Io viaggio sola

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Io: un’anima.

Se, come diceva Aristotele, il corpo è la forma dell’anima, mi piace pensare che, prima di essere sostanza, fossi stata uno spirito libero.
Mi immagino che vago per i cieli di tutte le galassie, scivolo sugli arcobaleni, gioco con le nuvole e rincorro le costellazioni.
Lunatica come la luna e solare come il sole.
Un’anima sola nella sua essenza, indipendente. In pace con i suoi silenzi e che si fa guidare dall’istinto. Uno spirito irrequieto, senza limiti di tempo e di spazio, che esplora, conosce e si alimenta di stupore.

Io: un corpo.

Dopo aver esplorato tutti i cieli, sicuramente avrò dovuto scegliere un corpo per affrontare la vita terrena e, un lunedì di maggio del ’91, la mia decisione sarà ricaduta sulla pancia di mia madre per intraprendere “The greatest Adventure”.
Mi immagino che non sto più nella pelle – in tutti i sensi- per poter calpestare i sentieri del pianeta Terra, vedere con i miei occhi le meraviglie della natura e contemplare le più famose opere dell’uomo.

Io: una mente.

Non passò troppo tempo per accorgermi che avevo scelto il corpo sbagliato: quello di una bambina che sognava con i viaggi di Ulisse, ma da Itaca non era mai uscita.
I viaggi rimasero intrappolati nella mia mente e nella mia fantasia. Quello spirito si convertì in sogni e desideri; sogni ad occhi aperti, ad occhi chiusi; sogni infranti.
Si affievolirono fino a rinchiudermi in una grigia città della pianura padana, spegnendo, poco a poco, l’energia che emanava quello spirito libero.
Ero in gabbia, chiusa in una solitudine che generava incertezza e paura.
Le richieste d’ossigeno venivano colmate solo quando prendevo un volo per allontanarmi dalla mia routine; boccate d’aria, tuttavia ero un semplice parassita.

Io: una donna.

Avevo a malapena venti anni e c’era qualcosa che m’impediva di essere felice, qualcosa a cui non riuscivo a dare risposte. Il fenomeno “the brain drain” era sempre più attuale e, leggendo la storia di un ragazzo che esercitava la mia stessa professione e di punto in bianco aveva mollato tutto per viaggiare per il mondo, si risvegliò qualcosa dentro di me.
Le stesse pulsazioni che sentivo in volo, quando andavo in vacanza, diventarono frequenti anche nel mio quotidiano.
Ma avevo dei grossi limiti.
Innanzitutto, quella mattina del 91, avrei dovuto scegliere un corpo maschile.
Non potevo sapere che la società in cui ero capitata aveva eretto un grosso muro tra le donne e il mondo. Anni e anni di storia in cui la donna non è mai stata protagonista. Dove una donna ha bisogno di un uomo e, se va in giro sola, è soggetta a violenze.
E poi, come dicevo prima, dipendevo dagli altri.
Mi ritrovai a un bivio: soffocare per sempre, con il peso della paura, il mio spirito o dar retta a quegli intricati desideri che erano stati per più volte calpestati e messi a tacere.
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Io: una donna in viaggio.

Non so come, ma i desideri vinsero la paura. Ruppi quel grosso muro e vidi cosa c’era oltre: menzogne.
Trovai solo bugie, il mondo è meraviglioso.
Ero sola, ma nel mio cammino incontrai qualche nuovo amico e qualche “evil” da sconfiggere; un po’ come nelle favole che non sarebbero così interessanti se non ci fosse qualche ostacolo.
Ho iniziato a girovagare per i continenti, in compagnia di me stessa.
“Viaggiare sola” potrebbe considerarsi una nuova emozione, un sentimento che va oltre la felicità.
È sentire la mente rigenerarsi e gli occhi riempirsi di stupore.
È camminare fino a che la stanchezza non t’impedisce di continuare.
È un palato che assapora nuovi gusti e una lingua che si articola in diversi idiomi.
È un cuore che palpita e una forza che divora.
È adrenalina, energia.
È il miglior regalo che puoi fare a te stessa.
È vita.

Io: un corpo, una mente, un’anima. Sono una donna che viaggia sola.

Ma non è tutto. Mi sento parte di un grande movimento, originato da donne che stanno cambiando la storia del genere femminile. Donne coraggiose, che sanno stare bene con se stesse.
Forse per tanti secoli ci hanno voluto nascondere il nostro potenziale, facendoci credere che le grandi gesta non potevamo farle noi. Hanno voluto occultarci e privarci di queste sensazioni, queste emozioni che chiamo vita.
Ora, nel XXI° secolo, a testa alta stiamo conquistando e collezionando angoli di mondo, rendendoli un po’ nostri.
Noi viaggiatrici solitarie abbiamo fregato la società e con i nostri viaggi stiamo scrivendo le pagine di racconti in cui siamo le protagoniste: forti, felici e vive.
E chissà se tutte queste donne hanno un’anima come la mia, una di quelle che girovagava per la galassia: spiriti liberi ieri, donne libere oggi.
IO VIAGGIO SOLA!
1 commento
  1. Giuliana Barcella
    Giuliana Barcella dice:

    Bellissimo!! E pensare che, nonostante da piu piccola viaggiavo sempre sola, ultimamente i viaggi da sola sono stati davvero pochi. Fino a che, due mesi fa, non decisi di prenotare una piccola vacanza a Toledo (a 4 ore da Valencia, dove vivo). Sembra una stupidaggine ma col senno di poi mi sono anche pentita di questa piccola piccola pazzia, ma adesso leggendo il tuo articolo mi sono rincuorata. Parto il prossimo Sabato e…sono sicura che andrá tutto bene. Complimenti per le tue parole forti ed incoraggianti 🙂 !!

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