occhi-cinziaI miei occhi da Expat

Tutto è iniziato quando Paola Ragnoli ha scritto un articolo sul suo blog, I viaggi della Druida, dove intervistava uno scrittore; l’autore raccontava con quali  criteri scegliere il paese dove andare a vivere.

Il libro in questione era “Eden, trova il Tuo Paradiso Terrestre”, di Roberto Stanzani.

Attraverso le varie fasi del viaggio verso quello che sarà il proprio personale Eden, si verrà a conoscenza, per ogni singolo paese: del costo della vita, del livello salariale, del grado di criminalità, di corruzione, del clima, dell’eventuale presenza di terremoti, di uragani, della qualità della sanità, del rispetto dei diritti e di molto altro.

Qualche mese dopo, durante un viaggio in Australia, ripensando a quell’articolo, mi sono trovata a fare paragoni, mettendo ancora una volta in discussione la mia scelta.

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I miei occhi da expat scrutavano quel mondo e la mia mente faceva continue valutazioni, mischiando scene di vita passata al presente e, forse, anche pensando adun eventuale futuro.

Il tutto era un intreccio tra il mio paese d’origine, l’Indonesia dove vivo ora, e quello che stavo visitando.

Erano anni che desideravo fare un viaggio in Australia, ma dall’Italia era sempre stata un’impresa quasi impossibile.

Da Bali, questa terra è vicina e ben collegata con voli diretti quindi, finalmente, ho potuto realizzare questo sogno.

Abituata a viaggiare per puro piacere, non ho mai fatto paragoni tra i paesi visitati.

Per me, ogni posto è sempre stato unico, un bellissimo regalo donatomi dal mondo.

Come diceva Marcelo Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.”

Italia, Toscana: la mia Firenze.

Sono nata in una culla d’arte, strade, palazzi e pietre. Tutto a Firenze parla di una storia antica.

Da piccola, per andare a scuola, attraversavo piazza della Signoria.

Passavo davanti alla Loggia dell’Orcagna , la statua del Perseo con la testa mozzata di Medusa m’incuteva sempre un certo timore.

Continuavo a camminare sotto il portico degli Uffizi, leggendo i nomi sotto le statue poste nelle nicchie, Lorenzo il Magnifico, Dante, Michelangelo , Leonardo.

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Passavo sotto al corridoio del Vasari, mi soffermavo ad ammirare il fiume dal Ponte Vecchio, con le sue antiche botteghe degli artigiani orafi.

Finivo per sedermi al mio banco, in un antico palazzo storico affacciato sull’Arno.

Cresciuta in mezzo all’arte, alla moda e al design, ho sempre pensato che tutta la mia vita sarebbe girata in quella direzione, che non avrei mai lasciato la mia Firenze.

Ma la vita ci riserva sorprese a noi sconosciute e non è stato quello il mio destino.

Amo l’italianità e adoro il mio bel paese, sono consapevole che sia di una ricchezza unica.

Non rinnego nulla, anche se spesso l’ho sentito stretto, anche se non è più il posto dove voglio vivere adesso.

Chissà… forse un giorno ritornerò nella mia amata Toscana .

Indonesia, Isola di Bali.

Su Bali si è scritto tanto: mille leggende e storie, un’isola incantata, strana e unica, dove bianco e nero, magie e misteri s’incontrano.

Tra le cose che mi hanno attirato a Bali, c’è proprio la grande e sviluppata cultura artistica: pittura, scultura, intaglio del legno, maestri della ceramica, dell’argento e di moltissime altre arti.

Ai bimbi s’insegna a suonare il gamelon; o le danze tradizionali quali il legong, barong e il kecak.

La cura del dettaglio e il senso estetico sono ovunque nell’isola, nei costumi tradizionali, nei gesti delle persone.

Anche la natura regala scorci perfetti: i fiori che crescono ovunque, le risaie, i torrenti e le cascate sembrano fare parte di un dipinto.

Sotto questa strana magia si cela in realtà il vero paese imperfetto.

Fatto di caos, disordine, spazzatura e contrasti forti, un turismo selvaggio ed esagerato e spesso irrispettoso, eventi naturali forti e imprevedibili.

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Esattamente quello che secondo l’articolo non si dovrebbe mai scegliere.

E’ vero, può essere logorante vivere qui, impossibile non soffermarsi per chiedersi il perché della scelta fatta.

Quest’isola e tutte le sue contraddizioni hanno saputo rapirmi e attirandomi a sé, e questo oggi è l’unico posto che riconosco come casa.

Malgrado ciò, spesso mi soffoca e sento il bisogno di prendere un volo per scappare via.

Australia Occidentale.

Ben pochi posti al mondo possono competere con l’immensa vastità fatta di nulla della Western Australia.

Strade che si srotolano per  chilometri attraverso una natura intatta, spiagge dalla sabbia bianchissima battute dal vento, bush di terra rossa, animali selvatici liberi nel loro ambiente naturale.

Me ne sono innamorata subito. Arrivando dall’Indonesia il contrasto era forte, ma è venuto subito spontaneo paragonarla anche all’Italia.

Traffico ordinato, marciapiedi perfetti senza buche e avvallamenti, vere piste pedonali e ciclabili, cestini e cassonetti della spazzatura, ordine e pulizia ovunque si posasse il mio sguardo.

Cartelli di segnalazione (beh, quelli anche troppi!), free wi-fi, aree picnic, servizi igienici perfettamente puliti e funzionanti anche nelle zone più sperdute.

Mezzi pubblici che passano all’ora stabilita, e ancora servizi, servizi, servizi ….

In questo paese cosi giovane e vibrante quello che non ho trovato è arte e cultura antica; escludendo qualche pittura aborigena, c’è ben poco.

Ma non si può avere tutto, e alla fine ho trovato divertente passeggiare tra cose contemporanee.

La popolazione è cordiale e ben disposta , pronta ad aiutarti e darti indicazioni ma non certo espansiva.

Insomma questo paese mi è proprio piaciuto e l’ho trovato quasi perfetto per viverci .

Sono ripartita a malincuore, nonostante il mio stomaco fosse al limite di mangiare fish and chips e panini – sul vino sei forte ma sul cibo cara Australia non ci siamo proprio !

perth

Tornando a casa.

Poche ore di volo e sono atterrata di nuovo a Bali.

Tutto l’ordine e la perfezione di cui avevo fatto scorta nei giorni australiani è scomparso nel breve tragitto dall’aeroporto a casa.

Traffico completamente bloccato da un vecchio fumoso e puzzolente bus rimasto in panne in mezzo all’incrocio: il caos!

La mattina dopo sono uscita presto.

Il caldo umido sulla pelle, i marciapiedi malmessi, bimbi che giocavano rincorrendosi; gente che improvvisava bancarelle in strada, altra accovacciata che mangiava nasi goreng avvolto in foglie di banano, il profumo del bakso e dei satay che si mescolava a quello degli incensi…

Avevo una sensazione di malumore addosso: la mia mente era ancora in quel paese quasi perfetto, dove le strade erano sgombre pulite e agevoli e la gente riservata .

Al terzo Selamat Pagi, Ibu, Apa Kabar, Ke mana, ho sorriso.

Non ho nessun dubbio quando dico che:

Non esista una regola per scegliere il paese perfetto.

Ognuno di noi ha il suo personale Eden.

E io evidentemente non sono fatta per la perfezione.

L’Indonesia ha il suo caos, ma anche il suo calore e, oggi, è il mio posto nel mondo.

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2 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Brava, hai colto i tanti limiti dell’Australia in un solo viaggio. Io ci vivo da quasi 7 anni ormai e in effetti tutta questa perfezione alla lunga un po’ stanca perché non c’è molta anima. La natura meravigliosa e ancora quasi intatta di questi spazi immensi e vuoti regala sensazioni uniche e per quanto mi riguarda compensa la mancanza di arte e altre bellezze secolari che abbiamo in Europa ma, a livello umano sento fortemente la mancanza di calore, intelligenza e varietà di caratteri e vite vissute che abbiamo nel vecchio continente e altrove nel mondo.
    Il problema è che ci si vizia a vivere qua perché lo spazio è tanto e il bush ha il suo forte richiamo per sperimentare una vita selvaggia ma sicura che altrove è impossibile. Il cibo è migliore a Melbourne.

    Rispondi
    • brusen
      brusen dice:

      ciao Solare
      Credimi se ti dico che venendo da un paese superpopolato e incasinato come L’indonesia , l’Australia sembra un vero Eden .
      Mi è piaciuta molto e ho gia in programma un nuovo viaggio per vederne ancora , come anche tu affermi quello che gli manca è proprio il calore della gente .
      Grazie per aver letto il mio racconto

      Rispondi

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