riflessioni-italia-bonnSono rientrata in Italia per un breve periodo a causa di un lavoro che dovevo svolgere.

Ecco, la mia impressione di questa esperienza non è stata del tutto positiva.

Questo non è vuol dire che l’estero sia senza macchia o senza infamia o che  tutto ciò che avviene all’estero sia più bello, più grande e più interessante.

Non voglio fare alcun paragone e non giocare con alcun stereotipo, ma riportare la mia esperienza nuda e cruda.

Forse anche a mo’ di monito, per avvertire che si accinge a lavorare/ ritornare a lavorare in Italia per un breve periodo.

Ed è anche vero che ciò che è accaduto a me non rappresenta il pensiero degli italiani, ma forse solo di chi parla senza pensare.

Non credo, come spesso sento dire, che “tutto il mondo sia paese”,  ed è anche vero che  non si possa nemmeno parlare degli italiani come un popolo e qualificarli secondo uno stereotipo di un tipo e di un altro.

Lo stesso vale per altri paesi, anche se gli stereotipi non vanno ignorati o dismessi, ma compresi  e analizzati.

La mia esperienza in Italia ultimamente però non è stata così positiva, nemmeno un disastro direi, ma ci sono stati elementi ben definiti che erano come un filo che correva attraverso situazioni di tipo diverso e poco piacevoli – per usare l’espressione in termini anglosassoni.

Ho sentito dire che, quando si parte, lo si fa perché si è vigliacchi.

In altre parole, quando si sceglie di vivere in un altro paese, la scelta affonda le sue radici nella mancanza di coraggio di rimanere dove si è.

Io credo che una tale posizione sia incommentabile (se questa parola esiste): non so quale logica l’abbia fatta sbocciare e se vi sia una qualche logica sottostante.

Forse è semplicemente dovuta all’ignoranza, o nasconde la propria paura di affrontare l’ignoto.

Sono sicura che chi i legge i miei post sappia quanto sia difficoltoso iniziare una nuova vita altrove e che le ragioni per cui si parte sono diverse e incomparabili.

Magari si parte anche per un senso di avventura, perché no?

Ci si imbarca in una vita per curiosità o per conoscersi meglio o perché viaggiare è bello.

In tutte queste o simili posizioni non ci sarebbe nulla di sbagliato, anzi…

Non si parte solo per necessità:  la vita è bella anche perché è una continua scoperta di posti e situazioni differenti.

Perché negarci la possibilità di vedere il mondo e crescere? Solo perché qualcuno straparla? Non avrebbe senso.

Allora il mio consiglio è  il seguente:  quando si sentono posizione del genere, dette in maniera chiara o velata, il comportamento più atto è evitare la discussione o la persona stessa perché non penso che vi sia la base necessaria per un confronto pieno e a tutto tondo.

Si può anche entrare in un dialogo, se si vuole aiutare psicologicamente chi proferisce tali parole ma, in questo caso, si deve essere consci che il compito è di spalla psicologica e di conoscenza profonda di un’altra persona che:

1) o vive in un mondo mentale quasi medievale

2) o ha delle paure nascoste di cui forse non conosce nemmeno l’esistenza.

Io evito, a meno che non si tratti di un amico che vorrei aiutare.

Forse ci sono anche persone che vivono in un mondo dicotomo, perse in un dualismo vecchio stampo  dove si confrontano buoni e cattivi, giusto e sbagliato.

Che dire a questo proposito???!!! Angeli e demoni sono parte di un mondo che per definizione non è umano, e  io sono orgogliosa della mia umanità, non so voi.

Per le altre situazioni poco piacevoli in cui mi sono trovata quasi per caso o, meglio, per la descrizione di posizioni mentali sicuramente chiuse che mi sono state sbattute in faccia, dovrete aspettare il prossimo post, quando la rabbia (emozione secondaria) che nasconde il dolore (di varia intensità) si sarà placata un pochino e sarò in grado di descrivere il tutto con più calma.

Vorrei chiarire che non sono furente, però mi rendo conto che, diversamente da quanto discusso poco sopra, sono stata toccata da certi commenti poco brillanti (e diciamolo pure!), sicuramente inaspettati e “fuoriusciti” quasi come lava da persone insospettabili.

Non sono nemmeno addolorata, ma dispiaciuta sì però.

Far trascorrere del tempo mi darà il distacco necessario per vedere il tutto da lontano, per giudicarlo e comprenderlo un pochino meglio.

Ora vi saluto e aspetto i vostri commenti per sapere quanti di voi hanno sentito gli stereotipi sugli immigrati italiani – dagli italiani stessi – una volta tornati a casa e magari quali sono.

Abbracci a tutti

8 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Secondo me dipende da chi hai di fronte. Io sono all’estero da dieci anni e nel mio caso ho sortito piuttosto l’effetto contrario. Tutti sono incuriositi, affascinati o anche solo un po’ gelosi bonariamente della mia vita in Australia. Sono piuttosto io che ridimensiono e sminuisco il tutto…secondo me ci vuole più coraggio a partire, senza ombra di dubbio. Basta leggere tutti i post e i blog di chi se n’è andato e di tutto quello che si fa fatica a sostenere, ricostruire, tutte le mancanze, la lontananza etc. certo poi di dissertazioni filosofiche se ne possono fare a migliaia ed è anche intellettualmente stimolante 😉

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  2. Annalisa
    Annalisa dice:

    Io credo che, soprattutto per un paese che sta evidentemente andando a rotoli, le persone vedono la nostra scelta, forsr, come una “critica” a loro stessi. Della serie “lei parte per dare un futuro migliore al figlio. Deve sbagliare per forza altrimenti io che resto sono un cattivo genitore”. Per alcuni di noi varcare i confini nn è una forzatura è una necessità psicologica. Non ci sentiamo a nostro agio dove siamo. Non è questione di coraggio o codardia è semplice consapevolezza di noi stessi … e del paese che ci ha dato i natali.

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  3. Elena
    Elena dice:

    Ciao,
    Mi sarebbe piaciuto leggere un nell’articolo piuttosto che uno sfogo personale.
    Comprendo la frustrazione, non lasciarti toccare da commenti ignoranti, quelli ci saranno sempre.

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  4. Ariane
    Ariane dice:

    Come ti capisco! La cosa interessante è che chi fa questo tipo commenti di solito non è mai “uscito di casa”… non ti curar di loro 😉
    Ariane-Berlino

    Rispondi
  5. Erica
    Erica dice:

    Ma infatti! Chi fa commenti simili è perché non riesce a partire per paura! tanta gente non riesce a farlo perché comporta sacrifici, mettersi in discussione, cambiare ed evolvere! Non sono scelte che tutti possono fare! I commenti che hai ricevuto, Barbara, buttati dietro alle spalle! Li ha fatti senza dubbio qualcuno dominato dalla paura o evidentemente ignorante! Sii contenta delle tue esperienze che fanno sicuramente crescere e vai oltre!

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  6. Cristina
    Cristina dice:

    A me è stato detto che chi parte è egoista perché abbandona il proprio paese invece di restare e combattere per rimetterlo in sesto. Quindi come vedi non sei sola.

    Rispondi

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