questi sono i mesi in cui i controlli si intensificano, si sceglie l’ospedale, si fa il corso preparto e si prepara il nido del bebè. I disagi in questi tre mesi possono aumentare.

Com’era prevedibile, è aumentata la sensazione di pesantezza perché la bimba pesa sempre di più. Mi stanco se cammino troppo e mai come ora capisco l’importanza di ascensori nelle fermate della metro, bus efficienti e puntuali, spazi commerciali con panchine e aree di ritrovo, marciapiedi con tratti inclinati per favorire il passaggio di passeggini e carrozzelle. In questa città la qualità della vita è alta, lo sapevo da anni e ora ne ho un’ulteriore conferma.

Le spese per un bebè sono tante e, qui come altrove, una nascita è un business, nella stessa maniera in cui lo è un matrimonio.

Così sto comprando cose nuove ma non disdegno l’usato.

Con amici fidati che possono passare passeggini, carrozzini, vestiario per neonati e qualunque altra cosa, la gente che vive qui è ben pronta a farsi aiutare. Forse in Italia si è più restii ad accettare oggetti e capi usati, ma questa potrebbe essere solo una mia impressione. Inoltre, esiste un’app per telefonini, chiamata “Wallapop”, in cui si trova di tutto a prezzi ridotti (dagli stivali di montagna alle sedie per l’auto dei bebè dai 0 ai 4 mesi). Io la trovo divertente, ho comprato e venduto di tutto attraverso quest’app.

Problemi del terzo trimestre: un po’ di reflusso gastrico e una leggera sciatica se cammino troppo.

Ma suppongo che si tratti di problemi molto comuni, no? Quindi non posso lamentarmi.

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Esempio di CAP

La maternità in Spagna

Da qualche giorno sono in malattia.

Qui in Spagna, se si vuole e se non ci sono controindicazioni da parte del medico, si può lavorare fino al giorno del parto.

Se, invece, si decide di smettere prima, conviene mettersi in malattia. Con un certificato medico fornito dal proprio ginecologo, bisogna presentarsi al CAP (Centre d’Atenció Primària). Ogni quartiere ha il proprio CAP e ognuno di questi centri forma la rete del sistema pubblico sanitario catalano. Si va nel centro corrispondente al proprio quartiere e qui ti daranno i documenti da presentare al tuo datore di lavoro. Così, il tuo periodo di malattia ha inizio.

La maternità, invece, scatta al momento del parto.

Ci si presenta un’altra volta al CAP, per ottenerla. A questo punto, inizia un periodo di sedici settimane in cui la mamma si dedica esclusivamente al bebè e alla ripresa dal parto.

Negli ultimi tempi, è accaduta una cosa molto positiva. Il Parlamento ha votato a favore dell’ampliamento del “permiso de paternidad” fino a cinque settimane. Ma non è finita qui: nei prossimi anni la durata del periodo di “paternidad” dovrà eguagliare la durata del “periodo de maternidad”, così anche i padri beneficeranno di sedici settimane. Si tratta di un passo in avanti importante a favore dell’eguaglianza di genere.

Significa che anche il lavoro della donna è molto importante e che il padre, come la madre, deve prendersi cura del bambino. La cura di un figlio non spetta prevalentemente alla donna.

I corsi preparto, inoltre, come quello che stiamo frequentando io e mio marito, sono rivolti alla coppia e istruiscono il padre anche su come alleviare le fatiche e i dolori della madre prima, dopo e durante il parto.

Considerazioni finali

Come osservavo prima, io e mia sorella non abbiamo riscontrato differenze significative tra Italia e Spagna per quanto riguarda il monitoraggio della gravidanza.

Più che su un piano geografico, le differenze sussistono su un piano temporale.

In Italia come in Spagna, le nostre nonne partorivano in casa con tutti i rischi annessi e connessi.

Le nostre mamme facevano poche ecografie (a volte neanche una), oggi effettuiamo prove a non finire.

Prima non c’erano tutte le proibizioni e i controlli di adesso sull’alimentazione della donna in stato interessante.

Ora, noi donne dobbiamo prestare molta attenzione all’alimentazione, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza. E poi siamo accolte in ospedali enormi, molti dei quali all’avanguardia, e siamo bombardate da tante informazioni.

Siamo molto più attive rispetto al passato e il nostro rapporto con il ginecologo è di tipo simmetrico.

Il medico ci rende partecipi e ci chiarisce i dubbi e noi donne sappiamo tutto ciò che ci sta succedendo perché ci informiamo attraverso molteplici canali d’informazione.

Si potrebbe obiettare che, al giorno d’oggi, qualcosa di così naturale come la gravidanza sia troppo “ospedalizzata” e “medicalizzata” rispetto al passato.

Ma io mi sento molto felice di appartenere a quest’epoca e di usufruire di tutti questi vantaggi.

Il parere di suocere, zie, mamme, nonne, per me non conta assolutamente nulla. La gravidanza e il post-partum per me, donna incinta del 2018, rappresentano una fase della vita in cui si apprendono molte cose attraverso le letture individuali, le consulenze dei professionisti del settore (ginecologi, ostetriche, pediatri, ecc.) e soprattutto, tanta, tanta pratica e esperienza.

Rispetto al passato, inoltre, sia in Italia sia in Spagna, l’età del primo figlio si è di gran lunga spostata in avanti.

Io ho trentasei anni e sono alla mia prima gravidanza. Qui in Spagna è molto comune vedere donne che hanno il primo figlio alla mia età e il secondo verso i quaranta o dopo. C’è anche chi inizia a quarant’anni.

L’età biologica e l’età anagrafica sono due cose molto distinte e oggi ci manteniamo più fresche e più giovani rispetto al passato.

Siamo anche più mature, più colte, con una carriera e con più esperienza di vita.

2 commenti
  1. Ewelina
    Ewelina dice:

    Ciao Maria Luisa, mi è piaciuto molto il tuo articolo, una bella visione della futura mamma che vive a Barcellona, molto utili consigli e il quadro generale di come organizzare la propria vita nel capitale catalano quando si aspetta.Anch’io vivo a Barcellona da 1,5anno e mi trovo molto bene.Non sono ancora la mamma però in prossimo futuro la sarò.Mi occupo delle consulenze in dietetica e nutrizione di tutte le mamme presenti e future, se ti interessa ti lascio il mio profilo instagram @ewelina_happymamas.Io sicuramente andrò a seguire il tuo/vostro delle donne che emigrano👍🤗In bocca al lupo con la tua nuova avventura👶

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