Green-pointPurvi mi aveva  chiamata questa mattina per dirmi che aveva una sorpresa per il mio compleanno.

Tu pensa solo a farti trovare alle ore otto alla fermata di Green Point Avenue, non devi fare altro… se non appoggiare il tuo dolce culetto sui super sofisticati  seggiolini del G train…. almeno cerca di essere puntuale però…“. L’aggraziata battuta finale della mia amica di scorribande mi era rimasta nei polmoni.

In ufficio non sono riuscita a combinare nulla, la curiosità mi ha torturato il cervello e lo stomaco.

Mi scoccia un po’ prendere il treno G, altresì conosciuto  come “ghost” train.

Girano strane leggende sul treno G, metropolitane, e non.

Leggende a parte, qualche cosa di vero c’è.

E’ un treno fantasma perché non segue regolari tempi e ritmi di percorrenza.

Puoi restare sulla piattaforma per un’ora ad aspettarlo, infreddolita, affamata e stanca morta.

Ad un certo punto, quando stai per perdere tutte le speranze e ti immagini già con la mano alzata a chiamare un taxi giallo che ti svuota degli ultimi dollari, ecco che il treno G appare dal nulla.

E tu, in quanto essere umano, in quanto specificatamente donna, in quello stesso momento avverti un’indescrivibile sensazione di pienezza, un’euforia che ti lascia a bocca aperta, un benessere psico-fisico che simula l’apice dell’eccitamento sessuale.

Solo allora cominci a pensare che questo inusuale trenino è in realtà la versione meccanica e cibernetica  più riuscita del punto G.

Ogni preoccupazione si dissolve all’avanzare della locomotiva, che è quasi sempre preceduta da una nebbiolina grigio vapore.

Da lontano si può scorgere solo la bianca lettera G, circondata da un logo color verde marcio, emblema di una metropolitana vecchia e un po’ malmessa, e tuttavia intrigante, sotto molti punti di vista.

Il sollievo e la sensazione di vittoria dopo la trepidante attesa non durano a lungo, però.

Spesso, infatti, realizzi  di essere da sola in quel vagone, quando ormai è troppo tardi, perché le porte si sono già richiuse con un pesante e inquietante cigolio.

A questo punto a te, pecorella smarrita, ovvero gazzella solitaria, nel treno G potrebbe succedere qualsiasi cosa.

A pensarci bene, il G potrebbe anche non esistere affatto, per quanto mi riguarda.

Potrebbe essere solo un miraggio. Un’utopia, che si cela meschinamente sotto le sembianze di un ammasso di ferraglia arrugginita e scrostata.

Il treno G è una speranza infranta.

La speranza di colui che, erroneamente, si vedeva già disteso sul proprio lettuccio, circondato da aromi maliziosi di candele soffuse.

Le misteriose insidie del treno G potrebbero vederlo disteso dentro ad una bara, circondato in ogni caso da candele soffuse, che però il malcapitato non può più annusare.

Nel mio caso, io il G lo soprannominerei piuttosto “Grrrr” train, ad indicare un’imprecazione di mezza rabbia e mezza comicità onomatopeica a fumetti che mi sorge spontanea ogni volta che devo salirci sopra.

Da altre e più terrificanti fonti e scuole di pensiero è giunta la versione secondo la quale la  linea “G” è la madre di un treno che nessuno guida, un treno senza conducente, un treno che si guida da solo e che corre solitario lungo i fumosi binari di connessione fra il Queens e Brooklyn.

Il G train è effettivamente l’unica linea della metro che collega le due zone, senza passare attraverso l’isola di Manhattan.

Concediamo pure uno straccio di unicità al G. Almeno questo.

Io mi diverto spesso e volentieri a percorrere, grazie al potere della mia immaginazione,  la traiettoria surreale e fantascientifica del G, poiché mi riesce assai difficile tratteggiare con la mente la carrozza motrice vuota, senza il conducente.

Preferisco costruirmi mentalmente l’immagine di uno scheletrino beffardo e sornione che indossa il cappello blu e la gigante uniforme del MTA, Metropolitan Transistory Authority, il colosso multinazionale che monopolizza tutti i mezzi di trasporto della città.

Altisonante al punto giusto. E paranormale a puntino.

Treno con scheletrino. Eccellente illustrazione per un libro per ragazzi.

linea-g-train

Di L9A8M – Opera propria, Background map from Openstreetmap (http://www.openstreetmap.org), CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=59184905


Racconto facente parte di una collezione di storie autobiografiche newyorkesi “Diario di un filo di perle” scritte dall’autrice Alessandra G. e concesse per la pubblicazione sul web a “Donne che Emigrano all’Estero”.

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