La mia suocera irlandese

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La mia suocera Irlandese si chiama Margaret. Anzi, in realtà si chiama Margaret Veronica, ma per noi, in famiglia, è semplicemente Granny.

In questi anni trascorsi in Irlanda ho avuto occasione di incontrare tanta bellissima gente, ma soprattutto, meravigliose donne.

Due, in particolare, mi fanno sentire immensamente grata di questa mia permanenza in questa terra.

Oggi vorrei parlarvi della prima persona e, per l’appunto, si tratta di Granny.

Vi basti sapere, per cominciare, che lei è la suocera che tutte le nuore vorrebbero avere.

Quando ci siamo incontrate, nel marzo del 2005, la prima impressione fu differente, però.

Era la settimana santa, più precisamente il venerdì santo. Il volo che doveva portare me e Conor da Dublino a Derry era stato cancellato; in sostituzione, era stato messo a nostra disposizione un taxi. Stipati in cinque dentro una macchina guidata da un tassista mezzo cieco e che bestemmiava per la chiusura dei pub in quella giornata Santa, dopo quattro ore di preghiere, eccomi varcare la soglia della casa dei miei futuri suoceri.

Ci apre la porta una delle sorelle di Conor. Tra fratelli si fanno un cenno di saluto con la testa, e penso “forse non vanno d’accordo e non mi è stato detto”. A me viene riservata una vigorosa stretta di mano.

Entriamo nel soggiorno. La madre e il padre ci attendono lì. Io sorrido, Conor prima ammicca un mezzo abbraccio con la mamma, per poi beccarsi una pacca sulla spalla dal padre.

In quei momenti riecheggiano nella mia mente tutti gli abbracci e baci che siamo soliti scambiarci in famiglia, sopratutto quando non ci vediamo da mesi.

Granny mi accenna qualcosa che Conor prontamente trasforma in inglese comprensibile alla mie orecchie.

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Dopo un anno e mezzo di inglese dublinese, adattarsi a quello nord irlandese in così poco tempo vi assicuro è impresa ardua.

Cerco di distogliere il pensiero dagli abbracci e i baci mancati in precedenza e provo a formulare le due frasi sulle quali mi ero esercitata durante il viaggio, in quei rari minuti in cui non ero impegnata a pregare di arrivare integra a destinazione.

Beviamo qualcosa tutti insieme, e, tra sorrisi e mezze frasi, si fa ora di andare a letto.

Conor e io salutiamo la famiglia, e andiamo a dormire. La stanza è carina e molto calda. Sotto il piumone trovo una borsa dell’acqua calda per i piedi. Che bel pensiero!

Chiedo subito delucidazioni sugli eventi precedenti. Conor mi guarda stupito e con molta semplicità mi dice che quello è il loro modo di salutarsi. Risposta efficace!

Alla fine crollo in un sonno profondo.

Al mattino mi sveglio fiduciosa di poter scambiare più che un sorriso da ebete e qualche parola.

Entro in cucina e trovo un meraviglioso tavolo tutto apparecchiato per la colazione. L’odore del pane tostato mi inebria e cerco di concentrarmi sulla conversazione, mentre Conor è in bagno.

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Per fortuna Granny ha capito che deve decelerare la parlata, se vuole essere compresa. 

Quindi, mi dice lentamente di accomodarmi al mio posto, e mentre mi chiede se preferisco tè o caffè, i miei occhi si soffermano davanti ad un uovo di cioccolato, che sosta proprio davanti al mio piatto.

E’ per me! C’è scritto il mio nome!

Sì ok, con lo spelling sbagliato (Margareta), ma è per me. Che meraviglia! Un altro pensiero carino! Mi viene subito voglia di un abbraccio, e quasi mi alzo dalla sedia, ma ricordo la scena della sera precedente e mi ricompongo subito.

La felicità provata qualche minuto prima viene quasi offuscata da una sensazione di affetto represso.

Mi domando se sia possibile vivere sereni senza usufruire del contatto fisico con i propri cari.

Non trovo risposta, e allora decido di godermi il fine settimana comunque.

E infatti ci divertiamo tutti.

Sono passati quasi tredici anni da quella circostanza.

Non ho mai fatto un calcolo preciso, ma, ad occhio, direi che io e Granny ci siamo abbracciate, in totale, forse 20-30 volte.

Ho trovato risposta però alla mia domanda di quanto si possa essere sereni e costruire relazioni importanti anche senza eccedere con manifestazioni d’affetto che implicano un contatto fisico.

Nel frattempo sono nati i nostri figli e ho avuto modo di constatare che Granny li ama come se fossero i suoi, tra l’altro li bacia e li abbraccia ogni volta che li vede.

Ma la cosa più bella è che io mi sento amata come se fossi figlia sua.

E vi elenco le motivazioni: Granny mi rispetta, mi ascolta, si confida, mi protegge, mi coinvolge, mi asciuga le lacrime, mi diverte, si diverte con me, mi incoraggia, mi ama.

Ha una memoria di ferro Granny, non dimentica un compleanno, nemmeno quello dei miei familiari in Italia.

Lei e mia madre si adorano pur non comprendendo una parola di ciò che si dicono. Penso spesso che Granny sia la risposta a tutte le preghiere di mamma, quando mi ha vista partire alla ricerca di un nuovo senso alla mia vita. Sotto molti punti di vista, loro due si somigliano.

Granny ha sempre una parola buona per tutti e un incoraggiamento per ognuno di noi. Anche nei momenti più duri della sua vita, come la morte di suo marito, ha messo i suoi sette figli e il loro dolore prima di tutto.

È una donna profondamente cattolica che però non si permette di giudicare le scelte religiose altrui.

Pratica giornalmente l’amore per la vita e per il prossimo al di là del contatto fisico; lo si sente nell’aria appena varchi la porta di casa sua, quando ti accoglie sorridendoti e offrendoti una tazza di tè o caffè.

Le devo delle scuse.

Gliele devo perché io, invece, ho giudicato prima di conoscere e capire che l’affetto non si misura con abbracci o baci.

Oggi è il suo compleanno. Non ama festeggiarlo, preferisce festeggiare quello degli altri, ma so che stavolta farà un’eccezione.

E lo giuro su Dio stavolta, Granny: dall’abbraccio non ti salva nessuno!

Happy birthday Granny! E Grazie!

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12 commenti
  1. L'angolo di me stessa
    L'angolo di me stessa dice:

    Se è per questo coi miei suoceri campani non ci sono mai stati grandi gesti di affetto, nemmeno cose carine e paroline dolci e, anzi, si sono lamentati per le effusioni tra me e mio marito, che all’epoca non era ancora marito…Ma poi con gli anni si scende a patti, si cerca di capire e avere una convivenza pacifica, scoprendo così un mondo tutto nuovo!

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    • Margherita
      Margherita dice:

      Siamo tutti diversi, l’accettazione è la parte più difficile. Io sono stata molto fortunata perchè ho capito subito quanto mi ama. Buona mondo. Margherita

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  2. Simonetta Ecchia
    Simonetta Ecchia dice:

    Ho letto la tua storia attirata dal post del tuo articolo sul gruppo “Irlanda nel Cuore” in Facebook.
    Sono anch’io una donna che è emigrata all’estero, per cambiare il mio destino. Ho lasciato le mie due figlie a Bologna (figlie del mio primo marito), mentre nella mia vita mi sarei aspettata che fossero loro a lasciare me in Italia.
    Per noi non fu una decisione facilissima. Lasciare le mie figlie in Italia, mia madre, la mia famiglia, gli amici di sempre …. ho pianto una settimana prima di prendere la decisione definitiva!!! Inoltre mi si presentava un altro ostacolo mentale: non eravamo più giovani – 54 anni io e il mio compagno 59 – ma in Italia eravamo troppo esperti e vecchi per trovare un lavoro dipendente (avevamo entrambi perso il lavoro) e troppo giovani per andare in pensione.
    E adesso che sto per diventare nonna

    Vivo con il mio compagno a Manorhamilton, Co. Leitrim. Ci siamo trasferiti quattro anni fa in Irlanda dall’Italia. Sto piano piano scoprendo che ci sono molti italiani sparsi in tutta l’isola.
    Derry è una cittadina che amiamo molto. L’abbiamo visitata più volte, ma tutte le volte è una nuova scoperta.

    La tua storia è commovente, ma soprattutto piena di emozione e di indicazioni relative ai comportamenti degli irlandesi che ancora adesso faccio un po’ fatica a comprendere.
    Ti auguro davvero una buona vita a te, alla tua famiglia e ai tuoi figli che sia piena di felicità per loro e per te.

    Ti ringrazio di cuore per aver letto il mio commento

    Simonetta

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    • Margherita
      Margherita dice:

      Simonetta grazie per aver condiviso la tua storia. Sarebbe bello se tu volessi collaborare con noi, siamo sempre aperte a sentire le storie di tutte. Se ti va mandaci una mail. Complimenti per aver preso una scena cosi radicale in quel momento della tua vita, immagino la difficoltà. Dovresti essere molto orgogliosa di te stessa, e sono sicura che anche tue figlie lo siano. Mi fa piacere che Derry ti piaccia, per gli Irlandesi e i loro comportamenti prenditi il tempo che ti serve e vedrai che arriverai a capirli meglio e ad amarli per ciò che sono. Grazie a te di cuore per aver letto la mia storia e per le bellissime cose che hai scritto. Se capiti a Derry di nuovo magari ci vediamo per un caffè. Un abbraccio. Margherita

      Rispondi
  3. Giuliana
    Giuliana dice:

    Grazie mille per il tuo racconto scritto con i fiocchetto e pieno della tua bontà d’animo che ti contraddistingue. Anch’io sono sarda com’era te e com’era te amo l’Irlanda in una maniera viscerale e non perché provengo da un’isola e nemmeno rinnego la mia ma è perché, ogni volta che ci vado, resto senza fiato perché lì ci sono le cose che mi piacciono di più. Sono stata a giugno a Derry e mi sono dispiaciuta di non aver potuto vedere quell’altro cattedrale che, essendo buio, era chiusa, (s.Colombano? ) auguri e continua a star bene.

    Rispondi
    • Margherita
      Margherita dice:

      Grazie mille Giuliana, che gentile. Si no isolani siamo simili per certi versi. Sono felice ti sia piaciuta Derry, la prossima volta spero tu trovi la Cattedrale di Saint Columb aperta. Un abbraccio. Margherita

      Rispondi

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