vale e andre_table mountainSono un’ expat part-time: vivo una parte dell’anno in Italia e l’altra a Cape Town.

Per ragioni di studio e sopravvivenza, questa è la mia situazione e, se fossi una riccona, sarebbe straordinario ma questo non è il mio caso.
Avere il piede in due staffe, o meglio dire, in due continenti ha i suoi lati positivi e negativi. Ad esempio, per coloro che amano l’avventura e le novità vivere in luoghi diversi permette di vivere due vite completamente differenti in soli 12 mesi. Si prende la vita con più leggerezza, i rapporti di amicizia, di convivenza o di lavoro non hanno tempo per inacidirsi perché dopo qualche mese si impacchetta tutto e si riparte. Non ci si ferma troppo a lungo per annoiarsi, si respira libertà, si hanno stimoli continui e quando si è stanchi si guarda con ottimismo ai mesi che verranno “dall’altra parte”. Ma non è tutto oro ciò che luccica.
Vivere in due paesi diversi significa vivere con una valigia, anzi in una valigia. Donne dimenticatevi armadi zeppi di vestiti, scarpiere pullulanti di tacchi e sandaletti e cassettiere da bagno da fare invidia a ClioMakeup. La mia vita ha la necessità di essere traslocata avanti e indietro per due continenti per un peso complessivo di 25 kg per il bagaglio da stiva e di 10 kg per quello a mano. Punto. Questi chili includono un computer e alcuni libri di cui non posso fare a meno a causa del Dottorato che sto svolgendo. Insomma, parliamo di basic. Affitto: contratti brevi, non facili da trovare, sempre in condivisione per risparmiare e spesso in situazioni un po’ accampate. Per un ventenne, una situazione ideale; per una 34enne inizia a scricchiolare. Adios ai miei coltelli da cucina preferiti, ai servizi carini e alle cenette con la tavola apparecchiata. Il mix and match, ovvero il “tutto incasinato”, regna sovrano sia nella cucina di Cape Town che in quella Italiana.

Anche per gli amici the show must go on e con un pizzico di gelosia assisto al crearsi di rapporti intimi e speciali tra i miei amici più cari ed altre persone.
La famiglia, tasto dolente.
A gennaio dello scorso anno, il giorno seguente alla mia partenza per Cape Town, mia nonna ha avuto un ictus. Anzi tre. La mia roccia, il nostro uragano di energia ed il collante della famiglia ha passato quasi 80 giorni in ospedale ed io, a 24 ore di aereo dall’Italia, mi sentivo così impotente ed egoista nel rimanere lì. Ma se fossi tornata, avrei buttato all’aria un anno di scelte di vita e alla fine, ho deciso di rimanere cercando di arrabattarmi come potevo tramite video, foto e telefonate. Ora sta meglio: cammina e fa le sue crostate. L’uso della parola è stato molto colpito, ma lei si fa intendere benissimo quando vuole e io, per farla ridere, le dico che è l’unica al mondo ad avere imparato il cinese a più di settantanni.
Mio marito, per fortuna, ha un animo nomade come il mio ed abbiamo un rapporto straordinario con un equilibrio tutto nostro difficile da comprendere. Non ci seguiamo in tutti i nostri spostamenti su e giù per i continenti, ma siamo sempre molto uniti, indipendentemente dal fuso orario che ci separa.
La mia vita è complicata e lontana da ogni stereotipo razionale. A volte mi dico che sarebbe bene fermarsi e mettere un po’ di radici.
Tuttavia, il meglio di me riesco a darlo solo con la mia vita part-time.

Almeno per ora.

1 commento
  1. Antonella
    Antonella dice:

    Grazie Valentina, mi hai fatto viaggiare in 5 minuti tra le tue righe! Mi hai incuriosita! Che vita splendida la tua!
    Antonella da Stoccolma

    Rispondi

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