hamman-francesca-marocco

Hammam tradizionale

hamman-francesca-marocco La settimana scorsa io e la mia frangetta ormai non più bionda siamo andate a fare il nostro primo Hammam.
Ho esitato un lungo anno prima di decidermi a provare questa esperienza perché, lo ammetto, sono molto schizzinosa e pudica quindi ci ho dovuto riflettere un po’ su. Andare in una spa mi sembrava fuori luogo ma per quello popolare non ero mai abbastanza pronta.
Se per voi l’ Hammam significa coricarsi su una bella panca in legno pulita e lucida, in una nuvola di vapore, con profumo di incensi, avvolti in candidi asciugamani morbidi sbagliate di grosso. Quello succede solo in un mondo perfetto oppure alle terme in Val D’Aosta dove siete andati col cofanetto che vi ha regalato la zia per compleanno.
Per fare un Hammam tradizionale avete bisogno di: il vostro kit per la piscina più un tappetino in gomma ed un guanto esfoliante.
Il tappetino me l’ha regalato la mia amica Simona, il guanto ho pensato bene di comprarlo in loco scegliendo- ahimè – quello più duro, convinta da sempre di avere una “pellaccia” molto resistente; il borsone per la piscina ovviamente l’ho lasciato in Italia quindi mi sono attrezzata con una shopping bag in tessuto con la scritta “I ❤️ Bore” contenente: ciabattine in plastica mimetiche nell’apposito sacchettino, shampoo e bagnoschiuma in borsina di plastica, mutandina di ricambio e asciugamani. Purtroppo avevo lasciato in Italia anche il sacchetto porta costume bagnato ed il tappetino in nylon per non poggiare i piedi a terra negli spogliatoi. Ebbene sì, sono una da tappetino in nylon per non appoggiare i piedi a terra negli spogliatoi. Entro nella prima sala e mi guardo intorno. Due file di panchine ricoperte da piastrelle bianche su cui sedersi per togliersi i vestiti. La domanda mi nasce spontanea: “tolgo tutto o tengo l’intimo?” Temporeggio finché le mie due amiche non si spogliano tenendo solo le mutande e faccio lo stesso mettendo in bella mostra il mutandone nero da Bridget Jones.
Lascio la borsetta in deposito ed entro. Il luogo è composto da tre stanze che vanno dalla più fresca alla più calda. Niente nuvole di vapore, solo un sacco di umidità e calore. Ci saranno una trentina di donne di ogni età dai cinque anni ai novanta. Chi vestita come noi e chi completamente nuda, che si lavano, insaponano, ricoprono da capo a piedi con saponi ed unguenti colorati e si “grattano” con il loro guanto. Chi aiuta l’altra a lavare bene la schiena, chi chiacchiera amichevolmente con le donne intorno. L’ Hammam è un luogo di incontri.
Tutto intorno secchi di plastica giganti pieni d’acqua e sgabelli.
Seguo passo a passo i movimenti delle mie amiche.
Prendiamo due secchi a testa e laviamo con una bella secchiata il punto del pavimento dove andremo a stendere il nostro tappetino. Guardo bene e vedo galleggiare a terra capelli e altre cose non meglio definite che più tardi capirò essere pezzi di pelle. Inizio ad essere un po’ tesa. Stendo il mio tappeto e mi rannicchio su questo per non toccare troppo in giro. Andiamo nella terza stanza e prendiamo un piccolo catino, lo riempiamo di acqua calda e ce la versiamo sulla testa per bagnarci. Torniamo al tappetino ed aspettiamo che arrivi la signora che abbiamo chiamato per farci lo scrub. Vedo robe che continuano a galeggiarmi davanti , Simona si accorge del mio imbarazzo e mi suggerisce di cambiare posto. Il luogo più “tattico” all’ Hammam è vicino alla vasca nella terza stanza: è il punto zero, dove non ti può arrivare addosso l’acqua delle altre. Davanti a me una matrona nuda che si esfolia piano piano, ovunque. Di fianco una signora che si depila col rasoio. Ancora accanto due bimbe con addosso un unguento marrone che ridono e scherzano mentre la mamma le sgrida.
Arriva la signora che aspettavamo e inizia a fare lo scrub a Simona. Io cerco di non guardare, non è carino stare ad osservare, ma vedo movimenti strani; non sapevo che la mia amica fosse un’ acrobata. Arriva il mio turno, io sono un po’ tesa. La signora mi spalma bene di sapone nero e mi fa segno di coricarmi a pancia in su. Le chiedo di stare attenta ai nei che ho sulla schiena. Inizia a grattarmi. Dovevo comprare il guanto morbido. Sento il fuoco addosso. Un male incredibile. Sono sempre più tesa. Mi dico che la richiesta di stare attenta ai nei potrebbe averla indispettita e quindi adesso vuole uccidermi. Mi fa girare di lato e appoggiare le braccia contro il muro. Una gamba su e una giù. Mi gratta le gambe e sento la cellulite che va via velocemente. Mi fa segno di togliere le mutande. Mando giù la saliva e le tolgo. Inizia a grattarmi ovunque, anche in zone che il mio ginecologo non ha mai visto. Io sono nuda con le gambe aperte appoggiate a lei, seduta, in mutande su uno sgabello davanti a me. Questa sì che è intimità. Passato l’imbarazzo torna il male. Non ho il coraggio di chiederle di fare piano perché temo che mi uccida davvero. Intanto passiamo una ad una tutte le posizioni del Kamasutra. Mi guardo e vedo la mia pelle che cade in riccioli lunghi cinque centimetri e spessi un dito. Mi dico che non può uscire dal mio corpicino pulito tutto quello schifo e invece sì, arriva tutto da me. Dopo venti minuti di sofferenza, in cui mi sento come Pinocchio sotto la pialla di Geppetto mi chiede se voglio che mi faccia lo shampoo e rispondo di non preoccuparsi, che lo faccio da sola, perché se tanto mi dà tanto questa va a finire che mi stacca la testa.
Rimetto le mutande, le mie amiche muoiono dal ridere vedendomi arrivare. I capelli tutti arruffati e l’espressione di una che è volata contro un muro col motorino. Le guardo e scoppio a ridere anche io. Mi insapono e metto lo shampoo. Mi sciacquo a secchiate seduta sul mio tappetino. Mi riprendo. Esco nello spogliatoio e mi asciugo piano. Mi guardo in giro cercando uno di quei phon che ci sono nelle piscine ma non c’è. Fortunatamente è una di quelle rare serate senza vento, metto un asciugamani in testa e mi asciugo un po’ alla bell’e meglio. Mi rivesto, metto le cose bagnate nel mio sacchettino della spesa ed esco. Mi accorgo che non ho detto una parola per più di un’ ora e quando le mie amiche mi chiedono se mi è piaciuto la risposta è: “Non lo so. Ci devo pensare su. Ve lo dirò. Però se torno cambio il guanto.”

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9 commenti
  1. Lara Agadir
    Lara Agadir dice:

    ahahahha!!!!! Fraaaa…… anche io sono andata…una volta e mi è bastata! a me è capitata la donna che si depilava con la lametta pero!! :))….. ehm come dire… farà anche bene alla pelle ma psicologicamente biosgna essere pronte!!…

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  2. Annalisa
    Annalisa dice:

    Mi hai fatto tanto ridere!!! Ho immaginato perfettamente la scena. Effettivamente e’ una situazione imbarazzante per i nostri canoni. Ma la pelle dopo il trattamento com’era?

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  3. Caterina Barcellona
    Caterina Barcellona dice:

    Hahahaha Francesca! Povera! Hai descritto molto bene la situazione. Io sono di casa a Istanbul perché ho famiglia, e una delle ultime volte sono andata con mia cugina italiana in un hammam che avevo scelto per essere frequentato solo da locali. Infatti zero inglese e solo turco. La cosa che più mi faceva ridere- imbarazzare era la stazza di queste donnone turche che ci ritorcevano, ci grattavano (pure io pensai a quanto schifo mi portavo dietro!) e soprattutto, godevano dei nostri esili corpi. Ci tiravano sté secchiate d’acqua in faccia e addosso con una forza inaudita, con un’espressione di soddisfazione negli occhi ai limiti del sadico :-p Comunque rifarei…dai, ributtati!

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  4. Chiara expat 2.0
    Chiara expat 2.0 dice:

    Anche io sono una da tappetino per i piedi decathlon in piscina. Ti capisco… figurati che in albergo mi doccio con le infradito, le francesi mi ridono dietro…
    Brava per aver superato la prova, ormai che sai di cosa si tratta ci puoi tornare….la pelle liscia è la pelle liscia. Il guanto per scartavetrarsi é di crine?

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