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Italiani all’estero, nostalgici e detrattori del bel paese.

Appena tornata da una breve vacanza in Italia, mi siedo al tavolo del solito baretto gestito da italiani, dove si sfornano pizzette e cornetti vagamente simili a quelli della madre patria, ma dove ogni mattina i nostalgici si incontrano, chiacchierano e discutono di tasse, politica e sport tricolore. Si da un’aggiustatina alla politica italiana e già che ci siamo anche una sistemata alle sorti del pianeta, ma sempre con la vena un po’ sorniona di chi si può permettere di non preoccuparsene più… I nuovi arrivati che si stupiscono o quelli che vorrebbero capire se anche per loro la Costa Rica possa essere lo spazio per una nuova vita, i turisti incuriositi dalla comunità italiana, i vecchi pionieri che ascoltano imperturbabili le lamentele di sempre, insomma tutto un mondo che converge verso l’immancabile espresso di mezza mattina.

La chiacchierata finisce sempre in discussione, i nostalgici rimpiangono e i detrattori disprezzano: la madre patria, in qualche modo, è lì e imperversa senza pietà nelle giornate di quelli che per i più svariati motivi se la sono lasciata spesso solo geograficamente alle spalle.

A chi mancano i vecchi amici, a chi manca il gorgonzola, a chi manca la neve. C’è chi va in Italia solo in vacanza, chi solo per vedere i figli ormai grandi o le madri-che-non-volano, chi invece non la vuole neanche sentire nominare, la patria natia, colpevole di qualche vecchio torto fiscale o giudiziario.

I primi anni all’estero sono stati per me un vero e proprio banco di prova, un’avventura giocata con entusiasmo e senso pratico, voglia di fare e di cambiare. Quando sono partita, ad una vecchia zia mi accusava con malcelato disprezzo di “non avere radici” ho risposto con assoluta serenità di non essere un albero.

Con il passare degli anni e’ aumentata forse un pochino la presenza a me stessa e con essa la sensazione che, per quanto l’ostinato aggrapparsi alle radici continui ad apparirmi una forma di difesa dalle nostre paure più che di vera e propria mancanza di stabilità, non sia effettivamente possibile né sensato sradicare un bagaglio culturale e sociale che da sempre ci identifica,  per quanto un nuovo paese possa essere per noi uno spazio dove ridisegnare noi stesse e la nostra esistenza

A volte mi chiedo se i rapporti sociali superficiali, il carattere un po’ aleatorio delle amicizie che si instaurano all’estero, l’innegabile mancanza di stimoli emotivi e culturali che hanno in qualche modo caratterizzato i miei ormai quasi venti anni fuori dall’Italia, il vivere in paesi dove si sente spesso la mancanza di un buon libro o di una serata a teatro, non siano semplicemente effetti collaterali della lontananza ma veri e propri campanelli d’allarme del nostro essere parte di una cultura molto più forte e radicata di quanto io stessa sia disposti ad ammettere.

Al tavolo mi guardano esterrefatti. Ma come, proprio io, l’entusiasta, l’iperattiva, l’inquieta vagabonda ora intrappolata dalla nostalgia o affetta da sindrome dell’emigrante? Proprio io che accuso il colpo dell’inefficienza, della poca puntualità e dei mille difetti della realtà in cui vivo e la affronto sempre con un sorriso?

Mi ritrovo a sorridere, appunto, di me stessa e di tutti noi, ciascuno diversamente e ugualmente incastrato nella propria italianità. Spirito critico, capacità di osservazione, senso pratico e un’eterna, intramontabile serena certezza che, in fondo, come noi, nessuno.

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3 commenti
  1. Vanessa
    Vanessa dice:

    Capisco bene quel che descrivi. E quella nostalgia o sindrome dell’emigrante che, inaspettatamente, un giorno prende anche chi fino a poco prima non se la sognava nemmeno. Lo so bene, dopo tanti anni in Egitto. Senti la mancanza persino di quelle cose da cui sei in qualche modo sfuggita. E ti chiedi se sia per via del tempo che passa, dei cambiamenti nel luogo dove vivi oppure semplicemente un’inevitabile ritorno di quelle “radici” che non ci escono da gambe e braccia, ma che abbiamo dentro e che ci hanno reso quello che siamo. E che sono con noi, anche ad anni e km di distanza.

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  2. jon medeo
    jon medeo dice:

    bell’articolo grazie anch’io venti anni all’estero, con intermezzi in italia….ora sono negli USA tra un mese di nuovo nel caos italiano… che mi attira e mi terrorizza per le sue feudalità….. cmq è vero …..”Spirito critico, capacità di osservazione, senso pratico e un’eterna, intramontabile serena certezza che, in fondo, come noi, nessuno.” accidenti a noi 😉 grazie

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