L’importanza del gioco nei bimbi

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E’ molto importante per il bambino il gioco socio-drammatico.

Si sviluppa lentamente fin dalla prima infanzia; i bimbi mostrano di poter elaborare delle finzioni individuali, come per esempio portarsi all’orecchio un telecomando: un gesto visto fare un milione di volte da mio figlio. Quindi i bambini imitano il gesto e incominciano la finzione di parlare al telefono in questo caso.

Il gioco socio-drammatico inizia dai tre anni; dai tre ai sei anni, diviene una delle forme di attività condivisa.

Non è qualcosa di semplice. Bisogna sempre tener presente la propria parte e quella degli altri: i bambini sono autori, registi e poi possono entrare e uscire dal gioco mostrando una maggiore distinzione fra realtà e finzione.

Nei giochi è facile osservare le differenze individuali. Molti studi si sono anche focalizzati sulle differenze di genere. Perché tocco questo argomento?

Perché proprio le differenze di impostazione educativa nella scuola d’infanzia influenzano la qualità e la quantità dei giochi.

Purtroppo vi sono ancora delle differenze nei giochi: i maschi il calcio e la lotta, la caccia, gli insetti e i giochi di fantasia con particolari personaggi, comunque lotta e robot; mentre le femmine la danza, il girotondo, la raccolta di fiori, si gioca alla parrucchiera o alla casa.

Insomma si immaginano giochi diversi. Poi ci sono giochi comuni come la corsa, le giostre e il disegno.

Purtroppo se avete una bambina bisogna stare attenti alla tipizzazione sessuale e all’effetto pigmalione. Cioè, magari ci si aspetta che facciano certi giochi e abbiano certe attitudini e sono queste che sviluppano, come ci si aspetta che vadano male in matematica ed è questo che accade.

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I meccanismi alla base dell’assunzione di comportamenti sono due: identificazione ed imitazione.

L’identificazione è con principi cognitivi simili, mentre l’imitazione è dei comportamenti. A volte tipizziamo i comportamenti dei nostri bambini rinforzando la dolcezza nelle bambine e l’assertività nei maschi; privilegiamo le interazioni verbali con le bambine e i giochi fisici con i maschi.

Si apprende osservando: si imitano persone del proprio sesso e, nelle famiglie meno tradizionali nella divisione del lavoro secondo il genere, anche i bambini sono meno attaccati agli stereotipi di genere.  

Quindi sta anche a noi. Piano piano il bambino comprende che, a differenza delle categorie sociali, come essere bambini o adulti, il genere non cambia ed è quando nasce questa consapevolezza che molti ricercano informazioni sul genere.

Già dai tre anni si riconosce la denominazione di genere; poi a 5 i bambini capiscono che il loro sesso non cambierà. Dai 6 ai 7 anni i bambini si sentono più simili agli adulti del proprio sesso e iniziano imitarli.

I bambini capiscono le differenze tra i due sessi molto presto e in base a certe cose selezionano anche i giochi. Poi sta a noi, secondo la nostra posizione sull’argomento, vedere se ci piace quello che sta succedendo. (Io per, esempio, mi oppongo a certe schematizzazioni troppo forti.).

Insomma è normale che i bambini scartino un giocattolo perché non lo credono appropriato al genere. Purtroppo tutto l’ambiente che ci circonda, scuola compresa, ci influenza e influenza i nostri bimbi. Sta a noi dir loro che tutti i giochi sono belli.

 

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