Lo spagnolo lo si impara anche così

La lingua è stato uno dei primi scogli ogni volta che siamo arrivati in un paese nuovo, questo è certo!

Quando ci siamo trasferiti in Cile sia io che mio marito avevamo una conoscenza di base di spagnolo, acquisita soprattutto viaggiando e leggendo libri o guardando film in spagnolo. Non avevamo mai  fatto un corso vero e proprio. Se da un lato questo ci ha permesso di imparare la lingua sul campo, mettendola subito in uso e imparando un bel po’ di vocaboli, dall’altro lato ci mancavano alcune conoscenze di grammatica. Appena arrivati, con la stanchezza del viaggio, il fuso orario e le emozioni del trasferimento, ci sembrava di non capire nulla! Scommetto che non sono l’unica a cui è capitato: sei convinto di conoscere la lingua del paese dove arrivi, ma poi appena una signora anziana o il poliziotto della dogana o il commesso del bar dove bevi il caffè in aeroporto ti parla, non capisci nulla.
Per praticare il nostro spagnolo, oltre a parlarlo tutti i giorni, per prima cosa cominciamo a guardare serie tv in spagnolo (anzi, spagnolo latinoamericano, che lo spagnolo di Spagna è ben diverso). Ed è così che prima ancora di conoscere il passato remoto dei verbi impariamo vocaboli come “ammanettare” (esposar) o “sparare a bruciapelo” (disparar a quemarropa). Poi iscriviamo la nostra bambina all’asilo e lì è come leggere un’altra pagina del vocabolario: impariamo cose come “fare le trecce”, “scarpe di vernice”,spagnolo “plastilina” o “ciuccio”. E poi ancora, quando sono rimasta incinta ho cominciato a avere a che fare con tutti i termini medici legati alla gravidanza: come si dice “inizio del travaglio” in spagnolo? E epidurale? E quando l’ospedale chiede di portare degli ositos (la cui traduzione è orsetti) per il tuo bebè appena nato, cosa saranno mai? Per fortuna c’è Google e le immagini si spiegano da sole, almeno sappiamo cosa andare a cercare.
Certo non sono mancate figuracce e incomprensioni. Come quando ho invitato i miei studenti a venire da me se avessero avuto delle deudas, che li avrei aiutati volentieri. Pensavo di averli invitati a venire a chiarire i loro dubbi (dudas), non i loro debiti (deudas)!

Condividi con chi vuoi
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *