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Il Padejanta dall’elicottero

DIARIO DI BORDO  28 giugno – 3 agosto 2

36 notti tra le montagne del Nord

INTO THE WILD 

Sono italiana ma dal 2002 vivo in Svezia, nazione di mio marito.

Insieme a nostra figlia viviamo a Stoccolma. Mio marito mi ha trasmesso la passione per le terre selvagge del nord e per la natura. Da anni passo l’estate nel parco nazionale del Padjelanta, tra le montagne, i ghiacci perenni e una natura incontaminata; qui il piede dell’uomo è passato poco, questo è il territorio delle renne, delle alci, degli orsi e di altri animali selvaggi. In uno dei miei viaggi ho scritto un diario e voglio condividere con voi alcune pagine di questa incredibile esperienza di vita trascorsa in una delle parti più selvagge e lontane da ogni forma di civilizzazione di tutto il nord della Svezia.

rifugi antonella schema

I rifugi lungo il sentiero nel parco Padjelanta

Si avvicina il fatidico 28 giugno, giorno in cui si riparte per una nuova avventura. Io e mia figlia a gennaio abbiamo deciso di ritornare a Duottar, una delle mete più lontane e la più alta del sentiero delle montagne di uno dei tanti parchi nazionali della Svezia. Si trova a 1200 m. circa di altitudine. Vogliamo ritornare a vedere quelle terra incontaminate, selvagge, difficili da raggiungere, in cui perdersi è facile, di nuove cime da scalare, fiumi da passare; terre di una rara bellezza.

Siamo nei territori dei lapponi, il popolo della natura.

28 giugno 2016 – giorno 1

Ho preparato per settimane e con cura tutto il necessario per il nostro soggiorno: vestiti, cibi, medicinali. Dobbiamo portare il minimo, tutto deve essere trasportato o a piedi o in elicottero, non ci sono strade, non ci sono negozi, se mi dimentico qualche cosa devo farne a meno.

Lasciamo Stoccolma alcuni giorni prima e percorriamo in macchina 1000 km fino a Boden. Lì, facciamo sosta e ci procuriamo le ultime provviste di prodotti freschi, quali burro, carne, salami, formaggi. Ricontrolliamo tutto il bagaglio preparato, sia per le temperature a meno 5 che per quelle a più 20. Se dimenticassimo la crema da sole sarebbe un disastro, cosi come se dimenticassimo le calze di lana.

Il 28 giugno alle 9.30 partiamo da Boden con la macchina piena. Prima tappa: Jokkmokk. Ci fermiamo a mangiare in una pasticceria, sarà l’ultima che incontreremo fino al ritorno ad agosto. Proseguiamo fino a Kvikkjokk e la strada finisce tra gli alberi. L’elicottero ci aspetta per portarci fino al rifugio della stazione di Tuottar, quella che sarà la nostra casa per l’estate. Alle 15.00 l’elicottero decolla e dopo 30 minuti atterra tra le montagne del Padjelanta, il più grande parco nazionale della Svezia, con i suoi 1984 km². Eccoci arrivate.

Prime impressioni all’atterraggio: non c’è neve e il tempo è mite, con mia grande sorpresa! Lo spettacolo è maestoso, proprio come lo ricordavo.

Apriamo la capanna e iniziamo a preparare: apriamo il gas, accendiamo il frigo per i cibi freschi che abbiamo con noi, accendiamo il riscaldamento per non congelarci, fuori ci sono 5 gradi. Poi apriamo le altre 4 capanne che durante l’inverno rimangono chiuse, mentre la capanna con il telefono per le emergenze con la polizia è già aperta. Dentro troviamo due turisti di passaggio. Apriamo i viveri che sono stati trasportati con lo scooter nel periodo invernale e troviamo la prima sorpresa: due scatoloni sono rotti e alcuni barattoli sono scoppiati per le basse temperature invernali (qui si arriva a -45), due pacchi di farina sono ammuffiti e il latte in polvere è tutto perduto. Bel disastro! Dovremo trovare una soluzione.

La sera si avvicina e il freddo si fa sentire. Ritorniamo nella casa, una capanna di 16 mq., e di preparare la cena: pasta al burro e parmigiano. Poi ci sediamo a contemplare la natura dalla finestra. Il cielo è azzurro e il sole ci accompagna tutto il tempo; siamo nel periodo delle 24 ore di luce in cui il sole sfiora l’orizzonte e non sparisce mai.

Padjelanta

Atterriamo a destinazione e scarichiamo tutte le borse.

Padjelanta 1

Primo panorama da Duottar in direzione Staloluokta.

29 giugno 2016 – giorno 2

Mi sveglio alle 6.45, fa freddo, decido di riaddormentarmi. Mi risveglio alle 10.45. Incredibile! Sono iniziate le vacanze, qui gli orologi non dettano legge.

Facciamo colazione e poi ci mettiamo al lavoro. La prima settimana passa quasi tutta per preparare le capanne per i turisti di passaggio.

Dopo pranzo decidiamo di andare a perlustrare il sentiero verso Staloluokta con i due fiumi da passare. L’acqua è un po’ alta a causa del disgelo. Poi andiamo alla capanna della sauna, sulla spiaggia del lago Tuottarjaure, in lappone il Duottarjávrre. Il lago è completamente libero dal ghiaccio, ma si trova ancora della neve tra le montagne tutt’intorno. Passa un turista in solitaria, lo vediamo da lontano, non si avvicina, forse non ci ha viste. Il tempo cambia e l’atmosfera si raffredda; dobbiamo andare a vestirci meglio. Il “Panettone”, il monte da noi così denominato per la sua forma, si fa vedere per la prima volta da quando siamo arrivate, era completamente avvolto nella nebbia. Verso sera scende la nebbia anche sulle casette e ci avvolge impedendoci di vedere le acque del lago vicino, il Tjekimjaure, (in lappone Tsiekkimjávvre). Speriamo che la notte non sia gelida.

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La nostra casetta.

30 giugno 2016 – giorno 3

Anche oggi mi sveglio più tardi, alle 9.30. Erano anni che non riuscivo a dormire fino a quest’ora!

Programmiamo la prima escursione della stagione. In comune accordo decidiamo di fare il giro del lago piccolo, il Tjekimjaure. Sarà una passeggiata di 4 ore, passeremo tra le cime e tra i ghiacci, e dovremo anche passare i fiumi. Facciamo colazione e prepariamo gli zaini con vestiti e cibi. Arriviamo al guado del secondo fiume ma l’acqua è troppo alta e a quest’ora del mattino sta crescendo, e il passaggio ci renderebbe difficile poter ritornare indietro per la stessa strada. Cambiamo i piani e andiamo verso Tarraluoppa: decidiamo di arrivare fino al grande fiume, circa 6 km di distanza. Abbiamo il vento contro ed è faticoso camminare. Una volta arrivate cerchiamo un posto riparato dove poter pranzare e riposarci, abbiamo con noi tutto il necessario, compresi i vestiti per le eventuali piogge o nevicate. A queste altitudini non ci sono alberi dietro i quali potersi riparare ma solo cespugli bassi. Troviamo un dislivello del terreno tra il sentiero e una montagna che ci fa da riparo, mangiamo velocemente perché ci raffreddiamo troppo e ripartiamo con il vento in poppa.

Per strada rifletto sul mio modo di stare tra queste montagne: mi sento a casa, questa natura selvaggia mi fa stare bene. Provo un grande rispetto per questo popolo figlio della natura. Ho imparato molto dal modo che ha di rapportarsi alla natura. Certo mi mancano gli amici, quelli veri, quelli che rivedi dopo dieci anni e sembra che il tempo non sia mai passato se non che ti ritrovi un figlio grande e qualche chilo in più. Poi mi manca la spiaggia e il caldo, ma queste terre mi rilassano dallo stress del quotidiano.

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Il Jungatjokka, da noi chiamato il Panettone.

1 luglio 2016 – giorno 4

Ore 7.35, mi sveglio. Per la prima volta dall’arrivo faccio il pane. Da oggi inizio a lasciare le consuetudini di casa e ad entrare nello stile di vita locale anche dal punto di vista culinario, anche se mantengo un pizzico di italianità ovunque io sia.

Il couscous lo mangiamo con il sugo di pomodoro e il parmigiano reggiano, impossibile per noi rinunciare al parmigiano. Non sono mai riuscita a bere nessun altro caffè se non l’espresso, gli altri mi sembrano bevande acquose, ma per la prima volta il mio palato accetta anche quello ribollito lappone, facile da fare quando si è in giro tra le montagne. È stata una lotta durata due decenni: certo, se posso scegliere, so bene cosa scegliere.

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La cucina all’interno della casetta.

Al ritorno in capanna scrivo il primo sms via satellite, il primo contatto con il mondo là fuori. Ricevo risposta. Bene, tutto continua ad esistere, intendo il mondo vero, questo è solo un intermezzo tra diversi mondi. Il cellulare qui serve solo per misurare i minuti di cottura, la rete non prende. Quando l’elicottero si alza in volo e sorvola le prime montagne, il segnale sparisce.

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Le uova del gallo cedrone, (Ripa).

Dedichiamo la serata all’esplorazione delle cime che vediamo dalla finestra delle nostra capanna, appena passato il primo fiume. Arriviamo su in cima, che faticata! I contorni immaginari delle cime prendono forma e si trasformano in massi di granito enormi. Il sole ci accompagna e lo vediamo più grande del solito. Che spettacolo! Sulla via del ritorno disturbiamo una ripa che cova le sue uova, ben 7.

Ci allontaniamo velocemente per evitare che le abbandoni, con questo freddo i piccoli morirebbero e mancano pochi giorni alla schiusa. Arrivate al fiume lo passiamo a piedi scalzi e ci regaliamo un bel massaggio termale; l’acqua è veramente gelida. Una volta arrivate sulla riva ci rivestiamo e ci giriamo ad ammirare il paesaggio. Sulle nostre tracce vediamo una volpe rossa che se ne va a spasso, sarà a caccia di cibo e le uova della ripa che abbiamo visto sono un piatto succulento, speriamo che non le trovi.

Ho una grande ammirazione per questa natura selvaggia e mi rendo conto che spetta a noi umani conservarla. È il mondo degli animali questo, e noi dobbiamo rispettarlo.

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La volpe rossa, un inquilino non desiderato a queste latitudini, poiché caccia la volpe argentata.

È difficile mettersi a letto subito e giochiamo un po’ a carte, il passatempo preferito dalla mia piccola e meravigliosa figlia. Questo mese rafforza molto il nostro legame, nonostante le divergenze riusciamo a discutere di tutto e il mio intento è di aprirla al mio modo di vedere la vita, fuori dalla rigidità della cultura della nazione in cui è cresciuta, ma con la mia italianità.

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Figlia dorme.

2 luglio 2016 – giorno 5

Ore 4.30: mi sveglio, piove a dirotto! Mi riaddormento. Ore 9.30, mi risveglio e fuori tira vento. Mi metto a leggere e lo faccio a voce alta anche per Figlia. Oggi si presenta una giornata uggiosa, come cantava Battisti. Ore 16, piove ancora.

Per cena mi invento una pizza alla “lappone” o, meglio, trasformo il pane lappone e faccio in modo che assomigli ad una pizza, uso sia il pomodoro che il formaggio sfuso. Buona! Così aggiungo una pietanza alle poche possibili tra le montagne. Qui non c’è il forno, tutto si fa sopra il piccolo fornello a gas o sul fuoco fatto con la poca legna che si può raccogliere a queste altitudini. Quindi niente torte, o arrosti, o pizza.

                           pizza pane wild      pizza wild tavolo

pizza wild

Il pane cotto nella padella, la pizza italo-lappone: la nostra cena!

Rifletto: mi mancano la spiaggia, il mare, il sole. Questi pensieri mi danno tristezza, nostalgia, eppure ho scelto io tutto questo molti mesi fa, sì perché per fare questa esperienza bisogna dare la propria disponibilità già a gennaio, bisogna fare il corso di sopravvivenza, bisogna saper affrontare tante difficoltà da soli. Forse il 2016 era invece l’anno per tornare tra la mia gente, per rispolverare le usanze con le quali sono stata educata, o per viaggiare… non so, eppure a gennaio mi sentivo sicura, anzi sicurissima.

Beh, domani è un altro giorno.

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Giocare sul ghiaccio.

3 luglio 2016 – giorno 6

Anche oggi il tempo è brutto. Ci prepariamo per una escursione: il giro del lago con tutte le incognite che ciò comporta. Piove forte, smette e poi ricomincia. Aspettiamo il pomeriggio e via, si parte. Passiamo il primo fiume, poi il secondo. L’acqua sembra un po’ alta, ci arriva sopra il ginocchio, ma decidiamo di fare tutto il giro, senza dover ripassare il guado. Ricomincia a piovere, ma continuiamo. Poi dopo 1 ora di cammino decidiamo di interrompere. Il giro completo richiede almeno 3 ore. Le pietre bagnate dall’acqua e il ghiaccio sulla parete nord, sul quale dobbiamo passare, potrebbero diventare pericolose con gli stivali che indossiamo. Ritorniamo al campo e ci mettiamo a leggere.

La serata è mozzafiato; i colori del cielo cambiano ogni 15 minuti trasformandolo con sfumature indescrivibili. Facciamo un sacco di fotografie, sia con la macchina che con il cellulare, ce le potremo godere una volta a casa. Io e Figlia parliamo molto dei colori del cielo e questo mi fa stare bene, i colori sono sempre stati per me un argomento di discussione e spero di averglielo trasmesso; la bellezza di un tramonto riesce a zittirmi, a lasciarmi senza parole. Ci mettiamo a dormire all’1, quando il sole oramai si è nascosto dietro la cima del monte che vediamo dalla finestra: ricomparirà più ad est dopo poco.

4 luglio 2016 – giorno 7, settimana 1

Ecco passata la prima settimana!

Ci alziamo e facciamo programmi per una nuova avventura; è la volta del giro del lago davanti casa. Per evitare sorprese con il tempo, partiamo presto e ci portiamo sia vestiti che cibi vari per poterci fermare da qualche parte.

Da queste parti si deve pensare a tante cose prima di imbattersi in una passeggiata tra le montagne, come il pericolo che una di noi si faccia male e debba andare a chiamare aiuto da sola e quindi tutte e due dobbiamo conoscere la via di andata e ritorno, oppure che la pioggia o la neve ci sorprenda e che dobbiamo fermarci per delle ore da qualche parte prima di poter ripartire.

FIGLIA

Una passeggiata tra ghiacci, cascate e pareti a strapiombo, attorno al lago Tziekimsjavre.

Facciamo il giro velocemente, niente neve ad impedirci il passaggio o fiumi in piena da passare, nemmeno la parete a strapiombo con le cascate ha abbastanza acqua da creare pericolo nel passaggio. Il tempo passa velocemente, ci fermiamo per un caffè e un panino, saliamo tra le rocce per poter ammirare il paesaggio e quello che ci si presenta è maestoso: la ripidità della parete con la cascata è impressionante, i fiumi degli anni precedenti sono ora dei piccoli rigagnoli, la spiaggia è molto più ampia.  Al ritorno è così presto che trovo il tempo per una piccola “siesta” prima di preparare la cena.

Sogno il sole, la spiaggia e il dolce far niente sotto il sole, le chiacchierate facili con le amiche e il caldo. Da ragazzina avevo 15 costumi per l’estate, ora ne ho uno. Questo dice molto: non vivo più in Italia, ma vivo in Svezia e ho dovuto adattare la mia vita a questa società.

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Il ghiaccio del lago davanti casa si scioglie pian piano.

DIARIO DI BORDO  28 giugno – 3 agosto 2016

36 notti tra le montagne del Nord

INTO THE WILD 2

La seconda parte Sabato 11 Marzo 2017

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Donne che Emigrano all’Estero

“Bloggers Abroad 2017

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19 commenti
  1. Paola Ragnoli
    Paola Ragnoli dice:

    Antonella, secondo me il tuo intento di aprire a tua figlia un ventaglio di modi per vedere il mondo è pienamente riuscito: state/sta facendo un’esperienza di vita incredibile! Un abbraccio a tutte e due!

    Rispondi
  2. Solare
    Solare dice:

    Complimenti! Deve essere un’esperienza stupenda anche se capisco che ci si entra piano, piano e con molta razionalità e saggezza, tipo il corso di sopravvivenza e tutte le faccende organizzative. Vista da fuori è comunque una bellissima avventura che viene voglia di vivere quindi grazie per questo bel racconto.

    Rispondi
    • Antonella
      Antonella dice:

      Si Solare, il mio desiderio sarebbe proprio questo, di aprire la strada per altre famiglie. Sembra un mondo impossibile, ma non lo è, ed è invece una esperienza incredibile. Basta un po’ di preparazione.

      Rispondi
  3. Luna
    Luna dice:

    A mano a mano che leggevo mi appassionavo sempre di più e ora mi dispiace dover aspettare un mese per la seconda parte! Non so se sarei capace di vivere un’esperienza del genere così a lungo, ma deve essere veramente indimenticabile e rigenerante. Complimenti, meravigliosa davvero.

    Rispondi
  4. raffaella
    raffaella dice:

    che meraviglia antonella. tempo fa me ne parlavi in un giorno d’estate, di caldo, al mare, il nostro mare, anzi in diga. tu mi parlavi e tua figlia stava distesa al sole. ti chiedevo e tu mi dicevi e mi sembrava tutta straordinariamente meraviglioso. quando posso cerco sempre la natura, la grandezza del cielo, passeggiare in un bosco, raggiungere una vetta. ma un’esperienza così estrema è davvero straordinaria e la fa ancora più ricca condividerla con tua figlia. ci conosciamo da sempre non siamo mai state amicissime ma ora mi vien voglia di abbracciarti forte ancora più forte. grazie e racconta ancora ancora

    Rispondi
  5. Merily
    Merily dice:

    Bellissima la tua descrizione dei paesaggi mentre leggevo mi sembrava di stare li con voi attendo di leggere il resto un abraccio forte ??????

    Rispondi
    • Antonella Svezia
      Antonella Svezia dice:

      ciao Maerily, hai capito proprio la mia intenzione, cioé di far vivere a tutti le emozioni di posti che spesso vengono considerati impossibili, ma che in realtá con un po’ di organizzazione possono essere raggiunti. A presto!

      Rispondi
  6. mirco
    mirco dice:

    Ciao Antonella! Complimenti, ho letto con attenzione la prima parte del tuo diario e mi e’ piaciuta molto. Ora ho una idea molto piu’ precisa del Polo Nord di cui spesso parlavi!
    Un salutone a te, Mats e Francesca, sperando di rivedersi presto

    Rispondi
  7. Monica Tiozzo
    Monica Tiozzo dice:

    Anto il tuo racconto è’ splendido , vero e coinvolgente .
    Una esperienza del genere dovremmo farla e farla vivere ai nostri figli anche per recuperare il senso dell essenzialità .
    Aspetto con impazienza il seguito .
    Un forte abbraccio cara amica .

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