vancouver

Io vivo a Vancouver ma prima vivevo a Napoli e prima ancora a Roma.

Vivere è una parola speciale. E’ diversa da abitare, risiedere, stare. Vivere implica che tu goda attivamente dell’opportunità di essere in certo posto. E quando queste opportunità non ci sono più semplicemente abiti, risiedi, stai in una città.

Così è successo a me. Quando ho smesso di vivere nei posti in cui ero ed ho iniziato a starci, a subirli, ho fatto le valigie perché non si scende a compromessi su un verbo cosi importante: vivere.

Appena arrivata Vancouver ho trascorso alcuni giorni come in una camera di compensazione, ho ripreso fiato, recuperato fuso e riorganizzato la mia vita sulla base del ritmo di questa nuova città. L’ho amata subito? No.

Era Febbraio, pioveva a dirotto, spazi tropo grandi, troppa poca gente. Ho imparato a conoscerla piano piano e lei mi ha accolta, si è fatta scoprire e non ha tradito le mie speranze. Qui sono viva, di nuovo. Siamo vivi tutti. Vancouver è una città incredibile. Cultura, natura, grandissimo senso di responsabilità civile e sociale ne fanno un posto perfetto dove crescere una famiglia. Ma non è un posto per tutti e non mi stancherò mai di ripeterlo a quanti mi contattano da ogni dove per trasferirsi qui, chiedendomi i consigli più disparati. Ma poi esiste una città per tutti? Non credo.

A Vancouver si respira ancora l’aria della frontiera, è una metropoli giovanissima, solo 130 anni (circa). E’ in crescita e fatica a volte a rispondere alle esigenze di tutti, di una popolazione che aumenta a ritmi elevatissimi. Non è matura, forte e solida come altre città europee. E’ come un adolescente il cui corpo si sviluppa spesso non alla stessa velocità del cervello. Questo produce aspetti disfunzionali come il caro vita, che oggi ne ha fatto la città più costosa del Canada spingendo fuori dalla sua circoscrizione le fasce economiche meno forti, giovani famiglie in primis.

Vancouver è una città di armonie e contrasti. Certamente la prima cosa meravigliosa in cui mi sono imbattuta, e che tutt’oggi mi sostiene nella scelta quotidiana di continuare a vivere qui, è l’estrema eterogeneità culturale vissuta in totale serenità dai suoi abitanti. I miei bambini, giusto per fare un esempio, studiano in una scuola dove nella stessa classe 30 studenti condividono tutto fuorché le loro origini etniche, culturali o religiose. La diversità è incoraggiata, la condivisione della propria peculiarità è alla base dei programmi di crescita sociale, come dice il nostro (charming) Prime Minister Justin Trudeaudiversity is our strength”, e non è solo uno slogan politico, è la verità. Italiani, armeni, messicani, scozzesi, cinesi, polacchi, indiani, australiani e rappresentati della ahimè esigua First Nation (i nativi americani) vivono gomito a gomito, studiano, fanno sport, giocano, crescono. Nessuno, e ripeto nessuno, è escluso, tutti sono canadesi e contemporaneamente sono parte della loro comunità, senza fratture, senza crisi, senza drammi.

I contrasti che trovi sono, come in molte centri nordamericane, di tipo economico. Super ricchi vivono in lussuosi grattaceli a poca distanza da una zona che non esiterei a definire un ghetto senza mura, East Hastings. La macchia nera sulla coscienza di questa città. Due o tre isolati di perdizione dove si raggruppano i diseredati di mezzo Canada (per le condizioni climatiche più miti di questa provincia).

Alcune decine di anni fa era il luogo dove sorgeva un ospedale psichiatrico che chiuse i battenti e mise i suoi pazienti sulla strada. Ora alcune centinaia di anime in difficoltà, con disagi mentali e soprattutto in balia della droga, si trascinano lì in attesa che il comune e le associazioni benefiche portino loro da magiare, assistenza sanitaria e la dose quotidiana. La polizia pattuglia le strade che sono in genere calme, gli homeless organizzano un loro mercato del baratto, approntano giacigli sul marciapiede e lo spettacolo spezza il cuore. Ma è un attimo, superi velocemente quei pochi isolati, arrivi a Gastown, in centro fighetto di Downton. Le più grandi multinazionali con stipendi stellati ti attendono nei palazzi stile liberty. Shopping di lusso, turisti, locali alla moda, uomini d’affari con la ventiquattr’ore e hipser curati come modelli di Vanity Fair passeggiano per caratteristico il lastricato rosso.

Welcome to the new american dream.

7 commenti
  1. Raffaella adda
    Raffaella adda dice:

    Ciao Elena
    mi chiamo Raffaella e al momento vivo a Milano con la mia famiglia(marito e 2 figli piccoli 4 anni e 6 mesi). Ho ascoltato la tua storia su Itaround e mi sarebbe piaciuto contattarti per avere qualche informazioni pratica per quanto riguarda il vostro trasferimento.
    Io e mio marito vorremmo fare lo stesso “salto” che avete fatto voi, tra l’altro avevamo pensato proprio a Vancouver.
    Ti ringrazio in anticipo e ti auguro una buona giornata (anche se lì è ancora notte )
    Raffaella

    Rispondi
    • Elena
      Elena dice:

      Ciao Raffaella, di quali informazioni pratiche hai bisogno? La prima cosa che mi sento dirti è che qui non esistono scuole pubbliche per bambini di meno di 5 anni e per il tuo più piccolo un nido privato costa circa 1700 dollari al mese….

      Rispondi
      • raffaella
        raffaella dice:

        La nostra intenzione sarebbe quella di arrivare i primi di luglio e cercare lavoro in loco,voi che visto avete fatto? Siete arrivati con un biglietto aereo di sola andata? Mi sai dare un’idea di costi per gli affitti, in media?
        Grazie ancora
        p.s ti avevo scritto anche su fb perchè non mi sono accorta della tua risposta qui, scusa..

        Rispondi
        • Elena
          Elena dice:

          Ciao Raffaella,
          Venire con un biglietto di sola andata non si può, ce ne vuole uno ritorno massimo a 6 mesi. Non vi farebbero passare i controlli. Il permesso di lavoro ce lo avete? Altrimenti impossibile poter fare le procedure per essere idonei al lavoro e quindi cercarlo con cognizione di causa (fare un colloquio senza un permesso è pressoché inutile, il datore di lavoro vuole generalmente una disponibilità immediata. Un affitto in media per un appartamento in città va dai 2000 ai 5000 dollari (più spese).
          Ti consiglio di visitare il sito del governo canadese per aver info circa le procedure per i permessi di lavoro/soggiorno ( http://www.cic.gc.ca/english/information/applications/work.asp), qui non vanno per il sottile e non si fanno scrupolo a rimandarvi indietro senza nemmeno farvi uscire dall’aeroporto. In alternativa potete rivolervi al consolato canadese della vostra città (se c’è) o all’ambasciata di Roma. Good luck!

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  2. raffaella
    raffaella dice:

    Scusa Elena
    ti chiedo un’ultima cosa, ti hanno richiesto un
    visto di lavoro a testa o è sufficiente uno per famiglia?

    Grazie mille per le informazioni
    Buona giornata e spero d riuscire a conoscerci di persona un giorno

    Rispondi
  3. Elena
    Elena dice:

    Anche un solo visto basta, per tuo marito per esempio che una volta trovato lavoro può estendere a te i suoi diritti di risiedere e lavorare qui. Poi dipende da voi e da che progetti avete. C’è chi viene separatamente facendo sistemare le cose e poi ricongiungendo la famiglia, chi arriva insieme… Noi facemmo due visti di lavoro e venimmo tutti indieme ma io non avevo bimbi piccoli come i tuoi quindi ho potuto lavorare e sistemarli abbastanza agevolmente a scuola senza spendere un capitale. Ogni famiglia è un caso un po’ a se… io prenderei tuttte le info necessarie e farei una strategia precisa che tenga conto anche delle effettive possibilità professionali di ciascuno di voi (non credere che qui ci sia lavoro per tutti,anzi! Molte categorie professionali non hanno impiego qui o non hanno possibilità di sponsorizzarzione perché non ritenute strategiche dal governo provinciale) le potenzialità di una sponsorizzazione per prolungare il permesso di lavoro temporaneo che altrimenti solo non varrebbe la pena di un trasferimento.

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