Ich kann alles
Alles glänzt, was ab jetzt vor mir liegt
Ich kann alles
Bis ich aufschlag’ beweis’ ich, dass ich flieg’
(Posso fare tutto,
Tutto ciò che sta di fronte a me splende
Posso fare tutto
Sino a quando non mi romperò, vi mostrerò che volo)
Ok Kid – Ich kann alles

Come forse avrete letto e/o visto, il 2 dicembre ho festeggiato tre anni di espatrio a Jena, in Germania. Sono stati mesi esaltanti, faticosi, impegnativi, alcune volte dolceamari ma – col senno di poi – posso dire che ne sia valsa la pena. Anche se la paura del futuro in alcuni momenti ritorna, anche se l’incertezza di un presente ancora da costruire si fa sentire, anche se non ho ancora trovato la risposta alla domanda “E dopo? Che farai dopo?”.
Alcuni dicono occorra partire con un buon capitale alle spalle, una lista di obiettivi e qualche sicurezza… io sono partita per Jena con il poco che avevo potuto risparmiare in sei anni di lavoro part-time, un sacco di speranze e quella sensazione piacevole di calore allo stomaco che ti fa dire “Si può fare” (cit.)
A tre anni di distanza mi capita qualche volta di chiedermi se non sarebbe stato il caso di fare le cose in maniera diversa, pianificare alcuni aspetti in maniera più ossessiva, affrontare questo salto con tutta un’altra serie di paracadute. Ebbene, se ripenso a quello che ho visto una volta arrivata qua mi viene da pensare che – in fondo – tanto male non mi è andata…che ne dite? Eh, sì… Jena è proprio una bella cittadina! 😉

jena-panorama-dal-landgrafen
Ci sono tante storie di persone che dopo un salto del genere si perdono, notoriamente nelle grandi città. Qualche tempo fa uscì proprio un articolo a riguardo che diceva quanto spesso l’expat medio – soprattutto se giovane e senza figli – preferisca il brunch cool della domenica al versare l’equivalente di quella somma su un libretto di risparmio. Espatriare ci fa evidentemente perdere una prospettiva – quella del posto in cui siamo cresciuti, dei limiti e delle libertà che legavamo a quel posto, di un milione di piccole cose che spesso inconsciamente ancora facciamo – ma mi piace pensare che spesso ce ne faccia guadagnare una nuova. Che ci permetta di diventare esseri umani nuovi, persino un po’ migliori. Non ho mai lavorato così intensamente alla persona che spero un giorno di poter diventare come da quando ho intrapreso questo cammino e – lasciatemelo dire! – ho scarpinato un sacco.

Arrivata a Jena conoscevo tre persone, anzi due se si considera il fatto non avessi e non abbia tutt’ora nessun contatto con la terza, e le mie coinquiline, con cui avrei stretto veramente i rapporti dopo parecchio tempo. Ho conosciuto persone con le quali sono tutt’ora in ottimi rapporti, ho interrotto rapporti che non mi arricchivano come essere umano o non mi facevano stare bene, ho frequentato persone che poi mi hanno deluso tout court e ho avuto la possibilità di rivalutarne altre, sorprendendomi di quanto spesso le apparenze ingannino. Per una persona notoriamente riservata come me si tratta una piccola vittoria. Anche sotto il punto di vista umano, insomma, ho avuto la possibilità di crescere e di farlo con attorno a me solamente le persone che mi facevano stare bene, che mi trasmettevano qualcosa, che mi commuovevano.

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Trovare un equilibrio tra le amicizie vecchie e nuove, uscite in compagnia e serate dal carattere meno ciarliero e più confidenziale non é stato facile. A volte gli stessi dubbi – “Ma sarà davvero il caso di uscire? Ma fa freddo… domani devo lavorare… E poi che si fa? Di nuovo pub?” – si fanno ancora presenti ma col tempo ho imparato a bilanciare serate impegnative, momenti dal carattere più privato e uscite in compagnia. Avere un nuovo gruppo di amici ti porta spesso a uscire troppo o troppo poco, perché si ha paura di non ricevere ulteriori inviti e un po’ anche perché non si sa che fare.. ecco, credetemi.. gli inviti delle persone che restano non smetteranno di arrivare. Anche al decimo “Nein, danke” (no, grazie) saranno sempre pronti a invitarvi.
Se da un lato ci sono momenti che acquistano tutto un altro sapore proprio perché decidete di condividerli, ci saranno mille piccole occasioni che saranno speciali proprio perché le avrete affrontate da sole… i concerti del vostro cantante o gruppo del momento, una mostra di fotografie, una passeggiata in montagna: le occasioni per stare bene, da soli o in compagnia, non vi mancheranno.

jena-laupaire-concerto

C’è una cosa importante che ho avuto la fortuna di imparare qui e che mi sento di voler sottolineare ancora una volta: aprirsi alla cultura del posto in cui decidete di andare a vivere vi porterà solo vantaggi. Se da un lato forse i rigatoni all’Amatriciana vi mancheranno, dall’altro potrete scoprire zuppe, secondi, dolci dai nomi curiosi e tante altre cose. Leggete i best seller consigliati dai quotidiani nazionali, ascoltate musica del posto, immergetevi nella sub-cultura che rende colorato e meraviglioso il luogo che vi accoglie. Non limitatevi a dire “qua mangiano malissimo e un cantautore come Battiato se lo sognano” ma mettetevi alla ricerca di qualcosa che colmi quel genere di vuoti – a loro modo – affettivi. Non siate attaccati a quello che avevate, ma siate grati per quello che avete e per ciò che avete conquistato.
Alla fine, si riduce proprio tutto a questo: al modo in cui decidete di affrontare le sfide che vi aspettano e agli occhi con cui decidete di guardare alle cose. Non armatevi di occhiali rosa, tantomeno degli occhiali grigi del pessimismo. Abbiate il coraggio di vedere le cose con il vostro cuore, ponetevi a filtro e giudice ultimo di tutto ciò che entrerà a far parte della vostra vita e non dimenticate la cosa più importante: siate grati di quello che avete e di quello che conquisterete. Come dice il titolo dell’articolo, possiamo fare tutto.

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