I sistemi ecologici

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Il sistema in cui i bambini vivono si amplia lentamente.

Forse, più che di sistema, dovremmo parlare di “spazio di vita” che viene ad includere vari elementi: sono i luoghi, le interazioni e le situazioni accessibili alla persona.

A volte si parla di sviluppo del bambino in isolamento; ma Urie Bronfenbrenner parla dello sviluppo in correlazione con l’ambiente. Insomma, vede come una persona funziona nell’ambiente.  

Vi sono vari sistemi, come le nicchie ecologiche degli animali in cui vivono, che per Bronfenbrenner sono strutture incapsulate l’una nell’altra, come matrioske.

Prima abbiamo il microsistema: famiglia, scuola, amici; poi il mesosistema, che sono la famiglia e la scuola connessi, per esempio. Poi vi sono i contesti non sperimentati direttamente come il lavoro e i genitori che sono in connessione con il microsistema; e, per ultimo, vi è il macrosistema che include valori, ideologie, politiche scolastiche e anche internet.

La scuola d’infanzia è il primo contesto in cui il bambino vive l’appartenenza a un gruppo strutturato e, anche se non tutti sono d’accordo, per alcuni i bambini non formano gruppi ma si aggregano in modo epidermico.

Il rapporto con i coetanei è stato studiato in dettaglio da vari studiosi.

Secondo Strayer, secondo lui già a 2-3 anni ci sono formazioni embrionali di gruppi e a 5 anni ci sono delle vere e proprie strutture, sia affiliative, le cricche, che di dominanza.

Già nella scuola d’infanzia si possono osservare situazioni che evidenziano una scelta tra bambini.

A 5 anni si può chiedere ai bimbi chi sia il loro migliore amico e possono dare due tipi di risposte. Una unilaterale: è il bambino con cui trascorrono più tempo e una scelta reciproca, nel senso che tuti e due i bambini sanno chi è il loro migliore amico. Inoltre, già da molto piccoli sanno distinguere tra amici e conoscenti: qualcosa di non facile per me.

Lo sviluppo delle competenze sociali richiede il sostegno degli adulti che devono mostrare gli aspetti collaboratori. Con adulti intendiamo sia insegnanti che genitori, ovvero figure importanti per i bimbi.

Alcuni bambini hanno anche un compagno immaginario. 

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Photo Credits: Di Gobierno de la Ciudad Autónoma de Buenos Aires, CC BY 2.5 ar.

Non bisogna preoccuparsi. Si è pensato a lungo che avere un compagno immaginario fosse qualcosa di strano, che il bambino avesse difficoltà psicologiche. Non è vero.

Gli studi psiconalitici dicevano che avere un compagno immaginario significava che il bambino volesse dire che il bambino cercava di allontanare da sé caratteristiche inaccettabili, che assegnava al compagno immaginario, appunto.

Invece, oggi, non si è più d’accordo su questa interpretazione. Studi sul normale sviluppo psichico mostrano che è presente in un numero elevato di bimbi, quasi il 70%, e che può portare dei benefici.

Anche Piaget parla del compagno immaginario e lo considera uno stimolo o una rassicurazione ma anche una compensazione e un banco di prova. Quindi non preoccupatevi se i bambini hanno un compagno immaginario.

In età prescolare i bambini alternano momenti in cui giocano con gli altri e momenti in cui non fanno nulla o giocano da soli anche questo e’ normale.

Il gioco come coinvolgimento sociale può essere di diverso tipo: parallelo (si gioca in posti comuni ma si svolgono attività parallele), associativo (i bambini svolgono attività simili o uguali, tipo corrono tutti) e cooperativo (il gioco dove ognuno ha un suo ruolo).

Le fome del gioco emergono seguendo questa classificazione di Mildred Parten e poi continuano a coesistere.

Piaget considerava il gioco parallelo come una manifestazione dell’egocentrismo infantile mentre invece serve a facilitare la nascita degli altri tipi di gioco.

I giochi solitari  sono negativi solo se il bambino non riesce a inserirsi nel gruppo o non è in grado.

Anche i giocattoli sono importanti: dallo stadio senso motorio sono fonte di esplorazione e manipolazione, poi vengono loro attribuite vari funzioni negli stadi successivi. I giocattoli hanno una grossa influenza sulle caratteristiche del gioco infantile.  Il giocattolo può essere un oggetto transizionale per il bambino, ovvero rappresenta un sostituto della figura materna.

Tutto questo viene detto perché è bene sapere l’essenziale prima di incontrare insegnanti che magari esagerano su certi punti e vogliono o dicono cose particolari.

Poi, come genitori magari dobbiamo noi notare come sia la disposizione dei giocattoli in aula, sapendo appunto che i giocattoli influiscono sul gioco.

Gli angoli di disegno e lettura favoriscono il gioco individuale, mentre le costruzioni e simili quello collettivo. Scivoli e altalene sono giochi motori, mentre pochi giocattoli tendono a causare litigi. Bambole e macchinine possono essere considerati poco utili perché stimolano meno la fantasia ma, d’altro canto, possono favorire i giochi di ruolo.

Definire cosa sia gioco è  difficile perché cambia con l’età, le situazioni e le culture.

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Quindi, invece di fare una lista di comportamenti per capire cosa sia gioco, molti autori parlano di disposizione. Il gioco è  una particolare disposizione. Per Piaget il gioco è assimilazione: nel senso che il bambino non si deve accomodare al mondo reale.

Qualcosa che i bambini devono apprendere durante il loro percorso è il role-taking, fondamentale perché permette lo scambio di prospettive tra persone e riassume i punti di vista e le risposte degli altri.

Vi sono esperienze particolari che consentono l’apprendimento del role taking.

Gli scambi interpersonali per esempio permettono di sperimentare vari tipi di azioni-reazioni e il gioco di finzione in cui il bambino può impersonare vari ruoli. Dalle finzioni individuali si arriva al gioco socio-drammatico: verso i 6 anni è una delle fonti preferite di attività condivisa.

Non è facile perché bisogna tener presente la propria parte e quella degli altri, aggiustando il comportamento nel corso del gioco: i bambini sono autori, registi e attori. Il gioco drammatico rafforza l’attenzione, la memoria e il ragionamento logico e  i bambini che vi si dedicano sono i più competenti socialmente, spesso.

Parlo di tutto questo perché, qui in Germania, ne ho sentite di cotte e di crude.

Sicuramente anche in Italia succede, e non sto ora a perdere tempo su quanto e cosa mi hanno detto qui, ma quanto esposto finora è l’essenziale sul gioco.

Quindi, prima di preoccuparvi  leggete e informatevi e cercate di non far fare solo ai bimbi attività fisiche perché non è sufficiente come si potrebbe pensare.

Ecco, questo è tutto, anche per oggi.

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