L’Irlanda che cambia

Irlanda-cabina-telefonicaIn questi anni di felice permanenza nell’Irlanda del Nord, ho visto il paese cambiare.

Siamo arrivati nel pieno del boom economico ed immobiliare. C’erano tanti lavori, addirittura ci si prendeva cura delle mamme che lavoravano, aiutandole per esempio economicamente nel pagamento delle rette d’asilo e agevolandole con turni solo infrasettimanali e diurni.
Mi è sembrato da subito un paese progredito e civile. 

Non mi sono mai sentita né straniera né diversa. Soprattutto, non mi sono sentita vecchia perché, superati i 35 anni, cercavo un lavoro. Un paradiso insomma. Ho sempre amato il pragmatismo di questo popolo. Ho avuto la fortuna di vivere anche nel sud, nella cosiddetta repubblica d’Irlanda e non ho notato grosse differenze.

Dopo pochi mesi dal nostro primo acquisto immobiliare, a fine 2007, il mercato è crollato a picco.

Ci siamo ritrovati con un immobile in mano che avevamo pagato abbastanza e che valeva l’esatta metà del prezzo d’acquisto.
Non ci siamo scoraggiati, abbiamo aspettato che la crisi passasse.
Invece la crisi si è diramata a macchia d’olio e ha inevitabilmente colpito altri settori, come quello lavorativo. La scelta professionale si è ridotta, i lavori sono diminuiti e i datori di lavoro sono diventati, spesso, tiranni.
Quella politica lavorativa “family friendly”, che mi aveva ispirato, è sparita.
I turni di lavoro sono cambiati, pretendendo tutta la flessibilità che potevi e non potevi fornire. Io ho fatto le mie valutazioni e ho abbandonato il mio posto di lavoro.
Non mi sono mai pentita di ciò che ho fatto. Anzi, ho scoperto che l’Irlanda è un paese che ti dà la possibilità di reinventarti.
Ho sempre avuto la sensazione che in Italia non mi sarei potuta permettere di fare certe scelte.

Continuando a reinventarmi però ho visto, sempre qui in Irlanda del Nord, il resto del mondo lavorativo peggiorare, offrire contratti con scadenze indecenti o a zero ore, con scarse coperture assicurative e salari sotto la soglia di sopravvivenza minima.

È più difficile per un irlandese adesso trovare un lavoro con condizioni decenti, se escludi i contratti nella pubblica amministrazione. Anche quelli però, ultimamente, hanno scadenze a tempo determinato prorogabili di anni, che ti tengono sempre sul filo del rasoio.
Vedi sempre meno emigrati, sopratutto nel nord, adesso che Brexit si avvicina.
Ma un episodio, ultimamente, mi ha davvero fatto pensare a come, anche in altri settori, tutto sta diventando così complicato, poco trasparente e ai confini dell’illegalità e dello sfruttamento.
gente-dublino

Ho conosciuto una ragazza poco più che ventenne, che sta qui per tre mesi, con il progetto Erasmus.

L’università, con l’intento di farle migliorare l’inglese, l’ha inserita in un progetto lavorativo totalmente gratuito. Fin qui, niente di strano. In tanti sono disposti a fare sacrifici pur di imparare una lingua. Li ho fatti pure io a suo tempo.
I dettagli però sono un po’ più sconfortanti.
Lo stesso progetto prevedeva che la ragazza andasse a lavorare gratuitamente dalle 9 alle 5, dal lunedì al venerdì, in un centro per il recupero di persone con traumi. A parte la lunghezza eccessiva del tempo lavorativo gratuito, quello che mi ha sconvolto è stata la leggerezza con la quale è stato scelto un lavoro così gravoso per una ragazza completamente inesperta e impreparata a gestire persone con problematiche così serie. Inutile dire che l’intera esperienza è stata un totale fallimento. Peccato per questa ragazza, peccato per l’Italia e per l’Irlanda.

Non mi ha sorpreso l’arroganza dell’università italiana, o chi la rappresentava, nel pretendere da una ragazza così giovane di sacrificare 40 ore della proprio tempo settimanale, con la scusa di imparare o migliorare la lingua, facendo un lavoro, gratuitamente, per il quale non era minimamente qualificata.
Quello che mi ha sconcertato più di tutto è stato il consenso irlandese a questa sorta di -passatemi il termine-  furto autorizzato.
Ecco, tutto questo anni fa non sarebbe successo, non lo avrebbero permesso! Non lo avrebbero chiesto ad un irlandese e, di conseguenza, non lo avrebbero preteso nemmeno da uno straniero.
Brutto segno dei tempi che peggiorano, anche qui.

Allora, la mia richiesta va a voi giovani italiani e non, di non accettare queste situazioni ambigue.

Chiedete ai vostri professori o rappresentanti di essere chiari su cosa implica il progetto e che cosa vi viene richiesto di fare una volta in loco.
Scegliete possibilmente di lavorare e vivere con coetanei, in modo che possano nascere anche delle relazioni extra lavorative, per rendere l’esperienza indimenticabile in senso positivo. Se i termini sono simili a quelli della ragazza qui sopra, beh, io vi consiglio di non accettare. Non sarebbe giusto nei vostri confronti e nemmeno di quelli che vengono dopo di voi.
Non vi svalutate.
Il problema non è certo fare qualche ora al giorno gratuitamente ma otto, nella fattispecie, mi sembrano eccessive. Pretendete che questa sorta di internship preveda davvero la possibilità di imparare o incrementare il livello della lingua, possibilmente con una prestazione che non richieda delle qualifiche che non possedete o delle responsabilità così gravose, che potrebbero addirittura mettere a repentaglio l’esito della vostra esperienza.

A 25 anni dovreste essere nelle condizioni di parlare chiaro e di pretendere rispetto anche in situazioni di scambio come questa.
Per favore fatelo!
Non sia mai che anche questo mi restituisca la mia Irlanda.
Irlanda-ragazze-sanpatrizio
2 commenti
  1. Betty
    Betty dice:

    Ciao, sono d’accordo con te che il progresso dovrebbe portare in avanti e non indietro (se no è un regresso) ma ciò che determina spesso la modernità di un Paese sono banalmente I SOLDI
    Il periodo è buono ,l’economia tira, c’è grande offerta di lavori diversi, i datori di lavoro hanno margini economici decenti per poter attuare politiche di sostegno dei lavoratori allora il Paese progredisce e ci si vive bene.
    Quando comincia la crisi, i tipi di lavoro si riducono, i margini di guadagno diminuiscono e quindi chi ti offe un lavoro lo fa con sempre più “tirannia” (perchè non ha più soldi per offrire tempi e stipendi decenti), lo Stato senza soldi che fanno girare le imprese è costretto a ridurre le spese per Sanità e Welfare….e si regredisce.
    Purtroppo alla tanto vituperata Italia questo è quello che succede, NON CI SONO PIU’ SOLDI. Per niente. Per nessuno.
    E suppongo che in Irlanda sia lo stesso

    Betty

    Rispondi
    • Margherita
      Margherita dice:

      Ciao Betty hai fatto un analisi perfetta. Purtroppo è il Dio Denaro che comanda sempre e comunque. L’articolo si riferisce all’Irlanda del Nord, mi preme sottolinearlo perché nella pagina Facebook mi hanno fatto notare che nella Repubblica il tempo delle “Vacche Grasse” è tornato quindi pare che questa situazione non si verifichi. Io ho la tendenza “ errata” di considerare l’Irlanda un unico paese.
      In ogni caso vorrei davvero che questa crisi “ prolungata” non distrugga la natura di paese civile e progredito.
      Grazie ancora per lo splendido commento Betty. Buona giornata.
      Margherita Derry Irlanda ☺️

      Rispondi

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