Ciao a tutti! Oggi provo a ritagliare un po’ di tempo per raccontarvi di come sta andando la mia avventura sull’isola. Sono a Ibiza da due mesi circa e ho già perso la cognizione del tempo. Ho iniziato a lavorare da un mese e a parte le prime settimane che sono state abbastanza tranquille, con turni lunghi ma diversi giorni liberi, è dal 29 maggio che non stacco e il prossimo giorno di riposo probabilmente lo vedrò a Settembre!

Quando fai “la stagione” è così. Sono alla mia prima esperienza, ma lo avevo già messo in conto. Vengo dalla Nuova Zelanda, in cui si lavoravano 40 ore a settimana, con paga oraria e un giorno libero, mi ritrovo a lavorare per più ore, meno soldi e senza riposo, però sono contenta e sto affrontando questi nuovi ritmi nel modo migliore, credo.

Le mie giornate sono pienissime, vado al mare per 2 o 3 ore, corro al lavoro piena di sabbia e sale, finisco verso le 2 di notte (i miei amici mi chiedono sempre a che ora finisco… che ne so, quando non abbiamo più clienti!), mi cambio, vado a bere, vado a ballare, torno a casa che puntualmente è giorno, le 7 del mattino se non le 8. Dormo, mare, lavoro, festa.  A volte salto il mare, a volte salto la festa, a volte salto il sonno, ma il lavoro non si salta mai.

Ines Ibiza - Al lavoro

Ines Ibiza – Al lavoro

In Nuova Zelanda ho imparato a fare le pizze, a Ibiza sto imparando a lavorare in cucina, come sous chef. Sono abbastanza un disastro, ma ho un ottimo maestro e sono sicura che a fine stagione potrò cercare un lavoro, in un altro paese, con più competenze tra le mani. Ad Auckland la gente mangia presto, i primi tavoli si sedevano alle 5 del pomeriggio e per le 21.30 mi capitava di aver già pulito la cucina. Qui a Ibiza i ritmi sono diversi, ci sono sere in cui il primo tavolo arriva alle 22 e l’ultima pizza la faccio alle 2 di notte.

Lo chef, Michel, è un expat anche lui. Toscanaccio che bestemmia ogni 3 per 2, che da 15 anni fa questo lavoro nei migliori ristoranti in giro per il mondo. Finalmente mi ritrovo a lavorare con qualcuno che sa quello che sta facendo, non con cuochi improvvisati come succedeva in Nuova Zelanda. Finalmente ho raggiunto il mio obiettivo, quello di imparare, che tanto mi ha ossessionato in passato e chi ha letto le puntate precedenti lo sa. Basta coi macedoni finti italiani, basta con gli italiani che ti urlano e ti trattano male e pensano solo al guadagno, questa volta sono stata proprio fortunata, sono in un posto in cui mi trattano bene, in cui mi insegnano un mestiere in modo corretto, in cui addirittura se dico che ho voglia di amatriciana la preparano come pasto dello staff. Per tutte queste cose posso dirvi che non mi pesa guadagnare di meno e lavorare di più, perché sono serena e sto facendo quello che voglio, dove voglio, sto arricchendo e migliorando le mie competenze lavorative e sto bene.

Ines Ibiza

Ines Ibiza

La mia vita da expat è cambiata rispetto a quando ero in Nuova Zelanda. Ad Auckland mi sentivo un’immigrata di quelle che devono lavorare e risparmiare, perché “ho una certa età e devo pensare al futuro”. La mia vita sociale, a lungo, è stata molto limitata. A parte i primi mesi in ostello, che erano una festa continua, quando mi sono spostata dal centro la mia vita era lavoro, lavoro, lavoro benchè avessi tanto tempo libero. Una volta a settimana andavo a fare un’escursione e magari una cena con gli amici, andavo a ballare una volta al mese anche perché in settimana non c’era niente di aperto, nel weekend magari finivo tardi di lavorare e alle 4 i locali chiudevano, ero lontana dal centro e non avevo voglia di spendere un sacco di soldi in taxi o rischiare la patente ad un posto di blocco (perché ad Auckland fermano sistematicamente tutti!). Negli ultimi mesi mi sono trasferita nuovamente in centro, ho ricominciato a uscire con regolarità e mi sono resa conto che un portafogli gonfio non mi rende felice, io ho bisogno di stare coi miei amici, di vedere gente, fare cose. Va bene risparmiare un po’, ma non voglio più dimenticarmi di vivere.

Qua a Ibiza non ci si ferma mai e ho deciso di buttarmi nella vida loca, chi se ne frega dei soldi, chi se ne frega della stanchezza, non voglio perdere nemmeno un minuto di questa esperienza, preferisco sacrificare qualche ora di sonno che qualche ora di divertimento. Con la mia amica Barbara (che tra l’altro lavorava con me a Genova e ora è venuta a fare la stagione qua) quasi ogni sera, dopo il lavoro, facciamo il giro dei bar per disperati, per una jarra barata (una birra grande a poco prezzo). A lei piace bere e attaccare bottone con tutti, io invece ho bisogno della musica, così a volte ci limitiamo a fare il giro delle bettole, altre vinco io e la porto a ballare. Dopo la festa andiamo a mangiare nel bar delle rumene, che è aperto 24 ore al giorno, ci lavorano sempre due ragazze che sono stressatissime e trattano male i clienti, ma essendo l’unico posto aperto che conosciamo finiamo sempre li. A volte andiamo in spiaggia a vedere l’alba e c’è sempre qualcuno con cui si inizia a parlare e si fa qualche selfie.

Ines Ibiza - Con Ba, la compagna di marachelle

Ines Ibiza – Con Ba, la compagna di marachelle

Parlo ogni giorno 3 lingue, italiano, inglese e spagnolo, a volte anche nello stesso momento. Questa cosa mi piace tantissimo, perché la mia ossessione di imparare comprende anche le lingue e avendo l’opportunità di continuare a praticare l’inglese mi permette di non dimenticarlo.

Mi stavo dimenticando di dirvi una cosa importantissima!! Ho finalmente ottenuto il Working Holiday Visa per il Canada! E voi direte: e chissenefrega! Invece questa è un’informazione chiave su di me, perché la mia vita da expat è iniziata 3 anni fa proprio con l’idea di andare in Canada, ma siccome per gli Italiani ci sono solo 1000 visti all’anno e quando mi sono decisa di partire non ce n’erano più a disposizione, ho ripiegato sull’Australia. Poi ho scoperto che potevo fare il visto per la Nuova Zelanda, così sono andata prima in Nuova Zelanda, mi è piaciuta e ho rinunciato all’Australia, ma dopo due anni e mezzo ho cambiato idea e stavo per andare in Australia, però ho detto “è estate, andiamo a Ibiza e poi passiamo l’inverno a Tenerife che fa sempre caldo”. Ora mi danno il visto per il Canada e ci vorrei andare l’estate prossima, ma vorrei anche lavorare ancora con questo chef l’estate prossima, quindi magari in Canada ci vado a Novembre, però fa freddo, io voglio l’estate, perché l’estate ce l’ho dentro.

Avete capito? No, vero? Eh lo so, mi vida es un lio (è un casino), ma sono felice così, perché senno mi annoio.

Chissà se più avanti avrò le idee più chiare! Per ora non ci penso, come mi ha insegnato la Nuova Zelanda, vivo alla giornata. Ci sentiamo alla prossima puntata.


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